Salva Roma, l’emotività del sindaco

Marino_slider_terA caldo minaccia le dimissioni, poi pensa di punire il governo facendo male ai cittadini romani

 

 

ROMA – Quando ormai il traguardo sembrava vicino, il governo è stato costretto a ritirare il decreto “Salva Roma” a causa dell’ostruzionismo della Lega e del Movimento 5 Stelle. Le conseguenze per Roma Capitale sono devastanti e lo spettro del default viene agitato in queste ore per sollecitare una soluzione definitiva al peso del debito della città.

Si è aperta in effetti nei conti una voragine “mostruosa”. Mancano infatti i 485 milioni del decreto ritirato, i 186 della Tasi e gli 816 milioni ereditati dal deficit dello scorso anno. Mettere mano al bilancio 2014 in queste condizioni appare un’impresa impossibile.

Si capisce la reazione a caldo del sindaco Ignazio Marino: “Così non si può governare Roma, se il governo non interviene immediatamente io mi dimetto” (si dice che qualcuno abbia applaudito in cuor suo). Il primo cittadino si è comunque precipitato a manifestare la propria ira a Palazzo Chigi e al ministero dell’Economia. Si vedrà nel prossimo Consiglio dei ministri con quali risultati.

Si capisce invece molto meno la minaccia che lo stesso sindaco, ripresosi dallo shock, ha cominciato a brandire come una clava, apparentemente nel confronti del governo, in realtà sulla testa dei romani. “Roma deve poter spendere solo i soldi che ha. Io sono veramente arrabbiato e lo sono anche i romani, hanno ragione. Dovrebbero inseguire la politica con i forconi. Senza il decreto io da domenica blocco la città” – annuncia un Marino furibondo – le persone dovranno attrezzarsi, fortunati i politici del Palazzo che hanno le auto blu, loro potranno continuare a girare, i romani invece non potranno girare fin quando la politica non si sveglierà. Si è mai sentito a Washington o a Parigi qualcuno che dice ‘speriamo venga Nerone a bruciare la Capitale’? Qui a Roma bisogna ancora pagare i terreni espropriati nel 1957 per costruire il villaggio Olimpico? Ma si può continuare a governare così la Capitale d’Italia? Non è più il periodo delle chiacchiere, è il periodo dei fatti“. E aggiunge in un’intervista radiofonica: “Il governo deve darci gli strumenti legislativi per poter risanare una volta per tutte, io non chiedo soldi. Quello che la stampa chiama Salva Roma altro non è che i soldi dei romani che devono essere restituiti ai romani. Ce li devono ridare. Voglio governare responsabilmente questa città”.

Al danno subito per la mancata approvazione del decreto, i cittadini della Capitale dovrebbero aggiungere anche la beffa di disagi e misure restrittive a cui Marino starebbe pensando. Bene fa dunque il senatore Ranucci (Pd) a richiamare tutti alla calma. “Il ritiro del Dl Salva Roma a causa dell’incomprensibile opposizione del Movimento Cinque Stelle non è certo una buona notizia per la città, soffocata dall’enorme debito ereditato. Tuttavia il governo ha già assicurato che presenterà presto un nuovo provvedimento che restituirà le risorse necessarie alla gestione della Capitale. Bisogna tenere i nervi saldi perché la soluzione c’è e presto verrà varata dall’esecutivo e dal Parlamento”.

Dello stesso tono, fermo ma non emotivo, le dichiarazioni di molti altri responsabili, a partire dalla vice presidente del gruppo del Pd al Senato, Pina Maturani, che richiama la necessità di “lavorare con lucidità e buon senso, senza esasperazione, per individuare, insieme all’esecutivo, le soluzioni legislative migliori per aiutare Roma ad uscire da una difficile impasse”. L’ex segretario regionale del Pd, Enrico Gasbarra, sottolinea che “Roma deve essere messa in condizione di dare risposte urgenti in quanto svolge un importante ruolo nazionale assicurando con i propri servizi lo svolgimento quotidiano  di tanti eventi, anche internazionali”.

Di tutt’altri accenti i commenti dell’opposizione, solleticati all’idea di sbarazzarsi di un sindaco più che scomodo. “Il sindaco Marino rassicura sul fatto che non abbia minacciato le dimissioni, mentre sarebbe stata l’unica cosa da fare dopo l’assurdo comportamento dell’esecutivo e della sua stessa maggioranza di governo. Un sindaco che si rispetti e abbia veramente a cuore la sua città costringerebbe un governo a prendere così una decisione. Evidentemente Marino sa che è già stato scaricato dal suo stesso partito e pavidamente ritira anche l’unico gesto plausibile, un sussulto d’orgoglio”. È la dichiarazione di Dario Rossin, Fratelli d’Italia. L’ex sindaco Alemanno va dritto al sodo: “O c’è una svolta effettiva o Marino deve dimettersi”.

Il commento più ragionato e propositivo sembra quello del parlamentare Pd Umberto Marroni: “Nel nuovo decreto non dovranno essere reintrodotte le indicazioni che hanno rallentato l’approvazione del decreto e che sono state giudicate giustamente incostituzionali in merito alla svendita dell’Acea, alla liberalizzazione dei servizi strategici e alla dismissione e alla dismissione delle partecipate  che non svolgono servizio pubblico”.
La principale responsabile di quel tormentato iter legislativo, la senatrice Linda Lanzillotta”, ora afferma che “una terza edizione delle stesse norme in un altro decreto sarebbe improponibile”. Quando si dice che perseverare nell’autoflagellazione è senz’altro diabolico!

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