Il Tribunale dà ragione all’Acea

Acea_sliderLa terza Sezione ha respinto le richieste del sindaco di Roma. L’iniziativa di Marino contestata dall’opposizione

 

 

ROMA – Il mistero della sentenza del Tribunale di Roma sul ricorso presentato dal sindaco contro l’Acea è finalmente svelato. La sentenza depositata ieri ha dichiarato “il non luogo a procedere sull’istanza di convocazione dell’assemblea ordinaria dell’Acea, già convocata per il 5.6.2014” e ha altresì dichiarato “inammissibile la domanda di anticipazione della data dell’assemblea  per la trattazione degli argomenti indicati da Roma Capitale”.

Vittoria dunque su tutta la linea del Consiglio di amministrazione che, per bocca degli avvocati Andrea Zoppini, Vincenzo Di Vilio e Giovanni Diele, aveva chiesto il rigetto dell’istanza presentata dall’avv. Pellegrino “perché inammissibile, improcedibile e comunque infondata”.

Pur riconoscendo il Tribunale che il Cda avrebbe potuto “non darsi carico della richiesta dei soci”, riconoscendogli comunque un potere di sindacato e di valutazione, la terza Sezione ha tenuto a precisare che l’invocato intervento surrogatorio del Tribunale ex art. 2367 c.c. sarebbe stato giustificato soltanto a fronte di “un formale provvedimento di rigetto della richiesta di convocazione da parte dell’organo amministrativo”. Non essendo stato adottato alcun provvedimento del genere, ma anzi essendo intervenuta la convocazione dell’assemblea, il Tribunale “non ha alcun potere di intervento, neanche nei termini di anticipazione dell’assemblea già fissata dall’organo amministrativo”.

Fin qui il flop giuridico dell’iniziativa di Marino. Ma c’è un risvolto politico altrettanto, se non ancor più cocente. Era naturale attendersi che l’opposizione di centro destra andasse all’attacco del sindaco. Gianni Alemanno, ha parlato di “brutta figura” di Marino. Secondo Sveva Belviso, Ncd, i giudici hanno stoppato “il tentativo di interferenza della politica” sull’azienda romana, mentre Alessandro Onorato, Lista Marchini, ha ricordato come Alfio Marchini avesse nei giorni scorsi invitato il sindaco “ad evitare inutili forzature”.

Ma la misura dell’autogol giudiziario di Marino è data soprattutto dall’intervento del deputato Pd Umberto Marroni, che ha polemicamente dichiarato: “Finita la confusa ed inutile querelle giudiziaria che poco ha a che fare con le strategie aziendali future della prima azienda della capitale, si affronti adesso, finalmente, una seria discussione sul piano industriale di Acea al fine di dare un chiaro indirizzo all’azienda e di offrire ai cittadini servizi efficienti rilanciando gli investimenti sulle reti. Dispiace solo che si sia perso tempo e denaro”.

Pur di fronte all’evidente sconfitta, il sindaco e il suo legale di fiducia, arrampicandosi sugli specchi, sostengono ancora stamattina che “in più passaggi il collegio giudicante riconosce come, a norma di legge, sia nelle disponibilità di un socio chiedere la convocazione dell’assemblea di una società quotata nel rispetto del termine di 40 giorni, così come effettivamente richiesto dal Campidoglio, e che ogni ritardo (non adeguatamente giustificato, ndr) esponga l’amministrazione della società ad eventuali giudizi di responsabilità”.

Tutti a questo punto si augurano che l’Acea possa ritrovare la serenità e l’impegno per affrontare al meglio le sfide industriali che l’attendono. Perseverare da parte del sindaco nella pervicace contestazione del suo operato a questo punto sarebbe a dir poco diabolico.

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