Governo e imprese, chi è senza peccato

Luca-Cordero-sliderSe entro il 19 febbraio il governo Letta non avrà cambiato passo, gli imprenditori si rivolgeranno direttamente al Capo dello Stato

 


ROMA – Il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi, ha dato l’ultimatum al governo: “Se Enrico Letta il 19 febbraio verrà da noi a mani vuote non ci resterebbe altro che appellarci a Napolitano, che nella sua grande saggezza prenderà le decisioni giuste”.

Dopo lo scambio di battute al vetriolo dei giorni scorsi tra Roma e Abu Dhabi (“Il tempo per il governo è scaduto, o fa le cose che ha promesso o è meglio andare a votare”, “Gli industriali pensino a fare il loro mestiere e non i disfattisti”), sembrava che tra governo e imprenditori si fosse istaurata una sorta di tregua armata. Ma è durata lo spazio di un mattino: “Il presidente del Consiglio si è impegnato a tornare da noi per il consiglio direttivo di Confindustria portando soluzioni, alcune già fatte e altre avviate. Se invece dovesse arrivare con la ‘bisaccia vuota’ sarebbe un grosso problema”.

Mutatis mutandis, sono gli stessi accenti, se non le stesse parole e le stesse scadenze, che Matteo Renzi ha usato con il compagno premier: “Vogliamo cambiare lo schema di governo Letta? Va bene, parliamone nella Direzione del 20 febbraio”. Insomma, al “San Sebastiano” di Palazzo Chigi partiti, imprenditori e sindacati hanno dato i 15 giorni pre licenziamento.

C’è tuttavia da aggiungere che è sì vero che il governo ha dimostrato di non essere in grado di affrontare i veri nodi della ripresa e di “galleggiare” – checché ne dica Letta – sullo 0,1% di aumento del Pil o di diminuzione della disoccupazione nell’ultimo trimestre dell’anno. Ma anche gli altri protagonisti della guida del nostro Paese, col ditino sempre alzato, non brillano certo per efficacia e utilità della loro azione.

Si dà il caso che proprio mentre Squinzi rivendicava il ruolo trainante, i sacrifici e l’abnegazione degli imprenditori per lo sviluppo e l’innovazione del Paese, il suo predecessore a Viale dell’Astronomia, il campione del made in Italy Luca Cordero di Montezemolo, in un colpo solo vendeva all’estero le sue partecipazioni industriali.

La prima a partire è stata Poltrona Frau, un campione nel polo degli arredi di lusso valutato 410 milioni di dollari, venduta dal fondo della famiglia Montezemolo, Charme, al gruppo americano dei mobili per ufficio Haworth. La spiegazione del “pargoletto” di Luca, Matteo, è straordinaria: “Non abbiamo ceduto alle lusinghe di possibili soci finanziari, cercando invece un partner industriale. Più di questo non potevamo fare, è un progetto industriale in grande continuità”. Parole che in bocca ad un imprenditore che sta vendendo la propria azienda suonano un pochino blasfeme.

Anche perché contestualmente, nella stanza accanto, la stessa Montezemolo & Partners vendeva alla russa Renova tramite il fondo Charme II un altro gioiellino di famiglia, questa volta non del settore del lusso ma delle tecnologie avanzate. La Octo Telematics infatti, ceduta per circa 500 milioni di euro, è considerata leader globale nei sistemi e servizi telematici per il mercato assicurativo e dell’auto.

Quello dei Montezemolo è solo un esempio, ancorchè emblematico, della diaspora dell’industria italiana. Squinzi ha detto che se non cambiano le cose andiamo rapidamente verso la desertificazione produttiva del nostro Paese. Purtroppo ha ragione, ma oltre a mettere il sale sulla coda di Letta, richiami i suoi associati e li inviti a tener duro insieme ai propri dipendenti, senza realizzare il malloppo e scappare in qualche paradiso (fiscale).

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