Ice ancora al centro del dibattito

Madia-sliderIl vice ministro dello Sviluppo contesta la collega della Pa, Madia, che mette in discussione l’utilità dell’ente

 

 

ROMA – E’ destino che l’Istituto per il commercio estero non trovi mai pace. Ogni nuovo governo che arriva vuole mettere mano alla funzione e alla struttura dell’Ice. Berlusconi alla fine del suo mandato (luglio 2011) addirittura lo cancellò. Subentrato Monti, l’Istituto rinacque dalle sue stesse ceneri, anche sulla spinta delle organizzazioni confindustriali. Quando sembrava che la nuova vita gli avesse ridato una centralità nella politica dell’export e dell’internazionalizzazione, ecco che il governo Renzi, per bocca del ministro Madia, ne rimette in discussione l’utilità.

In sua difesa però questa volta accorre un altro membro del governo, il vice ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che contesta apertamente la sua collega della Semplificazione e pubblica amministrazione. “Ho l’impressione che il Ministro Madia non abbia un quadro chiaro della situazione quando paragona l’Ice ad un ente inutile come il Cnel. L’Istituto per il Commercio Estero e’ stato chiuso nel luglio 2011 e riaperto appena sei mesi piu’ tardi, dopo che tutte le associazioni delle imprese ne hanno chiesto l’immediata reistituzione. Quando ha riaperto, l’Ice ha tagliato circa il 25 per cento del personale e il 30 per cento delle spese di funzionamento, chiudendo le sedi inutili come quelle in Italia.

“Se la pubblica amministrazione – continua Calenda – adottasse la stessa politica si otterrebbero risparmi ben maggiori di quelli previsti dal complesso della spending review. Tutti i paesi del mondo hanno un’agenzia che svolge i compiti dell’Ice. Per una nazione come l’Italia che vive di export, l’unica cosa sensata è quella di potenziare una struttura che già oggi assiste 35.000 piccole e medie imprese. In questo senso si sono espressi il Ministro Guidi e tutte le associazioni industriali. Se si vuole incidere sugli sprechi bisognerebbe, invece, evitare le spese inutili in materia di internazionalizzazione delle Regioni, così come peraltro previsto dalla bozza di riforma del titolo V presentata dal Governo”.

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