La mistificazione degli investimenti stranieri

Vendesi_sliderSecondo la “sindrome di Stoccolma”, applaudiamo per la perdita delle nostre migliori imprese

 

 

ROMA – Nell’apertura di questo giornale passiamo in rassegna gli eccezionali acquisti di imprese e di banche italiane effettuati recentemente da parte di fondi di investimento stranieri e ci meravigliamo di tanta diffusa soddisfazione per il segnale di fiducia nel Paese che tali raid comporterebbero.

La verità purtroppo è assai diversa e prosaica. Se la volessimo mettere giù dura, si potrebbe sostenere che proprio quelli che hanno speculato contro l’euro e contro l’Italia in particolare, facendo schizzare alle stelle il differenziale dei nostri titoli pubblici e demolendo il valore dei nostri asset industriali e finanziari, oggi se li stanno comprando a prezzi stracciati. E noi non solo non facciamo valere il diritto di veto (golden share) almeno per i pezzi strategici della nostra economia, ma stendiamo tappeti rossi e mettiamo all’incanto l’ultima merce pregiata che ci resta (Eni, Fincantieri, Terna, ecc.).

E’ come se fossimo stati contagiati dalla “sindrome di Stoccolma”, quel particolare stato psicologico che finisce col creare una sorta di alleanza e solidarietà, fino all’amore, tra la vittima e il carnefice. La differenza è che qui nessuno ruba niente, non ci sono ladri o aguzzini, ma solo compratori con più o meno scrupoli che fanno i loro interessi. Siamo noi che spontaneamente acclamiamo chi ci lascia in mutande.

A svelare infatti l’inganno è venuto subito dopo, ahinoi!, il dato “sconvolgente” sulla disoccupazione che nella sua crescita incessante è arrivata a sfondare il muro del 13%. Nessuno si è chiesto come mai un paese sommerso da un mare di denaro vede aumentare senza sosta il numero dei senza lavoro. All’apparenza sembrerebbe un paradosso, ma non bisogna essere degli economisti per sapere che non c’è un dollaro o un euro di quelli spesi dagli investitori stranieri che sia andato ad accrescere il capitale investito del nostro Paese, cioè il totale delle immobilizzazioni nette, più il capitale circolante.

E infatti dal giro vorticoso di soldi non è nata alcuna nuova azienda, né l’ampliamento di qualcuna esistente, né un nuovo posto di lavoro. A godere di quegli acquisti sono stati soltanto i venditori di azioni, di aziende, di immobili, con più o meno plusvalenze. Nessun altro.

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