In piazza commercianti e artigiani

Manifestazione-commercianti_sliderIl contesto di crisi in cui 1000 Pmi cessano di esistere ogni giorno. Il lungo elenco delle rivendicazioni

 

 

ROMA – Migliaia di artigiani e piccoli commercianti sono scesi in piazza a Roma. «Riprendiamoci il futuro!» lo slogan delle piccole e medie imprese. I partecipanti alla “marcia”, arrivati da tutta Italia, si sono radunati a piazza del Popolo. Alcune migliaia di manifestanti che già da stamattina in metro e sugli autobus capitolini hanno formato una variopinta carovana con le bandiere delle 5 associazioni organizzatrici: Confcommercio, Confartigianato, Casartigiani, Cna e Confesercenti. Dal palco gli oratori che si susseguono ripetono le lodi alla gente sorridente, che nonostante tutto vuole andare avanti e lavorare in condizioni ottimali per l’Italia. La folla esprime non solo rabbia, ma proposte.

D’altronde le imprese, in attesa da troppo tempo di una ripresa che non arriva mai, chiedono azioni concrete e rapide e non più progetti astratti per la soluzione di problemi ormai indifferibili. La mancata ripresa della domanda e una pressione fiscale, locale e nazionale, che anche nel 2014 rimarrà a livelli intollerabili, rischiano di prolungare i loro effetti sulle imprese, già stremate da forti difficoltà, e di provocare un ulteriore impoverimento delle famiglie e una crescita allarmante della disoccupazione.

L’attività produttiva in tutti i settori economici ha subito una contrazione eccezionale negli ultimi cinque anni: la ricchezza prodotta dal Paese è diminuita del 9%; la ricchezza pro-capite si è ridotta dell’11,1%; il valore aggiunto dell’industria si è ridotto del 19,5%; il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito del 9,4%; la spesa delle famiglie si è ridotta del 7,9%; l’occupazione si è ridotta di oltre 1 milione di unità; la disoccupazione è raddoppiata, dal 6,4 al 12,7% (1,2 milioni di disoccupati in più); la disoccupazione giovanile ha superato il 40%; le imprese che ogni anno cessano di esistere sono oltre 1.000 al giorno.

Alle condizioni attuali, le previsioni ISTAT indicano per il 2014 una crescita del PIL pari a +0,7%, mentre i consumi delle famiglie aumenteranno solo dello 0,2%. È chiaro che non si tratta di una ripresa vera e propria. Occorre andare oltre al sentiero dell’austerità, con azioni che rilancino realmente l’attività economica. Occorrono azioni semplici ed efficaci, funzionali al sostegno del modello imprenditoriale italiano.

“Le micro, piccole e medie imprese in Italia – hanno sostenuto i promotori della manifestazione – presenti nei settori del commercio, del turismo, dei servizi di mercato e delle imprese del manifatturiero e delle costruzioni sono oltre 4 milioni, impiegano più di
14 milioni di addetti, di cui 9 milioni sono lavoratori dipendenti”.

Fare impresa in queste condizioni diventa pressoché impossibile. La pressione fiscale ha toccato livelli record: quella “apparente” ha raggiunto il 44,3% del PIL (e resterà sopra il 44% per molto tempo), mentre la pressione fiscale “legale” (su ogni euro di PIL dichiarato) si aggira intorno al 54%; l’incidenza della tassazione sui profitti raggiunge il 66%, 20 punti in più rispetto alla media europea; il 70% delle Pmi è costretto a sostenere il fardello dell’IMU sugli immobili strumentali di impresa; 8 imprese su 10 sono convinte che la riforma della tassazione locale si trasformerà in un ulteriore aggravio di costi per le imprese (solo per la nuova tassa rifiuti si prevedono aumenti medi del 280%; più del 60% del totale dei costi per l’energia elettrica sostenuti dalle Pmi è di origine fiscale e parafiscale.

