Mastrapasqua, Letta aspetta spiegazioni

Mastrapasqua

Il premier ha chiesto al ministro del Lavoro una relazione urgente e la ‘massima chiarezza’. Le innumerevoli ‘parti in commedia’ del supermanager

 

 

ROMA – Il caso Mastrapasqua esplode sui media, in Parlamento e nei palazzi del potere. Il premier Enrico Letta fa pressing sul ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, perché faccia “massima chiarezza” sulla vicenda, anche sul versante di un possibile conflitto di interessi, con una relazione da inviare “al più presto possibile”.

Il presidente dell’Inps, come è ormai noto, è finito mani e piedi in un’indagine della procura di Roma per presunte cartelle cliniche truccate e fatture gonfiate dell’Ospedale Israelitico, di cui è direttore generale, per un giro di 85 milioni di euro. La relazione sollecitata da Letta a Giovannini, oltre che sui profili generali della vicenda, deve far chiarezza anche su possibili conflitti d’interesse. Mastrapasqua infatti, in veste di direttore dell’Ospedale, avrebbe pagato i contributi previdenziali dei propri dipendenti mediante cessione all’Inps, di cui è presidente, di crediti nei confronti della Regione Lazio. “Se poi – fa notare un reportage de La Repubblica – si dovessero accumulare interessi di mora sugli arretrati, sarebbe sempre Mastrapasqua ad occuparsene in quanto vice presidente dell’ente riscossore Equitalia”.

Palazzo Chigi, insomma, vuole vederci chiaro sulla vicenda di quello che è considerato uno degli uomini più potenti d’Italia, con decine di cariche in diversi enti e società prestigiose. Si vuole capire se questa arcinota moltiplicazione di poltrone, non scalfita da innumerevoli articoli, inchieste, interrogazioni, possa avere in qualche modo provocato un conflitto d’interessi e quindi irregolarità di qualche tipo. D’altronde il caso potrebbe creare anche un piccolo conflitto di interessi in famiglia Letta se fosse vero quanto sostiene Dagospia, cioè che il vero nume tutelare di Mastrapasqua sia sempre stato in questi anni lo zio Gianni (insieme a Catricalà e Bonanni).

Intanto il presidente dell’Inps si era già difeso ieri sottolineando che l’inchiesta è stata avviata anche grazie all’impulso dato da lui stesso. Inoltre, per Mastrapasqua “nessun rilievo o interesse assumono nell’indagine il ruolo di presidente dell’Inps né tantomeno quello di Direttore Generale dell’Ospedale Israelitico, in quanto i fatti ipotizzati attengono a condotte che sarebbero state poste in essere da alcuni dirigenti sanitari e non afferiscono né all’Inps né all’Ospedale Israelitico”.

”Le commissioni Lavoro di Camera e Senato e la commissione bicamerale sugli enti previdenziali – ricorda l’ex-ministro del Lavoro, Elsa Fornero – avevano fatto pressioni per un nuovo progetto di governance dell’Inps. L’obiettivo era una gestione più trasparente e meno accentrata e a tal fine venne istituita una commissione ad hoc per rivedere la struttura dell’Ente. Purtroppo però, nonostante i vari impulsi ricevuti, la politica impedì il rinnovamento”. Fornero, in un’intervista al quotidiano La Stampa, motiva così l’esito negativo dei suoi tentativi: ”I misteri e i limiti della politica. Nonostante fosse stato più volte sollecitato, il cambio di governance non risultò gradito”.

”Il governo Letta ha il dovere di fare massima chiarezza su tutta la vicenda e di venire in Aula a riferire sia sull’accusa di truffa, sia sulla questione del conflitto d’interessi. Mastrapasqua dal canto suo invece dovrebbe solo rassegnare le proprie dimissioni, come atto dovuto nei confronti di lavoratori e pensionati, calpestati nei loro diritti”. Lo ha detto il senatore Luciano Uras, capogruppo di Sel in commissione Bilancio. ”Ma vorremmo anche sapere – ha proseguito Uras – quanti sono in Italia i burosauri della dimensione di Antonio Mastrapasqua. E’ chiaro che c’e’ una spending review da fare, e da fare in fretta, nella pubblica amministrazione, terreno fertile del degrado morale”. ”Tuttavia che Mastrapasqua, oltre alla poltrona di vertice dell’Inps, occupasse a vario titolo anche un’altra ventina di incarichi sia in enti di diritto pubblico che privato, era cosa nota a tutti e coloro che fingono oggi sorpresa, sono gli stessi – ha concluso Uras – che non hanno alzato un dito per cambiare lo stato delle cose”.

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