L’oltraggio di una bad bank per le sofferenze

Palazzo_Chigi_sliderDopo tutti i soldi prestati alle banche, si torna a parlare di aiuti per pulire i bilanci di 150 miliardi di prestiti inesigibili

 


ROMA – Il pericolo è colossale e imminente: le banche italiane stanno studiando i mezzi per liberarsi della zavorra di circa 150 miliardi di euro di prestiti che pesano sui loro bilanci in quanto non verranno mai rimborsati. Al portone di Palazzo Chigi bussano in queste ore i rappresentanti dell’Abi e le principali realtà finanziarie internazionali per perorare la causa.

Ne ha parlato con nonchalance il governatore della Banca d’Italia intervenendo alla riunione del Forex. Visco non solo ha condiviso gli interventi allo studio presso alcune banche per gestire le sofferenze attraverso la creazione di strutture ad hoc, le cosidette bad bank, ma si è anche speso per le ricerca di soluzioni “più ambiziose”, guardandosi bene dal chiarire dettagli o modelli della proposta.

Pare dunque che ci risiamo! Dopo sette anni dall’inizio della crisi innescata dalla finanza allegra del sistema creditizio americano (mutui subprime e titoli derivati), dopo il fallimento di Lehman Brothers e il contagio globale, dopo le migliaia di miliardi profusi per salvare il sistema senza riformarlo, il problema del salvataggio delle banche torna al centro del dibattito politico ed economico.

L’uscita del governatore non è certo stata estemporanea. E’ solo venuta alla luce adesso dopo che per mesi nel segreto dei consigli di amministrazione e degli uffici studi dei maggiori istituti di credito sono stati valutati i possibili rimedi per liberarsi dei non performing loans.

Tant’è che IntesaSanpaolo starebbe pensando di creare una bad bank dove collocare parte dei 55,5 miliardi di crediti inesigibili, o quanto meno di varare una business unit per gestire al meglio queste sofferenze, che pesano non poco sul bilancio di Ca’ de Sass. UniCredit invece ha scelto per il momento la via più diretta della cartolarizzazione dei crediti incagliati, cedendo al fondo Cerberus un pacchetto di prestiti di 950 milioni di euro con la formula del pro soluto e ricavandone non più di 100 milioni con un’ingente minusvalenza portata a perdita. A questa prima operazione ne è seguita un’altra da 700 milioni con il fondo AnaCap, più o meno con gli stessi risultati. Mediobanca a sua volta sta studiando una serie di fondi in cui far confluire le sofferenze delle altre banche medio grandi.

Fin qui dunque non ci sarebbe da gridare allo scandalo se non per la responsabilità del sistema bancario che, negando il credito alle imprese per impiegare le risorse nei rifugi sicuri dei titoli di Stato o nelle speculazioni finanziarie, ha determinato il collasso del sistema industriale, tagliando in un certo senso il ramo su cui esso stesso era seduto.

La minaccia invece viene dal disegno, nemmeno tanto recondito, di una bad bank di sistema in cui il governo e il ministero dell’economia dovrebbero rivestire il ruolo principale. Il progetto dei “bankster”infatti, di cui Abi si farebbe portavoce, sarebbe il seguente: prendiamo tutti i crediti inesigibili che abbiamo elargito negli anni scorsi e li mettiamo in una scatola (società di scopo) a cui partecipano le maggiori banche e lo Stato. La capitalizzazione di questa newco sarebbe assicurata dalle imposte pagate dalle banche sulle minusvalenze, “utili per sostenere la creazione di una bad bank” garantita dallo Stato. In questo modo gli istituti italiani si scaricano delle sofferenze creditizie e alla fine della giostra i contribuenti italiani pagheranno il conto.

Draghi, sempre sollecito quando si tratta di dare una mano alle banche, pare che abbia inserito tra le misure non convenzionali della Bce anche l’acquisto dei bad loans degli istituti di credito. Lo scopo nobile dello “scaricabarile” sarebbe naturalmente quello enunciato dal ministro Saccomanni,di “orientare i mercati finanziari ad obiettivi di stabilità e di sostegno forte all’economia reale e all’investimento produttivo”.

Mentre il Paese dunque arranca, la produzione industriale torna a calare e la disoccupazione a crescere, Palazzo Chigi riflette attentamente su come alleviare le pene di 150 miliardi di perdite dovuti alla mala gestione delle banche. Al momento il governo non ha preso una decisione definitiva sull’argomento, ma non esclude affatto di assumerla dopo aver concordato la cosa in Europa. Forse nei palazzi romani si sta sottovalutando il pericolo dell’abuso della pazienza degli italiani.

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