La pagella dei sindaci

dubaldo_LucioCuriosità e anomalie nella rendicontazione, da Firenze a Roma

Le relazioni di inizio e di fine mandato cambiano sostanzialmente il passaggio dei poteri tra un’amministrazione e l’altra

di Lucio D’Ubaldo

Nelle ultime settimane l’attenzione della pubblica opinione si è concentrata sulla crisi di governo. Ridare slancio all’economia e aprire spiragli di futuro ai tanti giovani disoccupati deve essere l’impegno prioritario del nuovo esecutivo…

 

Renzi è chiamato a immettere nel circuito della politica di risanamento, avviata da Monti e continuata da Letta, quell’energia e quel coraggio che hanno fatto la bandiera della sua travolgente ascesa al potere.   

In ogni caso, mentre si osserva il rodaggio del nuovo esecutivo, una piccola rivoluzione attraversa la vita amministrativa locale. Di cosa si tratta? L’Anci ne ha discusso in un recente seminario: in base a precise disposizioni normative, in questi giorni i sindaci dei comuni in scadenza avrebbero già dovuto presentare – ma i termini sono ordinatori, quindi un po’ flessibili – la Relazione di fine mandato. Ad essa, una volta eletti i nuovi organi, farà poi seguito la Relazione d’inizio mandato. Con questi due atti (artt. 4 e 4 bis D. lgs. n. 149/2011), inclusivi del parere tecnico dei dirigenti, si cambia in maniera profonda il metodo che presiede al passaggio dei poteri da un’amministrazione a un’altra, specie se di segno politico diverso. Finisce lo spettacolo di accuse e contro-accuse, ad esempio sui debiti nascosti, che spesso accompagna l’insediamento di nuovi sindaci. Ancor prima cambia il parametro della battaglia elettorale: tutti i dati e le informazioni, concernenti appunto la direzione del comune nel corso dell’intero quinquennio, obbligheranno a confrontarsi su evidenze di numeri e statistiche, senza alibi per nessuno, senza forzature indebite e fantasiose. La politica è spinta verso la felice incognita di un possibile salto di qualità.

Caso vuole, per altro, che anche il comune di Firenze andrà al voto in primavera. Pertanto, in base al prospetto informativo che dovrà essere fornito a breve, il Presidente del Consiglio andrà incontro al giudizio sul suo operato di amministratore locale. La curiosa coincidenza aiuta a capire la portata di tale innovazione. Si chiarisce ancora meglio quanto detto: siamo dinanzi a una modifica tecnico-politica che incide sul piano della trasparenza e della correttezza. D’ora in avanti ogni valutazione, pure quella legata alla critica  spietata dell’opposizione, non potrà che muoversi nel perimetro di una rappresentazione formalmente più oggettiva. Ovviamente, senza feticismi. Sta di fatto che agli elettori si attribuisce il potere di conoscere con sufficiente attendibilità lo stato di salute del loro comune, e di apprezzare perciò gli aspetti positivi o negativi dell’attività svolta dal loro sindaco.

Con altrettanta chiarezza, occorre far presente che a Roma le consegne da Alemanno a Marino non sono avvenute nel 2013 così come la legge prescrive: alla Relazione di fine mandato non ha fatto seguito la Relazione di inizio mandato. Da quel momento, il dibattito sul buco di bilancio  ha fatto meno della ricognizione che Marino avrebbe dovuto svolgere con la sua Relazione. A distanza di qualche mese, proprio per la mancanza di correlazioni suffragate da cifre non aleatorie, tutto appare surreale. Chissà perché Alemanno indicava (p. 39 della Relazione) uno sbilancio di 369.5 milioni, mentre poi Marino ne ha denunciato uno molto più alto. Come si è giunti, insomma, a un deficit di 867 milioni nel bilancio previsionale relativo all’esercizio dello scorso anno? Ecco, lo avrebbe dovuto spiegare la Relazione di inizio mandato, correggendo o respingendo laddove necessario i dati forniti da Alemanno. Il vero buco è questo.

Comunque, nonostante inadempienze e freni di vario genere, dobbiamo guardare avanti con fiducia. Quel che nasce sul terreno della democrazia locale indica la strada per ulteriori e più ampi percorsi di efficienza riguardanti, in effetti, i grandi meccanismi di funzionamento delle istituzioni repubblicane. La tensione riformatrice, tanto necessaria a rendere l’Italia più forte e credibile in Europa, si fa modello di nuove pratiche di buongoverno. Pertanto dai comuni allo Stato la logica della trasparenza tende ad assumere, essenzialmente a beneficio dei cittadini, il valore di una radicale innovazione di sistema. Se ne può e se ne deve avvantaggiare l’Italia profonda, quella che cerca nella formazione di una democrazia più moderna gli incentivi per una società capace di rimettersi in movimento, dando una spallata alla pigra e astiosa contemplazione del declino.

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