Da Alfano a M5s, le reazioni degli altri

Angelino_AlfanoIl leader di Ncd: “Letta cade per lo scontro interno nel Partito democratico”. Brunetta: “Napolitano non può né lo deve consentire”


ROMA – “Domani Letta andrà a rassegnare le dimissioni al Quirinale. Viene fatto cadere per uno scontro interno al Pd”. Lo ha detto Angelino Alfano in una conferenza stampa al Palazzo Santa Chiara. Ma avverte: “Non siamo disponibili ad un governo politico di sinistra né a un governo politico di centrosinistra”. Poi si rivolge a Renzi: “Abbiamo apprezzato la chiarezza della proposta di governo. Ora andiamo ad un confronto”.
“Ho trovato Enrico Letta molto sereno, anche troppo…” dice poi con una battuta parlando del premier.

Mentre il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta dice no a una crisi extraparlamentare: ”Matteo Renzi, segretario del Pd, il partito di maggioranza relativa, apre la crisi di governo. Enrico Letta, presidente del Consiglio, espressione del Pd, partito di maggioranza relativa, si presenti in Parlamento per un doveroso chiarimento davanti alla sua maggioranza, davanti all’opposizione e davanti al Paese. No ad una crisi extraparlamentare”.

“Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non lo può e non lo deve consentire. Il Capo dello Stato – conclude l’esponente azzurro- garantisca che la crisi abbia come sede il Parlamento e non solo un partito, il Partito democratico”.

Per il coordinatore del partito, Sandro Bondi, “se nascerà un governo presieduto da Matteo Renzi, la mia opinione personale è che Forza Italia abbia la grande opportunità di condurre nei confronti di un governo di centrosinistra un’opposizione intelligente, ferma ma al tempo stesso pronta a collaborare se il governo proporrà cose buone per gli italiani. D’ora in poi non possiamo più permetterci un’opposizione ‘alla Santanchè'”.

Anche Paolo Romani, presidente del gruppo Fi-Pdl al Senato, chiama in causa Napolitano: ”Chiediamo di prendere atto che il segretario del partito maggiormente rappresentato in Parlamento ha confermato l’intenzione di non sostenere più l’attuale compagine governativa e di invitare l’attuale Presidente del Consiglio a presentarsi alle Camere. Non può essere sufficiente la riunione della direzione di un partito per interrompere la vita di un governo della Repubblica e decretarne la fine”.

”E’ buona regola istituzionale -dice- che sia il Parlamento a dare o ritirare la fiducia ad un governo. Inammissibile immaginare che questa vicenda si concluda tout court con le dimissioni di Letta e l’inizio delle consultazioni con il presidente della Repubblica per la formazione del nuovo Governo, senza passaggio parlamentare”.

“I governi si fanno e si sfiduciano in Parlamento. Quindi deve essere il Parlamento a poter scegliere liberamente” dice anche Gianroberto Casaleggio, lasciando Montecitorio dopo aver trascorso una giornata di lavoro a Roma per un confronto con i gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle. “Quindi – ha aggiunto – il Parlamento prima deve sfiduciare Letta e poi se eventualmente si forma un governo senza andare alle elezioni, dovrà ottenere la fiducia del Parlamento”.

Salvini, posizione Lega è andare a votare domattina  – ”La posizione della Lega è andare a votare domattina, poi, come segretario del movimento, è mio dovere andare a sentire che cosa pensa e cosa vuol fare Renzi per il nord”: lo ha detto Matteo Salvini, segretario federale del Carroccio, rispondendo ad un ascoltare di Radio Padania. L’ascoltatore gli aveva chiesto se ”nel caso di caduta di Letta non fosse giunta il momento per il popolo di poter decidere con il voto il nuovo premier”.

Squinzi, da Letta buona analisi,non le risposte attese – “E’ stata fatta una buona analisi ma non sono state date le risposte che ci aspettavamo”. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi rispondendo a una domanda sul governo Letta all’Unione Industriale di Torino. Poi sulla possibile staffetta tra Enrico Letta e Matteo Renzi alla presidenza del Consiglio: “La politica non è compito nostro”. Il numero uno di Confindustria ha anche precisato che la manifestazione di Torino “non è contro un governo o a favore di un altro governo che può venire o meno. E’ una protesta contro una cultura antindustriale che ormai da qualche decennio è diventata prevalente”, ricordando “per chi non l’avesse capito, che il disagio delle imprese ormai dura da piu’ di cinque anni”.

Potrebbero interessarti anche