Il premier prende le distanze da Cottarelli

Renzi_senato_sliderRenzi gelido: “La bozza di piano della spending review è solo un elenco, toccherà a noi decidere”

 

 

ROMA – Povero Cottarelli! Dopo aver fatto diligentemente il compitone affidatogli, cioè la revisione generale della spesa pubblica italiana, si è presentato a Palazzo Chigi con un elenco di 33 voci, 72 slides e cinque capitoli di spese da tagliare. Non aveva neppure finito di esporre la sua relazione (“provvisoria, aperta a tutte le scelte che il governo vorrà fare”) che gli è piovuto addosso un diluvio di critiche e di altolà.

Sindacati, imprenditori, categorie professionali, pubblico impiego, hanno aperto senza indugio un micidiale fuoco di sbarramento pressoché su tutti i capitoli della review. Come i suoi predecessori Giarda e Bondi, “naufragati” nello stesso mare, anche l’ex capo degli affari fiscali del Fmi deve aver pensato alla reazione scontata delle corporazioni messe nel suo mirino. Ma certamente non immaginava di fare la fine di San Sebastiano, bersaglio solitario di tutte le frecce avvelenate.

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E invece è andata proprio così. Illustrando stamattina alla Camera la posizione italiana in vista del Consiglio europeo di Bruxelles, il presidente del Consiglio ha preso le distanze, abbastanza clamorosamente, dal piano del commissario Carlo Cottarelli. “Il commissario ci ha fatto un elenco di spending review, ma toccherà a noi decidere. Come in famiglia se non ci sono abbastanza soldi sono mamma e papà che decidono cosa tagliare e cosa no”. E così lo sprovveduto “figliuolo” è stato mandato allo sbaraglio.

Certo va detto che, con una buona dose di ingenuità, Cottarelli era andato giù pesante con le forbici. Nel primo capitolo del suo rapporto sulla spending review dedicato all’efficientamento diretto della pubblica amministrazione, nei tre anni considerati 2014-2016 contava di risparmiare 19,5 miliardi di euro dall’acquisto di beni e servizi, dalla pubblicazione telematica degli appalti pubblici, dalla riduzione delle consulenze e delle auto blu, dal taglio dei dirigenti della pubblica amministrazione.

Il secondo capitolo riguardava invece le riorganizzazioni delle province e delle spese degli enti pubblici, le sinergie tra i corpi di polizia, la digitalizzazione, le prefetture, i vigili del fuoco, le comunità montane (8,9 miliardi nei tre anni). La riduzione dei costi della politica, terzo capitolo, dovrebbe dare nel triennio 2 miliardi.

Dalla riduzione dei trasferimenti inefficienti, quarto capitolo, potrebbero invece arrivare 13,5 miliardi tra trasferimenti statali e regionali alle imprese, trasferimenti alle ferrovie, partecipate locali del trasporto pubblico, abusi pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento.

Nell’ultimo capitolo (“in cauda venenum”) il commissario affronta i temi più sensibili, cioè la sanità, le pensioni e la difesa, da cui conta di ricavare in totale risparmi per 15,1 miliardi. Ma qui le reazioni sono state veementi. Renzi non vuol sentire neppure parlare di pensioni, la sanità “ha già dato” ed è disposta a tollerare tutt’al più i costi standard e il Consiglio supremo di difesa, riunito oggi, non ha nemmeno preso in considerazione la ventilata vendita della portaerei Cavour e il ridimensionamento del programma F35, rimandando il tutto alla prossima revisione del piano generale di difesa.

Dopo la Cisl, anche la Cgil oggi ha definito la proposta di Cottarelli “un attacco al welfare. Ci aspettavamo qualcosa di meglio e di più, ovvero una maggiore lotta agli sprechi reali e non l’ennesimo attacco al sistema pubblico e del welfare”. Sembra quasi una bocciatura senza appello.

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