Braccio di ferro Mibac-Corte dei conti per Pompei

pompei-sliderTentativo del ministro Bray di nominare sovrintendente un soggetto esterno all’amministrazione

 


ROMA – Il 20 gennaio scorso il ministro Bray ha autorizzato il direttore generale per le Antichità a conferire a Massimo Osanna, professore di archeologia nell’Università della Basilicata, l’incarico di soprintendente speciale per i Beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia, ai sensi dell’art. 19, del Decreto legislativo 165/2001.

Anche se Bray non è un politico, ma solo un dirigente culturale prestato alla politica, ha fatto subito suo il vizietto dei predecessori chiamando soggetti esterni a dirigere settori strategici dell’amministrazione pubblica. Intendiamoci, la cosa di per sé non è vietata, ma invocabile solo nei casi straordinari di necessità e urgenza.

La norma richiamata infatti consente di conferire, in via eccezionale, incarichi dirigenziali temporanei e motivati a “persone di particolare e comprovata qualificazione professionale…non rinvenibile nei ruoli dell’Amministrazione”. La disposizione era stata introdotta pensando soprattutto ai piccoli Comuni che non dispongono di un’estesa gamma di professionalità interne per tutte le loro esigenze.

A vigilare sulla corretta applicazione di questa norma straordinaria (che poi, come si vedrà, tanto straordinaria non è) ci pensa la Corte dei conti che si è più volte pronunciata sull’argomento: “I principi in materia di buon andamento delle pubbliche amministrazioni e di organizzazione degli enti pubblici richiedono che l’attività istituzionale debba essere svolta con la dotazione organica; a risorse umane ulteriori può farsi ricorso soltanto per esigenze eccezionali e transitorie”. Quindi il requisito essenziale di legittimità per conferire tali incarichi sta nell’ “accertamento preventivo circa l’impossibilità di utilizzare risorse umane disponibili all’interno dell’amministrazione”.

Già una volta il Ministero dei beni culturali ha dovuto fare marcia indietro quando il ministro Bondi nel 2010-2011 insistette, per motivi puramente politici, nel nominare Vittorio Sgarbi soprintendente al Polo museale veneziano, nonostante la presenza di diverse candidature di soprintendenti di ruolo. La Corte dei conti bocciò per tre volte il reiterato provvedimento proprio per la mancanza del requisito di legittimità sopraesposte.

Perseverare in queste condizioni risulta diabolicum. Per Pompei infatti esistono almeno tre candidature avanzate da soprintendenti di ruolo, esperti nella loro funzione. Sembra pertanto quantomeno improbabile che tra loro non ci sia almeno uno in grado di svolgere adeguatamente l’incarico di soprintendente speciale per i beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia.

D’altronde – come ricorda l’Uilpa – lo stesso ministro Bray, nell’audizione alle Commissioni Cultura congiunte di Camera e Senato del 28 novembre scorso, riguardo al Progetto Pompei dichiarò che le attività di tutela e di valorizzazione sarebbero rimaste interamente di competenza della Soprintendenza, non coinvolta nella gestione straordinaria dei grandi interventi di consolidamento e restauro per la quale è stata creata la struttura speciale di progetto. In questa logica la Soprintendenza dovrebbe quindi rappresentare l’istanza di garanzia tecnico-istituzionale della tutela del complesso, che controbilancia l’istanza ‘politica’ di intervento eccezionale rappresentata dal Progetto speciale e dal suo direttore, il generale dei carabinieri Giovanni Nistri, di nomina governativa fiduciaria.

Pertanto sarebbe del tutto incongruo, oltre che illegittimo, che anche per la Soprintendenza si procedesse con una nomina politica, di fatto commissariando ancora una volta – malgrado la pessima esperienza precedente – anche l’attività di tutela ordinaria di Pompei.

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