La nostra economia inoltre è bloccata dalla lentezza e farraginosità delle norme e della burocrazia. I costi della burocrazia risultano sempre più gravosi per le Pmi: sono oltre 30 miliardi l’anno. Un peso enorme, pari a 2 punti di PIL, e che, su ciascuna azienda, pesa per 7.091 euro l’anno. Questi costi potrebbero diminuire di quasi 9 miliardi se venissero effettivamente attuati i provvedimenti di semplificazione varati negli ultimi 5 anni.

Per i soli adempimenti fiscali, continuano ad essere necessarie 269 ore l’anno (34 giornate lavorative). Si tratta di oltre 100 ore in più (13 giornate) rispetto alla media dei paesi dell’area Euro. Idem per gli adempimenti concernenti la sicurezza sul lavoro il cui esborso economico annuale corrisponde a circa l’8% del costo del lavoro per il personale dipendente;

Nella classifica della Banca Mondiale sulla facilità di fare impresa l’Italia si attesta al 25° posto tra i 28 Paesi dell’UE e al 65° posto tra i 189 Paesi del mondo.In Europa, l’Italia ha il maggior debito commerciale della PA verso le imprese, pari al 4% del Pil. Inoltre la nostra PA è la più lenta in Europa nei pagamenti alle imprese fornitrici: nel 2013 la media è stata di 170 giorni e ha superato di 109 giorni la media Ue (che è di 61 giorni) e di 140 il limite di 30 giorni imposto dalla legge. Su questo aspetto è stata anche avviata la procedura d’infrazione da parte della Commissione
Europea.

E nel cahier des doleances delle Pmi ci sono anche le forti difficoltà di accesso al credito e sempre meno capacità di fronteggiare il loro fabbisogno finanziario. I finanziamenti bancari alle Pmi infatti sono in costante diminuzione dalla fine del 2011: 24 mesi consecutivi! Tra novembre 2012 e novembre 2013 i prestiti bancari alle aziende italiane sono diminuiti del 6,2%, pari a 60,2 miliardi. Se all’inizio del 2012 poco meno del 22% delle Pmi chiedeva credito in banca, nel 2013 la percentuale è scesa al 9%, con una la quota di domande di finanziamento respinte dal 2009 al 2013 aumentata dal 12,2% al 15,7%.

A fronte di questa drammatica situazione, le Pmi italiane efficacemente rappresentate a piazza del Popolo hanno presentato un lungo e articolato elenco di richieste/proposte.

•    Riformare gli assetti istituzionali e garantire la governabilità
•    Far ripartire le imprese e uscire dall’emergenza occupazionale
•    Fare la riforma fiscale: dall’oppressione allo sviluppo
•    Ripresa di un forte e rinnovato dialogo con le rappresentanze delle imprese e dei lavoratori da parte delle istituzioni
•    Ri-articolazione dei livelli di governo territoriale ed eliminazione di ambiti istituzionali inutili
•    Nuova legge elettorale
•    Revisione del Titolo V della Costituzione
•    Ridurre il costo del lavoro
•    Sostenere tutte le nuove assunzioni
•    Non penalizzare i contratti flessibili
•    Eliminare le causali per le assunzioni a tempo determinato
•    Semplificare ulteriormente l’apprendistato, in particolare per i giovani che ancora studiano destinare e risorse derivanti dalla lotta all’evasione e dalla “Spending Review” alla riduzione della pressione fiscale generale
•    Confluenza nel fondo Taglia Tasse delle risorse derivanti dall’emersione volontaria dei capitali detenuti all’estero
•    Rapida attuazione della Delega Fiscale, con l’emanazione dei provvedimenti in favore delle Pmi
•    Innalzamento della franchigia IRAP
•    Esclusione dal pagamento dell’IMU per gli immobili strumentali all’attività d’impresa nuovo sistema tariffario per i rifiuti attraverso una revisione della TARI e profonda rivisitazione della TASI per le imprese.

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