L’avvincente corsa alla presidenza dell’Inps

Inps_sliderDopo le dimissioni forzate di Mastrapasqua, è cominciato il toto nomine per la poltrona di presidente

 

 

ROMA – Potrebbe essere già il prossimo Consiglio dei ministri a nominare il successore di Antonio Mastrapasqua al vertice dell’Inps. Le nuove norme varate in fretta e furia dal governo Letta sull’esclusività dell’incarico e sulla nuova governance sono ancora in itinere, ma c’è già qualcuno che dice che con uno stipendio di 160.000 euro lordi l’anno non si può certo chiamare un manager di prima grandezza. Come d’altronde meriterebbe un ente con 30 mila dipendenti, che eroga ogni anno qualcosa come 260 miliardi di euro (il 16% circa del Pil) a 16 milioni di pensionati, oltre a 4,4 milioni di persone che ricevono sussidi dall’Inps.

Intanto però le candidature (soprattutto le autocandidature) fioccano e i bookmakers lavorano freneticamente per stabilire le quote dei partecipanti alla corsa. In questo momento il favorito degli scommettitori alla successione di “mister 25 poltrone” resta Tiziano Treu, l’ex ministro del Lavoro (nominato da Dini e poi confermato da Prodi), il cui nome è legato all’omonimo “pacchetto” da cui trae origine la legge del ‘97 in materia di occupazione, di lavoro interinale e di altre forme contrattuali di lavoro atipico. Gradito anche lui alla Cisl, potrebbe essere penalizzato da uno scarso peso “politico”.

Della stessa natura, ma un gradino sotto Treu, viene data la candidatura di Giuliano Cazzola, ex presidente della Commissione Lavoro della Camera, a lungo consigliere d’amministrazione dell’Inps, che eletto in passato per il Popolo delle Libertà ha ora aderito al Ncd dopo essere stato candidato (trombato) di Scelta Civica.

Non è invece della partita (per il momento) l’ex ministro del welfare Elsa Fornero, che chiamata in causa, ha seccamente smentito il suo interesse:“Io sono tornata ai miei studi, mi considero fortunata ad avere la possibilità di continuare la mia attività di studiosa, anche all’estero da dove si può guardare ai fatti italiani con più distanza ed equilibrio, dunque sono felice di quello che sto facendo”.

Così come avrebbe rifiutato di scendere in campo anche l’attuale direttore generale dell’Inps, Mauro Nori, che può vantare un braccio di ferro diplomatico con l’ormai ex presidente Mastrapasqua. Ma la candidatura tecnica, ancorchè non sgradita alla Cisl, non sembra riscuotere grossi favori.

La verità è che devono ancora “togliersi la tuta” i più autorevoli “kingmaker” per il vertice dell’Istituto, cioè il sindacato da un lato e il Pd dall’altro. Al partito di Renzi (e alla Cgil) non sfugge certo l’importanza strategica della leva previdenziale, ma il nuovo corso democratico non ha ancora scoperto le carte. Si mormora che si stia pensando ad un manager di giovane età, magari con qualche esperienza nel mondo previdenziale ma fuori dalla rosa dei soliti boiardi di Stato.

Sul sindacato invece pesano le esperienze fallimentari di 25 anni di gestione diretta da parte dei presidenti designati a rotazione da Cgil, Cisl e Uil e da un consiglio di amministrazione composto per la maggior parte da sindacalisti in base a regole sacre e intoccabili. “La storia insegna – commenta Stefano Filippi sul “Giornale“ – che mettere un sindacalista alla guida dell’ente previdenziale sarebbe come piazzare il conte Dracula in un centro trasfusionale o Mario Monti a Palazzo Chigi: l’effetto sarebbe il dissanguamento”.

L’immagine è certamente colorita, ma la ventilata candidatura del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ne risulta oggettivamente appesantita, tanto che prima ancora di essere ufficializzata è iniziato il “tiro al piccione-candidato” (lo stesso Giornale ricorda l’affitto a canone agevolato di una casa dell’ente per 16 anni a Bonanni al quartiere Flaminio, e la successiva vendita ad un prezzo quattro volte inferiore al valore di mercato, come tuttavia consentito dal diritto di prelazione previsto per legge).

Nella stagione dei rinnovi dei consigli di amministrazione dei grandi gruppi pubblici, la poltrona dell’Inps non era inizialmente in calendario. La corsa dunque è partita in anticipo, ma non è per questo meno avvincente. Lo dimostrano gli “stracci” che hanno già cominciato a volare.

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