Mare Nostrum, polemiche sugli sbarchi

TerrafermaIl bilancio dei primi cinque mesi della missione umanitaria delle nostre navi nel canale di Sicilia. Nessuno aiuto dalla Ue

 

 

ROMA – Ora che è arrivata la primavera, secondo gli esperti riprenderanno alla grande i “viaggi della speranza” dalla Libia all’Italia attraverso il canale di Sicilia. E le polemiche che accompagnano da sempre queste migrazioni “bibliche” trovano nuova forza nella crisi che attanaglia il nostro Paese e nei costi che l’Italia è costretta a sopportare da sola per questa azione umanitaria.

Com’è noto, dal 18 ottobre 2013 il Governo italiano ha autorizzato una missione militare-umanitaria per risolvere il problema degli sbarchi nel Mediterraneo, denominata Mare Nostrum. Alla presentazione dell’iniziativa e delle sue finalità, il Ministro dell’interno Angelino Alfano spiegò che “la somma del pattugliamento e dell’azione della polizia giudiziaria e della magistratura avrà un effetto deterrente molto significativo per chi pensa impunemente di fare traffico di esseri umani”. Nella stessa occasione il Ministro della difesa pro tempore Mauro ribadì che “ci muoviamo per primi e al limite delle nostre possibilità nell’ambito di Eurosur, finalmente varato, che consentirà di controllare le frontiere all’interno di Frontex per dare un esempio chiaro e forte”. Sotto il profilo finanziario il ministro assicurò che “non ci sarà bisogno di altri fondi, perchè basteranno i soldi dei Ministeri a coprire i costi dell’operazione, stimati al momento attorno al milione e mezzo di euro al mese”.

In effetti le cose non sono andate proprio così. In un’interrogazione di ieri ai ministri dell’interno e della Difesa, il deputato della Lega Nord, Nicola Molteni, sostiene che “dal 18 ottobre ad oggi, in solo 5 mesi, l’operazione Mare Nostrum ha tratto sulle coste italiane 13.500 immigrati clandestini. Se lo scorso anno gli sbarchi sono stati 42.925, solo dall’inizio di quest’anno gli arrivi hanno superato quota 8.500 e il Viminale ha fatto sapere che il dato è di oltre dieci volte maggiore a quello registrato nello stesso periodo del 2013, un vero e proprio record”.

Se confermati, “tali dati dimostrano – è il commento del parlamentare leghista – che l’operazione Mare Nostrum, anziché avere ‘un effetto deterrente molto significativo per chi pensa impunemente di fare traffico di esseri umani’, è stata interpretata dai trafficanti come un aiuto per raggiungere le coste italiane poiché la consapevolezza di venir salvati, una volta avvistate le coste italiane, spinge una moltitudine di immigrati a tentare la traversata in mare”.

In un calcolo effettuato tempo fa dal ‘Sole 24 Ore’ sulla base delle “tabelle di onerosità” delle unità navali della Marina Militare, un giorno di navigazione di una fregata lanciamissili Maestrale (sono impiegate 2 unità) costa circa 60 mila euro, la nave San Marco 45 mila e tra i 12 e i 15 mila euro al giorno per i pattugliatori. L’impiego delle sole unità navali costa quindi 192 mila euro al giorno ai quali aggiungere il costo delle ore di volo della decina di velivoli assegnati all’operazione.

Sono infatti almeno 4 gli elicotteri AB-212 coinvolti, con un costo orario di 4 mila euro come quello del drone Reaper (Predator B) messo a disposizione dall’Aeronautica Militare. I due sofisticati elicotteri EH-101 provvisti di radar per la ricerca di superficie costano 7 mila euro a ora di volo, mentre tra gli aerei da pattugliamento i costi variano dai 2 mila euro dei piccoli Piaggio P-180 ai 13 mila euro dei grandi e vecchi Breguet Atlantic. Anche ipotizzando un impegno dei mezzi aerei di sole 15 ore di volo al giorno si raggiunge un costo medio di 90 mila euro.

Sommando dunque – secondo i calcoli del Sole 24 Ore – i costi aerei e navali, più le indennità d’imbarco dei circa 800 marinai delle cinque unità navali coinvolte, si può ipotizzare una spesa media giornaliera di 300 mila euro, cioè 9 milioni di euro al mese a cui aggiungere 1,5 milioni per il dispositivo di unità costiere già in azione e altrettanti per la manutenzione straordinaria dei mezzi, per un totale complessivo compreso tra i 12 e i 14 milioni al mese.

L’on. Molteni ricorda poi che, secondo la circolare dell’8 gennaio 2014 del Ministero dell’interno-dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, a qualunque clandestino che sbarchi in Italia e presenti richiesta di protezione internazionale va garantito vitto e alloggio per un importo di 30 euro al giorno, un pocket money di euro 2,5 al giorno e una tessera/ricarica telefonica di euro 15 all’ingresso delle strutture di accoglienza, nonché assistenza e cure sanitarie. Considerando solo i clandestini arrivati in Italia dall’inizio di quest’anno, i costi sarebbero di 127.500 euro di ricariche telefoniche, 21.250 euro di pocket money al giorno e 255.000 euro di vitto e alloggio al giorno, oltre alle cure sanitarie.

I costi di Mare Nostrum sono dunque assai lontani da quelli inizialmente stanziati dal governo e, senza farci illusioni, continueranno a gravare sulle nostre sole risorse. Nonostante infatti le assicurazioni del governo che la missione si integrerà con il sistema di pattugliamento europeo Frontex e quello di rilevamento della Ue Eurosur, la realtà è che Frontex di fatto non schiera unità navali nel canale di Sicilia ed Eurosur non salverà nè assisterà un solo naufrago.

Sembra pertanto configurarsi uno stravolgimento dei fini della nostra missione, da “deterrente significativo per chi pensa impunemente di fare traffico di esseri umani” a soccorso umanitario di emigranti africani in mare e trasbordo in Italia. La conclusione dell’interrogazione leghista è scontata: “Fino a quando è intenzione di questo Governo sostenere l’operazione Mare Nostrum e con quali risorse, considerata la grave crisi economica in atto nel nostro Paese?”.

Ma anche altri, oltre alla Lega, cominciano a domandarsi se, vista la composizione dello strumento aeronavale navale messo in campo, non sia possibile contrastare realmente “all’origine”, d’accordo con il governo libico, l’immigrazione illegale mediante azioni più complesse, per esempio con l’utilizzo dei droni in grado di sorvegliare costantemente i porti di partenza dei barconi e consentire alle navi militari di raggiungerli appena fuori delle acque libiche e riaccompagnarli in sicurezza sulle coste di provenienza. Mare Nostrum insomma diventa un altro dossier rovente sul tavolo del governo Renzi.

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