Il ministro mette a dieta la Farnesina

piazzale-farnesina-sliderLa Mogherini ha fatto i compiti della spending review e ha proposto tagli per 108 milioni di euro in tre anni

 

 

ROMA – “Un’efficace azione di politica estera presuppone una macchina dotata di adeguate risorse umane e finanziarie. Per noi la politica estera è un investimento e non un lusso”. Nonostante questa centralità della politica estera nella strategia del governo Renzi, anche la Farnesina si adegua alla politica di austerity imposta dal commissario Cottarelli.

Il pacchetto di proposte della Farnesina prevede risparmi di 16 milioni di euro nel 2014, 42 milioni nel 2015 e 52 nel 2016. “Le voci dei tagli – ha precisato il ministro – riguarderanno la riorganizzazione delle rete diplomatica consolare e culturale, il contributo in termini sostenibili agli organismi internazionali, la razionalizzazione del patrimoni immobiliare all’estero e una revisione del trattamento economico del personale all’estero”.

Come altri ministeri, anche la Farnesina è costretta ad affrontare impegni internazionali complessi e crescenti con risorse già ridotte all’osso. Negli ultimi anni infatti il bilancio della Farnesina ha subito una riduzione del 25%, tanto che adesso risulta tra le amministrazioni meno costose: il bilancio è pari allo 0,2% delle spese statali e allo 0,1% del prodotto interno lordo. Per avere un termine di paragone, la Francia dedica alla propria diplomazia l’1,8% del proprio pil, mentre la Germania l’1,1%. “La Farnesina ha già contribuito alla revisione della spesa pubblica negli anni scorsi, rideterminando gli organici con il 20% di diplomatici in meno e il 10% dei funzionari, e intervenendo sulla rete estera”, ha ricordato Federica Mogherini.

Ma c’è del grasso ancora da tagliare nei conti della nostra diplomazia? A sentire Roberto Perotti su lavoce.info, si direbbe di sì. A leggere quello studio infatti, gli ambasciatori italiani guadagnano, al netto di tasse, quasi due volte e mezzo i loro colleghi tedeschi (Vedi tabella). “Sono remunerazioni teoriche – spiega Perotti che coordina un gruppo di lavoro della segreteria di Matteo Renzi sulla spesa pubblica – i dati italiani mi sono stati forniti direttamente da funzionari del ministero degli Esteri, quelli tedeschi sono basati su fonti ufficiali scaricate da internet”.

A Perotti replica il nostro ambasciatore a Londra, Pasquale Terracciano. “Lo studio del prof. Perotti non tiene conto della sostanziale diversità del sistema tedesco, che rimborsa tutto, rispetto al nostro, che invece ci chiede di fare i microimprenditori, assegnandoci un’indennità personale onnicomprensiva con cui far fronte ai maggiori costi di gestione (compresi i salari per il personale di servizio) che non è possibile coprire con i fondi di rappresentanza. Molto semplicemente, la situazione è questa: il mio collega tedesco a Londra è coadiuvato da uno staff di diplomatici doppio rispetto al mio ed ha un budget quattro volte superiore al mio”.

Come che stiano le cose, il piano di revisione della spesa diplomatica messo a punto dalla neo ministra Mogherini va avanti. Oggi alle 16 il piano sarà presentato alle organizzazioni sindacali e solo dopo, a quanto ci dice il Sindacato nazionale dei dirigenti del ministero (Sndmae), sarà possibile conoscere il parere dei diretti interessati ai tagli in programma.

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