Non sparate sulla Croce Rossa

crocerossine_sliderSciopero nazionale dei dipendenti il prossimo 4 aprile. I sindacati si battono per la tutela retributiva


 

ROMA – E’ rottura completa dopo l’ultimo incontro tra il vertice della Croce Rossa Italiana e i lavoratori. Dalla trattativa infatti, che si trascinava ormai dal decreto legislativo del 28 settembre 2012 sulla riforma dell’ente che ne ha mutato la natura giuridica da pubblica a privata, si è arrivati alla dichiarazione di guerra.

Tutti i sindacati unitariamente parlano di “un nuovo caso Electrolux nel privato” perché “nel passaggio dal pubblico al privato, ai lavoratori non è stata offerta alcuna garanzia per quel che riguarda la salvaguardia dei salari e la tutela dell’occupazione”. Di riflesso da oggi sono stati istituiti dei presidi presso le sedi regionali della Croce Rossa Italiana accompagnati da iniziative finalizzate a sensibilizzare, regione per regione, gli assessori alla salute sulla grave situazione venutasi a creare. Dopodiché, per il prossimo 4 aprile è stata proclamata una manifestazione nazionale.

“Ci tagliano il 30 per cento dello stipendio – spiega Gianni Perotta della Cgil – senza averci interpellato. Far diventare la Croce Rossa un ente privato significa trasformarci in un’azienda a fine di lucro. Questo avrà delle ripercussioni sulla qualità del servizio”. In un primo momento la privatizzazione interesserà oltre 4 mila dipendenti su tutto il territorio nazionale: “Stiamo parlando del 30 per cento in meno – dice un manifestante – su uno stipendio di 1500 euro. Intanto il nostro presidente nazionale guadagna in un anno quello che noi percepiamo in 20 anni di lavoro”.

Come in tutte le liti, c’è una parte che denuncia il “tradimento” dei patti sottoscritti al momento della riforma. “La Croce Rossa ha fatto carta straccia degli impegni presi e formalizzati nel protocollo d’intesa del 27 febbraio scorso. E ora vuole scaricare il peso di decenni di cattiva gestione sulle spalle dei lavoratori. Per questo chiameremo in campo anche i ministri vigilanti, Funzione pubblica e Salute, e la Conferenza delle regioni”.

L’accordo – sottolineano nella stessa nota i sindacati – era quello di gestire il passaggio contrattuale dei lavoratori, dal pubblico al privato, in modo che tutti vedessero salvaguardati diritti e retribuzioni”. La proposta invece emersa nell’ incontro di ieri è di tutt’altro tenore: “Applicazione immediata del contratto Anpas (Associazione nazionale pubbliche assistenze), norme di raccordo risibili, nessuna tutela dei contratti a tempo determinato. Il tutto senza alcun intervento nè sulla spesa improduttiva delle strutture, nè sul miglioramento dei servizi. Con il rischio di una paralisi totale”.

Insomma, secondo i sindacati, starebbe per avverarsi quella fosca previsione che già due anni fa Beppe Grillo nel suo blog pronosticava: “Entro la fine dell’anno la Croce Rossa, per effetto della privatizzazione, licenzierà 2000 persone fra dipendenti di ruolo e precari di tutta Italia. Persone che da anni svolgono un servizio socialmente utile, lavorano sulle ambulanze del 118, soccorrono e aiutano chi ne ha bisogno. I dipendenti di ruolo? Contratto privato, o fuori dai c…. (ti regalano 2 anni di mobilità, cioè ti mantengono per 2 anni a spese degli altri cittadini ). I lavoratori precari? Il 31 dicembre sarà il loro ultimo giorno di lavoro, poi attenderanno una grazia, forse se sei simpatico ti assumeranno”.

La risposta del Presidente nazionale di Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca, non si è fatta attendere: “Per i lavoratori a tempo indeterminato è previsto un percorso che passa per il Dipartimento della Funzione Pubblica e su cui la Croce Rossa si è resa disponibile a sostenere tutte le istanze dei lavoratori. Per i lavoratori a tempo determinato, questa amministrazione sta lavorando da tempo per garantire i livelli occupazionali.

“Quello che i sindacati non dicono – continua l’ex commissario – è che noi abbiamo scelto un contratto collettivo di settore, quello delle Anpas (Associazione nazionale pubbliche assistenze), che i sindacati stessi hanno sottoscritto perché il migliore possibile per chi lavora in quel settore. E anche che non c’era altra scelta per sopravvivere nel mondo delle convenzioni e degli appalti a cui le regioni ci sottopongono, a cui le stesse Anpas partecipano e che fino a oggi vedeva la CRI sempre perdente”.

Al di là tuttavia del botta e risposta, le posizioni delle parti impegnate nel settore sensibile del soccorso alla popolazione restano assai distanti. Da una parte c’è la ferma rivendicazione della salvaguardia dei posti di lavoro, della tutela retributiva e della riorganizzazione dei servizi di emergenza e soccorso su tutto il territorio nazionale. Dall’altra si considera impensabile che per mantenere indennità notturne o festive superiori al doppio di quelle che hanno tutti i lavoratori del settore, si arrivi al muro contro muro.

C’è solo da augurarsi che tra i due litiganti, come capita spesso, a rimetterci non sia solo il terzo, cioè il cittadino.

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