Lo Ior è salvo, ma prigioniero

Torrione_IorIl Papa ha deciso che lo Ior non chiude. Intorno all’Istituto però una fitta rete di protezione e controllo

 

 

ROMA – Dopo essere stato in bilico per molte settimane, l’Istituto vaticano per le opere di religione ha avuto da papa Francesco il salvacondotto definitivo. “È importante per il bene della Chiesa cattolica, della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano – si legge nella nota vaticana che accompagna il decreto di permanenza in vita – La banca continuerà a servire con attenzione e a fornire servizi finanziari specializzati alla Chiesa Cattolica in tutto il mondo. I significativi servizi che possono essere offerti dall’istituto assistono il Santo Padre nella sua missione di pastore universale e supportano inoltre istituzioni e individui che collaborano con lui nel suo ministero”.

A raccomandarne la funzione era stato il cardinale australiano George Pell, prefetto della neonata Segreteria per l’economia istituita proprio da Bergoglio che, insieme alle nuove istituzioni economiche vaticane, costituisce una fitta rete di protezione e di controllo sull’Istituto. Saranno dunque adesso il presidente dello Ior, l’avvocato e banchiere tedesco Ernst von Freyberg, e il management della banca vaticana a “portare a termine il piano di riforma al fine di assicurare che l’Istituto per le opere di religione possa compiere la sua missione come parte delle nuove strutture finanziarie della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano”.

In quel piano – che sarà presentato al “G8″ di cardinali che consiglia il Papa nel governo della Chiesa universale e successivamente al Consiglio per l’economia – dell’autonomia e della discrezionalità di cui ha sempre goduto lo Ior non è rimasto (fortunatamente) quasi più nulla. Le attività della banca infatti non solo rientrano sotto la supervisione regolamentare dell’Autorità di informazione finanziaria della Santa Sede, ma in conformità ai motu proprio del 2013 sulla trasparenza, supervisione e informazione finanziaria, è stata introdotta un’ampia e articolata struttura legale e istituzionale finalizzata a regolare le attività finanziarie all’interno della Santa sede e dello Stato della Città del Vaticano.

Per capire la “ragnatela” in cui lo Ior è stato “incartato”, si consideri che la decisione pontificia è stata assunta sulla base di una proposta sviluppata congiuntamente da rappresentanti della Pontificia commissione referente sulla banca vaticana, della Pontificia commissione referente di studio e di indirizzo sull’organizzazione della struttura economico-amministrativa della Santa Sede, della Commissione cardinalizia dello Ior, e del Consiglio di sovrintendenza della banca vaticana, presentata a Francesco dal prefetto della Segreteria per l’economia con il consenso del cardinal Santos Abril y Castelló, presidente della Commissione cardinalizia dello Ior.

Qualcuno già sussurra nelle segrete stanze vaticane che, in un simile intrico burocratico, lo Ior non potrà permettersi le “libertà” di un tempo, ma i “significativi servizi” che sarà in grado di offrire non si discosteranno dalla routine di una qualsiasi banca commerciale.

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