Nomine, si avvicina il giorno del giudizio

mef-SLIDEREntro il 13 aprile i nomi dei designati. In ballo i Cda di Eni, Enel, Terna, Finmeccanica, poi tutti gli altri

 

 

 

ROMA – Il conto alla rovescia è cominciato: entro il 13 aprile il ministero del Tesoro e la Cassa depositi e prestiti dovranno designare i loro rappresentanti nelle principali società partecipate, a cominciare da Eni, Enel e Finmeccanica. Segreterie dei partiti, lobbies, banche d’affari, cacciatori di teste, media, sono scatenati da settimane per sostenere i rispettivi poulain. La materia presenta particolari significati politici e strategici per il governo Renzi, alle prese per la prima volta con uno dei riti più delicati dell’amministrazione pubblica.

Limitando per ora il discorso ai quattro principali gruppi, i tre citati più Terna (per Poste, Ferrovie dello Stato, Enav e un’altra infinità di aziende se ne parlerà subito dopo), i nodi da sciogliere sono molteplici. C’è innanzitutto la longevità degli attuali capi azienda, tutti al vertice da oltre un decennio, con l’eccezione di Finmeccanica. C’è l’onerosità dei rispettivi contratti che prevedono tutti, chi più chi meno, sontuose liquidazioni (in termini giuridici si chiamano “patti di stabilità”) in caso di mancato rinnovo dell’incarico. Ci sono i ricchi compensi che, pur allineati agli standard internazionali, in questi giorni stanno suscitando indignazione nell’opinione pubblica, attizzata anche dall’infelice uscita di Mauro Moretti. C’è infine il contrassegno distintivo di Matteo Renzi “il rottamatore” che mai come in questa tornata di nomine viene invocato da più parti.

Ma le cose in effetti sono assai più complesse delle soluzioni umorali che evocano la “piazza pulita”. Sulla base infatti di una ricognizione esplorativa condotta da Romacapitale.net presso un campione di decisori, i possibili scenari utilizzabili dall’accoppiata Renzi-Padoan potrebbero essere i seguenti.

1.    Si procede al rinnovo degli amministratori in carica (non è detto ovviamente che si proceda allo stesso modo per i vari Scaroni, Conti, Pansa, Cattaneo). In compenso i diretti interessati rinunciano ai rispettivi “patti di stabilità”, riducendo quindi sostanzialmente l’onere complessivo per le casse dello Stato e incassando un bonus mediatico in cambio del favore reso.
2.    Si impone di separare la carica di amministratore delegato da quella di direttore generale che alcuni di loro attualmente sommano.
3.    Gli amministratori vengono “promossi” presidenti, previa rinuncia ai rispettivi “patti di stabilità”
4.    Si mandano tutti (o alcuni) a casa, con il “contentino” della pingue liquidazione prevista dai rispettivi contratti.

La decisione, come detto, arriverà nel giro di un paio di settimane sul tavolo di Palazzo Chigi e di Via XX Settembre, dopo aver superato prima la selezione degli “head hunter” Spencere Stuart Italia e Korn Ferry International e poi il vaglio del Comitato di garanzia composto da Cesare Mirabelli, Vincenzo Desario e Maria Teresa Salvemini.

Ma gli ostacoli da superare non sono finiti perché i criteri da applicare alle nomine sono quelli fissati dal precedente ministro del Tesoro in tema di onorabilità, professionalità ed ineleggibilità per cause giudiziarie (possono essere nominati amministratori anche persone indagate, ma non condannate anche in primo grado). Come si vede, sarà comunque un percorso impervio, gremito di ostacoli e macchinazioni.

Se tuttavia dalle procedure si passa ai pronostici, i bookmakers danno quote molto basse (cioè ad alta probabilità di successo) per le conferme di Scaroni, Conti, Cattaneo e Pansa, sia pure eventualmente ridimensionate con quegli interventi di cui ai punti precedenti. Anche se infatti la pattuglia degli aspiranti successori è nutrita e prestigiosa (i vari Caio, Gubitosi, Guerra, Castellano o Colao non hanno nulla da invidiare agli attuali amministratori), l’handicap sta nel fatto che nessuno di loro ha un profilo e un’esperienza per assumere il comando di gruppi come Eni, Enel o Finmeccanica, partecipate dai fondi più importanti del mondo e, come dicono a Londra, gestite da manager che “guardano negli occhi Putin, Obama e la Merkel”. La corsa comunque è apertissima e si fa ogni giorno più avvincente.

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