Quote Bankitalia, stop alla svendita

Banca_ditalia_sliderLista Civica Italia lancia una petizione al premier. Il M5S guida il fronte degli oppositori

 

 

ROMA – Alla vigilia  della discussione alla Camera del decreto Imu-Bankitalia, non accennano a spegnersi le polemiche sul provvedimento che, attraverso la rivalutazione delle quote di proprietà della Banca d’Italia, assicurerà alle sole Intesa Sanpaolo e Unicredit, i due più importanti azionisti, un guadagno compreso fra i 2,7 e i 4 miliardi.

Tra gli altri oppositori, uno dei più attivi è senz’altro il movimento politico Lista civica italiana, che ha lanciato una petizione rivolta al premier Enrico Letta e al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dal titolo: “Giù le mani dalla Banca d’Italia”, in cui si chiede “a tutti gli italiani di mobilitarsi per evitare la conversione in legge del decreto n.133 del 30 novembre, già approvato dal Senato e che domani va in discussione alla Camera. A questo scopo – spiega l’organizzazione – invitiamo i cittadini a scrivere al capo dello Stato affinché non promulghi la legge e al presidente del Consiglio affinché stralci dal decreto almeno la parte relativa alla Banca d’Italia”.

La Lista civica ritiene infatti “incostituzionale che il Governo, che ai sensi dell’art. 77 della Costituzione può decretare d’urgenza solo in casi eccezionali, infili in questo decreto sull’Imu anche il tema della Banca d’Italia e dell’alienazione degli immobili. Quale è l’urgenza? La sensazione è che si voglia fare l’ennesimo regalo alle banche senza affrontare invece l’urgente necessità di tornare alla saggia divisione tra banche commerciali e banche d’investimento“.

Il comunicato diffuso da Lista civica italiana segnala infine che “le banche private hanno acquisito al proprio patrimonio quote di Banca d’Italia per le quali non hanno mai sostenuto alcun esborso e, oggi, grazie al decreto n. 133 la Banca d’Italia acquisterà da loro la parte eccedente il 3% del capitale ad un prezzo altissimo, frutto della rivalutazione del capitale”.

Ma i più attivi sul fronte dell’opposizione al provvedimento resta il M5S che minaccia “guerra totale” se sarà approvata la svendita della Banca d’Italia. Il Movimento ha infatti presentato due emendamenti al decreto mini-Imu. Nel primo i grillini chiedono di stralciare dal decreto la discussa rivalutazione delle quote di via Nazionale, in modo che “una riforma così importante, che interessa tutti i cittadini, possa essere affrontata nei luoghi opportuni, ovvero nelle Commissioni competenti”. Nell’altra proposta di modifica i 5 Stelle puntano invece alla “copertura totale della mini-Imu applicando una tassazione sui concessionari del gioco d’azzardo“.

I grillini accusano il governo di “mettere le mani sulla Banca d’Italia per fare l’ennesimo regalo alle banche private – dice il capogruppo in commissione Finanze Sebastiano Barbanti – forse anche a quelle straniere perché, nonostante le norme introdotte in Senato, manca il controllo di fatto e si rischia la perdita di italianità”. I 5 Stelle promettono quindi una battaglia durissima: “Daremo vita ad azioni eclatanti se non fanno un passo indietro su Bankitalia”, promettono i 5 Stelle.

“La rivalutazione delle quote azionarie della banca centrale creerà un buco nelle casse dello Stato. Il governo – denuncia Barbanti – sta facendo pagare alle banche 900 milioni di imposte sulle plusvalenze per regalargli sette miliardi e mezzo, spostando i soldi da riserva a capitale”, dunque “saccheggiando un salvadanaio che appartiene a tutti i cittadini. Finora gli azionisti incassavano sugli attivi di Bankitalia circa 70 milioni all’anno, ora ne incasseranno 450, sottratti alla quota che di norma va allo Stato”.

Oltretutto, a detta dei 5 Stelle, l’operazione Bankitalia non servirà all’Italia per superare i temuti stress test europei. “La Bce e la Bundesbankhanno mangiato la foglia e hanno già fatto capire che le banche italiane non potranno utilizzare questo strumento per superare le valutazioni europee e gli stress test”, assicurano. E lo Stato – rincara la dose Barbanti – “ci rimettere 370 milioni l’anno per mancato gettito“.

La richiesta dei 5 Stelle arriva il giorno dopo l’intervento del ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, che ha difeso a spada tratta il decreto consegnato dal Senato alla Commissione Finanze della Camera per la conversione in legge. L’ex direttore generale della Banca Centrale ha spiegato che una modifica al provvedimento ora “genererebbe incertezze”, sottolineando che il governo “non ha fatto nessun regalo alle banche”.

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