La Roma di Sorrentino e dei laudatores

La-grande-bellezza-sliderNello splendido affresco del film il ritratto di una società decadente e allo sbando, sullo sfondo di una magica Roma

 

 

ROMA – Il Premio Oscar a Paolo Sorrentino per “La Grande Bellezza” è sicuramente il riconoscimento più prestigioso per il nostro cinema e per l’industria culturale italiana. L’audience straordinaria che la statuetta di Hollywood riscuote in tutto il mondo è senza dubbio un bel tonico di cui l’immagine del nostro Paese aveva da tempo un gran bisogno.

Ma, come accade quando c’è da spartire un bottino, le vittorie hanno tanti padri e madri (e nonni, zii, nipoti, ecc.), mentre le sconfitte sono sempre delle povere orfanelle. Così il giorno dopo la notte degli Oscar sono già in tanti pronti a raccogliere i frutti del successo di Sorrentino e primo fra tutti il sindaco di Roma che non vede l’ora di scrollarsi di dosso le critiche sempre più incalzanti per la sua gestione della città. “Ho detto a Paolo – fa sapere Marino – che lo aspettiamo a Roma a braccia aperte  per festeggiare lui e il film, per il prestigio che ha donato alla nostra città e al nostro paese”.

Anche Flavia Barca, l’assessore al centro delle contestazioni per la politica culturale della città, è pronta a saltare sul carro del vincitore: “Ringraziamo Sorrentino per le emozioni che ci ha regalato. Il suo film rende Roma protagonista, sul grande schermo, con il suo patrimonio inestimabile. Sono orgogliosa in particolare che i Musei Capitolini e le sue bellezze come il Galata Morente siano coprotagonisti del film da Oscar”.

Qualcuno però controcorrente comincia a chiedersi se è proprio vero che la storia narrata da Sorrentino abbia donato a Roma un nuovo, edificante prestigio. Lo sfondo scenografico della storia è unico al mondo e rappresentato dal regista con un occhio poetico paragonabile soltanto – dicono i critici cinematografici – a quello di Peter Greenaway nel suo Il ventre dell’architetto estasiato dalla perfezione della bellezza classica di Roma. Le immagini del Colosseo dalle terrazze romane, i gabbiani sul Tevere all’alba, il parco degli Aranci, la fontana dell’Acqua Paola sono immagini indimenticabili che faranno il giro del mondo.

Ma la città descritta da Sorrentino “non è solo un affresco su Roma – dice uno dei protagonisti del film, Carlo Verdone – in generale è lo sguardo dolente su un’umanità disastrata”, sulle sue miserie, sul suo degrado non solo fisico, ma civile e morale. L’accozzaglia di gente che anima le feste della “Grande Bellezza” è la stessa Roma ‘cafonal’ che vediamo ogni giorno sui giornali e i servizi tv di gossip, quella dei ristoranti e dei circoli dove il generone celebra i suoi fasti, quella dei Batman e dei Ricucci che ballano una sola estate. I francesi, pazzi di gelosia per le nostre vittorie, commentano acidi: “Hollywood premia una Roma in fallimento”.

In fondo abbiamo così pochi motivi per brindare che l’eco mondiale di un successo riempie di gioia e di attesa un sacco di gente. Il presidente di Federturismo, per esempio, si dice certo che la statuetta conquistata dal film di Paolo Sorrentino avrà risvolti positivi nell’attrazione di nuovi turisti nella Capitale in termini di presenze e arrivi: “La vittoria di questo prestigioso premio – ha detto Renzo Iorio – grazie al quale l’Italia dopo 15 anni di assenza torna alla ribalta del grande cinema, è un’evidente dimostrazione di come l’industria del cinema rappresenti un’importante vetrina per i luoghi che ospitano i set cinematografici: basti pensare che ogni anno solo in Italia sono circa dieci milioni i turisti che decidono di visitare alcune città sulla scia delle suggestioni generate dalle produzioni cinematografiche”.

E venderemo anche più mozzarelle, vino e parmigiano. “Il successo cinematografico – sottolinea infatti la Coldiretti – oltre a riempire di orgoglio gli italiani, potrebbe avere anche un effetto positivo sulla situazione di crisi in cui si trova il Paese, come dimostrano le esperienze del passato. In questo caso il successo del regista Paolo Sorrentino e di tutta la sua squadra ha un valore ancora maggiore perché rappresenta una occasione per far conoscere e tornare a parlare della grande bellezza dell’Italia che conserva il maggior patrimonio artistico e culturale a livello internazionale, ma è anche leader mondiale nel turismo enogastronomico”. E in effetti potrebbe non avere tutti i torti se è vero che nell’anno del successo hollywoodiano di Roberto Benigni con ‘La vita è bella’ nel 1999 si registrò un +15% del valore delle esportazioni agroalimentari e un incremento del 4% delle presenze di turisti stranieri in Italia.

Ben vengano dunque anche questi effimeri risultati trainati da un capolavoro artistico che è la più eloquente denuncia di un paese allo sbando, di una società decadente senza riferimenti e senza valori. I veri protagonisti di ‘La grande bellezza’ sono i parvenu, i politici, i giornalisti, gli attori, i nobili decaduti, gli alti prelati, gli artisti, gli intellettuali veri o presunti che popolano le feste di Jep Gambardella (Toni Servillo) dove si balla, si beve e si sniffa cocaina. La geniale metafora di Sorrentino evoca, ahinoi, una drammatica realtà.

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