Tra Malagò e Barelli si va alle carte bollate

Malago_giovanniIl Coni denuncia per truffa aggravata la Federazione italiana nuoto

 

ROMA – La storica rivalità tra il presidente del Coni Giovanni Malagò e il presidente della Federazione nuoto Paolo Barelli, che covava sotto la cenere da anni, è scoppiata all’improvviso con un botto che ha fatto tremare il mondo dello sport. Il Coni infatti ha denunciato la Federnuoto per un’ipotesi di “truffa aggravata”. Un’accusa gravissima (che vale 826 mila euro) partita prima ancora dei Mondiali di nuoto di Roma e precisamente dal 2005, quando la Federnuoto ricevette un finanziamento dal ministero per l’Economia per la “piscina olimpica” di Roma, per poco più di due milioni di euro, spalmato in tre anni.

In particolare, l’internal audit del Coni, nel controllare i bilanci della Fin (e della Finplus, una srl che come avviene in molte federazioni si occupa della parte strettamente commerciale) avrebbe evidenziato due “anomalie”: un contributo del Ministero per l’Economia, che il Coni sembra ignorasse, e la presenza di 23 fatture pagate per la manutenzione straordinaria della piscina del Foro Italico – saldate proprio con parte di quei soldi – ed entrate a far parte della documentazione presentata per ottenere una transazione con la Coni servizi che andava avanti da anni.

Da qui la denuncia alla Procura della Repubblica di Roma in cui si ipotizza il reato di “truffa aggravata” nei confronti della Federnuoto e del suo legale rappresentante Paolo Barelli. Ora dunque la parola passa alla magistratura, ma questo non spegne le scintille tra i due “acerrimi nemici”. Anzi le riattizza.

Dopo la denuncia del Coni è arrivata puntuale la risposta della Fin, firmata dal suo presidente Paolo Barelli: “La Federazione Italiana Nuoto manifesta sorpresa ed incredulità per il comunicato stampa diramato questa mattina dal Coni, che con sconcertante eclatanza configura pretestuose ipotesi di reato sostenute da un parere legale pro veritate di parte. In merito a tali ipotesi, del tutto lontane dalla verità, la Federazione Italiana Nuoto confida pienamente nella giustizia, condanna ogni ulteriore strumentalizzazione, e precisa che:

1) nel 2005 la Federazione Italiana Nuoto ha ricevuto un contributo dal Ministero dell’economia e delle finanze pari a € 2.100.000 che ha utilizzato per la copertura di costi coerenti con le finalità predisposte e, più precisamente, per impianti natatori dotati di piscina olimpica nel comune di Roma;

2) nell’ambito delle opere poste in essere negli anni 2005-2012 la Federazione Italiana Nuoto ha superato di € 1.700.000 l’importo del contributo statale per le sole opere di manutenzione e implementazione, anticipando anche spese a carico del Coni per lavori di manutenzione straordinaria indispensabili a garantire il regolare funzionamento dell’impianto natatorio del Foro Italico;

3) il 9 aprile 2013 è stata sottoscritta una transazione tra Coni Servizi e Federazione Italiana Nuoto con cui Coni Servizi ha riconosciuto tra l’altro a Fin € 1.500.000 per i lavori svolti negli anni precedenti e regolarmente documentati nella piscina del Foro Italico data in gestione a Fin nel 2006.

“Pertanto la Federazione Italiana Nuoto ha ricevuto nel 2005 un contributo governativo che ha regolarmente investito; nel 2013 ha ricevuto un rimborso dalla Coni Servizi per spese anticipate. La Federazione Italiana Nuoto ha già dato mandato ai suoi legali per tutelarsi contro ogni già avvenuta o futura azione che ne leda l’immagine o ne metta in discussione, anche pretestuosamente, il corretto comportamento amministrativo”.

La controreplica di Malagò è arrivata da Sochi, a margine della cerimonia dell’alzabandiera italiana nel villaggio atleti dei Giochi Invernali: “Se uno è sereno e ha fatto le cose per bene, non vedo perchè debba reagire sopra le righe. Non c’è niente di personale, tutt’altro. Si tratta di un atto dovuto, che si basa su considerazioni oggettive. Poi, non sta a me, nè al segretario generale che ha la delega in materia, entrare nelle valutazioni della vicenda. Il nostro è un paese strano: molti si lamentano che uno non esercita il proprio ruolo, poi quando lo fa a qualcuno non va bene lo stesso”.

Al di là dell’esito giudiziario della vicenda, una cosa appare comunque certa: l’antagonismo tra il presidente del Coni (spalleggiato dal suo vice, quel Franco Chimenti detto “lo sceriffo”) e il responsabile di una delle sue importanti federazioni è destinato a durare oltre le aule di tribunale. Tutti si augurano che la “querelle” non nuoccia alla già travagliata politica sportiva del nostro Paese.

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