E venne il giorno del giudizio

Sede_PdCrisi politica aperta. La direzione del Pd si riunisce oggi alle 15 per sancire la staffetta tra Enrico Letta e Matteo Renzi. Impazza il totoministri del nuovo governo

 

 

ROMA – L’appuntamento fatidico è per le 15 di oggi al Largo del Nazareno quando la direzione del Pd si riunirà per decidere il destino del governo di Enrico Letta. L’atmosfera della vigilia ha il sapore e la suspence biblica del giudizio universale: “Poiché egli ha stabilito un Giorno in cui giudicherà il mondo (il governo Letta, ndr) con giustizia, per mezzo di quell’uomo che egli ha stabilito (Matteo Renzi? ndr)”.

Ma la sentenza è già stata scritta: Letta dovrà lasciare Palazzo Chigi e il Quirinale, che ha definito il ricorso alle urne “una sciocchezza”, darà incarico a Matteo Renzi di formare il nuovo governo. Come si dice in termini giudiziari, dalla riunione di oggi si attendono solo le motivazioni.

La conferenza stampa di Letta di ieri pomeriggio in cui il premier, in articulo mortis, ha presentato “Impegno Italia”, praticamente un programma di cose da fare per l’intera legislatura, non solo non ha mostrato quel salto di qualità nell’azione di governo che tutti si aspettavano, ma è sembrato piuttosto una “ridotta militare” in cui il governo in carica si è asserragliato in un disperato tentativo di resistenza.

Tanto che già ieri sera il segretario del partito invitava i fedelissimi, Speranza, Zanda, Franceschini, Carbone, Boschi, a non raccogliere le provocazioni di Letta, tanto domani si dimette: “La storia si è esaurita, non ci sono più le condizioni per andare avanti. Questo governo rischia di essere una zavorra per l’Italia”. E la dichiarazione del suo portavoce Guerini aveva lo stesso scopo di non infierire sullo sconfitto: “In Direzione non ci sarà nessun duello. Il contributo offerto dal premier sarà oggetto di una discussione responsabile e approfondita, così come sarà fatto per quanto riguarda l’operato del governo”.

Ma di fatto il segretario del Partito democratico è già entrato nella parte. Nel pomeriggio di ieri ha avuto un lungo colloquio con il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, ha parlato con gli alleati di governo e a chi gli chiedeva come intendeva muoversi una volta insediato, rispondeva senza esitazione: “Ho intenzione di fare due o tre cose esplosive nei primissimi mesi del governo, due tre cose importantissime. La staffetta non se la ricorderà più nessuno. Si dimenticheranno tutti del cambio tra me e Letta. Alla gente interessa l’occupazione, la crisi economica…”.

Intanto, secondo la liturgia politica in casi del genere, è già cominciato a tutta birra il totoministri. Questi i nomi per il momento più gettonati: il fedelissimo di Renzi,Graziano Del Rio, potrebbe traslocare dagli affari regionali al ministero degli Interni; affollata la lista dei possibili titolari del ministero chiave dell’Economia, c’è Andrea Guerra che da Luxottica potrebbe essere “prestato “ alla politica, Bini Smaghi è sempre in corsa quando ci sono poltrone economiche, dall’Istat potrebbe arrivare a via XX Settembre Piercarlo Padoan, così come salgono le quotazioni di Lucrezia Reichlin della Londono School of Economics; in seconda fila, sempre per l’Economia, ci sarebbero anche Fabrizio Barca e Tito Boeri; al ministero del Lavoro potrebbe esserci un testa a testa tra Guglielmo Epifani e Marianna Madia; tra gli alleati del Ncd rimarrebbero Angelino Alfano, vice presidente del Consiglio, Maurizio Lupi alle Infrastrutture (altrimenti è pronto Michele Emiliano) e Beatrice Lorenzin alla Salute; ai Beni Culturali potrebbe andare Alessandro Baricco, ma il favorito resta Gianni Cuperlo; il vice presidente del Csm, Michele Vietti, sembra in procinto di andare alla Giustizia; tutta la femminile si presenta la corsa alla Difesa tra Roberta Pinotti e Federica Mogherini; corteggiatissimo in queste ore Oscar Farinetti (Eataly) per la poltrona dell’Agricoltura, mentre Maria Elena Boschi sembra la candidata naturale alle Riforme.

Potrebbero interessarti anche