Il Cda dell’Eni fa l’autoritratto di se stesso

Eni_sliderIn vista della scadenza del prossimo 8 maggio, il vertice traccia un orientamento per le nomine  

 

 

ROMA – L’approssimarsi della primavera, quando il governo, in qualità di azionista di riferimento, sarà chiamato a rinnovare i vertici delle principali società a partecipazione pubblica, ha scatenato un carosello di interventi e di dichiarazioni degno dell’importanza della posta in palio. Per la verità di solito la guerra di posizione tra i candidati, o gli aspiranti tali, parte da molto più lontano, parecchi mesi prima della scadenza.

Questa volta però c’è stato un fatto nuovo e inatteso che ha bloccato le grandi manovre: la mancanza, fino a ieri, di un governo in carica. I giochi e gli intrighi in atto ormai da molte settimane sono stati completamente azzerati dalla caduta dell’esecutivo Letta. Si ricomincia tutto daccapo, con Renzi e Padoan che devono ancora aprire i dossier di Eni, Enel, Terna, Finmeccanica, Poste e partecipazioni minori.

Ma mentre con Letta e Saccomanni molti, o quasi tutti i vertici in carica avevano buone chance di essere confermati, oggi sono in molti a tremare, o ad essere spaesati di fronte all’incognita del nuovo quadro di riferimento. Le diplomazie aziendali sono comunque in febbrile attività e si stanno riposizionando rispetto ai nuovi interlocutori. Ci si domanda, con un pizzico di inquietudine, chi sarà il plenipotenziario di Renzi incaricato di studiare i dossier, sarà il sottosegretario Del Rio o l’eminenza grigia Marco Carrai, il Gianni Letta di Matteo, che al contrario del suo “gemello” è schivo, riservato, invisibile, ma sempre al suo fianco? Da chi si farà assistere il ministro Padoan, oltre che dal direttore generale del Tesoro Vincenzo La Via, che ben conosce dai tempi della Banca Mondiale?

Mentre dunque le forze si vanno riposizionando sul campo, i fuochi d’artificio hanno cominciato ad illuminare il firmamento politico. Tra i più attivi, come d’abitudine, c’è Diego Della Valle che a proposito delle nomine in Eni, Enel, Terna, ha dichiarato: “Bisognerà cambiare molto, tenendo conto che in alcuni casi si cambieranno anche degli uomini capaci. Oggi la parola d’ordine secondo me è discontinuità”.

A sentirsi chiamato direttamente in causa è stato l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, che ha replicato risentito: “Ma che le nomine le fa Della Valle? Io non faccio nomine alla Tod’s”. D’altronde il suo endorsement nei confronti del nuovo premier era già noto: “Quel che mi piace di Renzi – ha detto l’ad dell’Eni qualche giorno fa – è la sua volontà di agire e di agire velocemente. Ha impeto, è davvero una persona che vuole riformare il Paese e riformare il Paese a volte non equivale a essere popolari, ma quando si vuole qualcosa davvero si è già a metà strada”.

Nella foga tuttavia di mettere il cappello sulla sedia si rischia di commettere talvolta qualche gaffe, come è successo al Consiglio di amministrazione dell’Eni. In un eccesso di zelo infatti in una delle sue ultime sedute il Cda ha “suggerito” agli azionisti (in primis al governo con il suo 31,5% del capitale) un orientamento per il rinnovo degli organi sociali già in programma per il prossimo 8 maggio (ma le candidature vanno presentate entro il 13 aprile).

E in che consiste l’orientamento? In un identikit dei futuri vertici del gruppo che somiglia tanto ad un autoritratto degli attuali. Fermo restando infatti il numero di 9 membri del board, secondo il Cda il prossimo presidente “dovrebbe essere una persona di spessore, autorevole, preferibilmente indipendente al momento della prima nomina o che, comunque, rappresenti una figura di garanzia per tutti gli azionisti; con precedenti esperienze di guida di Consigli, o di capo azienda, in società quotate, di dimensione e complessità paragonabili a quelle di Eni; esperto in materia di corporate governance o con profilo internazionale o di riconosciuta affidabilità per i mercati finanziari”. Del tutto casualmente queste caratteristiche corrispondono al ritratto di Giuseppe Recchi, attuale presidente del gruppo.

Per l’amministratore delegato il curriculum dovrebbe avere questa caratteristiche: “Precedenti esperienze di gestione in società quotate o di dimensione, complessità e internazionalità paragonabili a Eni; con conoscenze del business di Eni o che presentino delle affinità, al quale conferire ampie deleghe gestionali”. Se avessero aggiunto anche che l’ad preferibilmente dovrebbe essere nato a Vicenza e avere all’incirca 68 anni il ritratto di Scaroni sarebbe stato perfetto”.

Ad abundantiam, anche gli altri consiglieri di amministrazione “dovrebbero essere tutti non esecutivi e indipendenti, il possesso del requisito di indipendenza deve essere valutato avendo riguardo sia alla sostanza sia alla forma; per i requisiti di professionalità si raccomanda la prevalenza di manager (almeno cinque su sette), con precedenti incarichi in società di rilevante dimensione e complessità, dei quali almeno due con un background amministrativo, contabile, o di controllo e rilevanti esperienze all’estero; un esperto di risk management anche proveniente dal mondo accademico, ma con precedenti esperienze in Consigli di amministrazione di società quotate”.

Il governo è cortesemente invitato ad attenersi per le prossime nomine ai profili professionali che il Consiglio di amministrazione dell’Eni ha dato di se stesso.

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