Marino va alla guerra dell’Acea

Acea_sliderL’intenzione dichiarata del sindaco di far fuori alla prossima assemblea di metà aprile il presidente e l’ad dell’azienda

 

 

ROMA – La lettera che l’altro giorno il sindaco di Roma ha inviato all’Acea chiedendo l’integrazione dell’ordine del giorno della prossima assemblea dei soci (cfr. lettera originale allegata, ndr) non è giunta a Piazzale Ostiense come un fulmine a ciel sereno. Per quanto infatti si sforzi di ripetere (fino a ieri) che “il management non è nel mio radar”, sono mesi che Marino ha nel mirino (ci si passi il bisticcio) l’Azienda municipale di acqua e gas.

Già da candidato sindaco del Pd, cioè ad aprile dell’anno scorso, aveva speso 20 mila euro in azioni Acea per poter intervenire all’assemblea del 16 aprile 2013, contestando la nomina del nuovo vertice aziendale per tre anni a poche settimane dalle elezioni: “Forse Alemanno vuole compiere l’ennesimo atto per occupare poltrone e sceglie un amministratore delegato, Paolo Gallo, espressione del principale socio privato di Acea. Oggi si sta compiendo una soverchieria le cui conseguenze cadranno sui cittadini”. Marino in quell’occasione sparò anche a zero sui costi dei manager considerati spropositati. “La remunerazione dei vertici è fuori linea: guadagnare due o tre volte lo stipendio di Barack Obama è davvero sorprendente”. Le sue proposte, però, vennero bocciate con il 94,45% dei voti e il bilancio fu approvato con un utile netto di 77,4 milioni di euro.

Ora torna all’attacco, preceduto da un fuoco di copertura di una parte del Pd. Sfidando persino l’agenzia di rating Moody’s che ha modificato l’outlook di Acea da negativo a stabile, i consiglieri comunali Baglio e Palumbo tuonano: “Le agenzie di rating non sono il giudizio della città, né quello della proprietà, tanto meno la borsa. In questi anni Acea ha aumentato l’indebitamento, tagliato investimenti, ridotto il valore delle azioni (passate da 4 a 9,4 euro! ndr) e dequalificato i servizi. I cittadini hanno conosciuto la piaga delle bollette pazze, le file agli sportelli e la vergogna delle sponsorizzazioni”. Rincara la dose il presidente della commissione Lavori pubblici Dario Nanni (Pd): “Convocherò una seduta con i vertici dell’azienda per fare il punto sul contratto di servizio che Acea ha con il Comune di Roma, per verificare se sono stati rispettati i tutti i termini del contratto”. L’attacco frontale ha ‘costretto’ il coordinatore della maggioranza diessina Fabrizio Panecaldo a richiamare tutti all’ordine: “Mio malgrado, sono costretto a ricordare a tutti che non si può intervenire a mezzo stampa sulle questioni inerenti l’Acea, anche a prescindere dal fatto che si tratta di una azienda quotata in borsa”.

Sta di fatto che la lettera di Marino, al di là della sua irritualità, pone una serie di interrogativi a cui gli organi di vigilanza sulle società quotate e lo stesso consiglio di amministrazione dell’azienda convocato per lunedì prossimo proveranno a dare le prime risposte. Intanto la Consob, dopo aver imposto al Comune di Roma di pubblicare la lettera del sindaco per assicurare “parità di informativa al mercato”, sta ora valutando se esternazioni troppo “disinvolte” o cambi di strategia così repentini non possano creare turbativa di mercato negli investitori e negli stessi azionisti (le quotazioni del titolo hanno preso ad oscillare, anche se oggi chiudono a +0,8 dopo aver toccato in apertura quasi -1%).

Sul tavolo del cda di lunedì, oltre alle questioni di legittimità legate alla competenza di un’assemblea ordinaria nell’affrontare rilevanti modifiche statutarie (anch’esse all’attenzione della Consob), le integrazioni chieste da Marino saranno esaminate nel contesto più generale dei rapporti in essere tra il Comune e l’azienda partecipata. L’ammontare dei crediti vantati dall’Acea nei confronti di Roma Capitale per l’illuminazione pubblica, o la generosa politica di dividendi pro-amministrazione messa in atto in questi anni, torneranno all’attenzione dei rappresentanti degli azionisti.

Si ha nel frattempo notizia che, come già successo in passato, Marino prima fa lo strappo e poi cerca di mettere una pezza. Così, per raccogliere la necessaria maggioranza qualificata dei voti per non incorrere nell’ennesimo flop, avrebbe in corso pour parler con i due maggiori soci privati, Francesco Gaetano Caltagirone (16,3%) e Gaz de France (12,4%) al fine di dividere il fronte degli eventuali oppositori. Ma simili “giochetti”, condotti come d’abitudine sulle spalle dei piccoli azionisti, avrebbero ben poche possibilità di superare le forche caudine della Consob.

LA LETTERA DI MARINO:  Marino_Acea.pdf

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