Mibact, maretta alla direzione del turismo

Franceschini_sliderContestata la nomina del dg Roberto Rocca. Le sorti e le prospettive della società Promuovi Italia

 

 

ROMA – La nomina di Roberto Rocca a direttore generale del Ministero per i beni culturali e il turismo (Mibact) è stata regolare? Se lo chiedono in molti, nei corridoi del Collegio Romano, dopo il fitto scambio di corrispondenza intervenuto recentemente tra il Capo di Gabinetto e la Corte dei Conti.

Infatti, il consigliere Rocca – fino all’ottobre scorso dirigente di seconda fascia – fu elevato di “rango” grazie ad un provvedimento firmato dal Ministro Bray. Ma il ruolo assegnatogli (dirigente generale con incarico di studio) non gli avrebbe consentito di ricoprire le funzioni di direttore generale, né di avere potere di firma degli atti comportanti spesa. Inoltre la nomina di un direttore generale avrebbe dovuto prevedere una procedura di “interpello” tra tutti i dirigenti del Ministero, cosa che non è stata fatta.

Dopo una serie di incontri informali, a fine marzo la Corte ha scritto ufficialmente al Mibact, paventando addirittura l’illegittimità di tutti gli atti compiuti da Rocca, cosa che potrebbe comportare la richiesta di danni da parte di quanti si ritenessero penalizzati dall’azione del dirigente.
E’ appunto il caso della società Promuovi Italia, a cui Rocca avrebbe rifiutato di assegnare nuove commesse, come quelle relative ai fondi del Programma operativo interregionale Poin. La società ha dovuto persino presentare una richiesta di “accesso agli atti” (secondo la normativa vigente in materia di trasparenza della P.A.) riguardante i provvedimenti assunti dal direttore generale del Turismo, che è stata accolta proprio in questi giorni. E ad abudantiam ha scritto alla Corte dei Conti ed al Ministero, per chiedere conto della legittimità degli atti posti in essere dal funzionario.

Ed è stata la Corte dei Conti a svelare un altro mistero, circa la mancata progressione della spesa comunitaria riguardante il settore del turismo, come ha più volte lamentato il DPS (Dipartimento del ministero dello Sviluppo economico): Rocca non potrebbe firmare atti d’impegno delle risorse finanziarie, perché la spending review ha previsto il controllo preventivo su tutti gli adempimenti affidati ai dirigenti ministeriali, per verificarne la legittimità e la rispondenza alle disposizioni vigenti. Per evitare che vadano in perenzione i fondi dei Programmi Poat e Poin, il Dps è intenzionato a revocare le risorse assegnate a Rocca ed avrebbe già dato l’aut aut al Ministero.

Sempre il DPS avrebbe inoltre bocciato un progetto, presentato da Rocca nel febbraio scorso: il finanziamento (effettuato direttamente) ad alcuni porti turistici, utilizzando le risorse del Poin sottratte alle Regioni e destinate ad altri interventi. Rocca dovrà fare quindi marcia indietro sugli annunci che aveva fatto alla BIT di Milano, riguardanti tali interventi.

Tornando a Promuovi Italia ed ai rapporti tra l’ex direttore generale dell’azienda Montera e Rocca, si apprende che sulla storia degli stipendi fuori standard del direttore e dei vice direttori della società il dirigente ministeriale sapesse già tutto dall’estate scorsa. Lo dimostrerebbe la perizia tecnica del consulente informatico, chiamato dal Presidente di Promuovi Italia, per verificare se ci fossero stati accessi abusivi ai server aziendali.

Come mai Rocca non è intervenuto quando ha saputo delle retribuzioni elevatissime dei vertici della società ? Mistero. Come misterioso è il testo del nuovo Statuto della Società, predisposto dal solerte dirigente ministeriale ed avallato dal Ministro, che conterrebbe un articolo finale destinato ad incidere (molto positivamente) sui destini dell’ex direttore di Promuovitalia. La norma “salva Montera” prevederebbe infatti un arbitrato in tutte le situazioni di contenzioso che la società ha in essere, evitando di ricorrere al magistrato. Una disposizione, sospettano i maligni, confezionata apposta per azzerare i rischi dell’ex direttore generale della società ed i precedenti amministratori (tra cui l’attuale vicepresidente di Enit) di dover rispondere degli atti posti in essere sotto la loro gestione, esimendo dalle responsabilità il nuovo Amministratore di Promuovi Italia ed il socio Enit.

E, per finire, c’è la stranezza del percorso tortuoso e costoso, scelto dal Ministro per il futuro della società: modificare lo Statuto (per salvare Montera), sostituire l’attuale CdA con un più dispendioso amministratore unico (sempre per salvare la vecchia dirigenza della società) e solo dopo mettere in liquidazione Promuovi Italia, cercando di trovare una collocazione al personale, che è tra i più costosi al mondo, gratificato nel corso degli anni “monteriani” da imponenti superminimi.

Molti si chiedono sulla base di quali dati sarebbe stata presa le decisione di mettere in liquidazione Promuovi Italia e, se quei dati (non richiesti alla società) fossero fondati, se non sarebbe stato opportuno liquidarla subito, accordandosi con il Ministero dello Sviluppo economico (che è il primo committente della società, con oltre i due terzi del portafoglio lavori). Mentre si cercano risposte convincenti a queste domande, la settimana prossima la KPMG completerà la due diligence sulla società e forse allora se ne potrà sapere qualcosa di più.

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