Nel Def il disegno di una crescita stentata

Cdm-Renzi-sliderQuest’anno il Pil dovrebbe aumentare solo dello 0,8%, come la Grecia. Le misure per raggiungere l’obiettivo

 

 

ROMA – Il quadro delineato nel Documento di economia e finanza (Def) appena approvato dal governo Renzi non è certo esaltante. Si prospetta infatti una crescita del Pil dello 0,8 per cento per l’anno in corso, con un graduale avvicinamento al 2,0 per cento nei prossimi anni (che forse sarà raggiunto, se tutto va bene, non prima del 2020). Nel 2014 l’indebitamento netto è previsto attestarsi al 2,6% del Pil per poi scendere all’1,8% nel 2015 e allo 0,9% nel 2016. Il rapporto debito/Pil, la palla al piede della nostra economia, inizierà a ridursi a partire dal 2015.

Che non sia esaltante era noto, ma fa ugualmente una certa impressione vedere che quest’anno la performance dell’economia italiana, secondo il World Economic Outlook (Weo) del Fondo monetario internazionale, sarà equivalente a quella della Grecia (+0,6%). Anzi l’anno prossimo Atene farà un balzo in avanti (+2,9%), mentre Roma supererà a stento l’1%, battuta solo in peggio dalla Slovenia e da Cipro. La ricetta individuata dal Fmi per l’Italia è far ripartire il credito che potrebbe comportare “un aumento del Pil del 2% o anche di più”.

Tornando al Def, il percorso indicato dal governo si snoda attraverso una serie di interventi economici e finanziari così descritta nel Documento.

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•    La piena attuazione del processo di revisione della spesa, con un cambiamento stabile e sistematico dei meccanismi di spesa pubblica e risparmi previsti per circa 4,5 miliardi nell’anno in corso, 17 per il 2015 e 32 per il 2016. I risparmi conseguiti verranno principalmente utilizzati per la riduzione del cuneo fiscale.

•    La riduzione del cuneo fiscale attraverso la diminuzione delle imposte sui redditi da lavoro dipendente per le fasce più basse potrà avere effetti di stimolo sui consumi e contribuirà alla riduzione della povertà nel breve termine. La riduzione dell’Irap nella misura del 10% l’anno a regime potrà avere effetti di stimolo all’occupazione nel medio termine.

•    L’accelerazione e rapida attuazione del programma di privatizzazione avviato dal precedente esecutivo, attraverso un’opera di valorizzazione e dismissione di alcune società sotto controllo statale e di parte del patrimonio immobiliare. La misura, è volta a produrre introiti attorno a 0,7 punti percentuali di PIL all’anno dal 2014 e per i tre anni successivi.

•    Il pagamento dei debiti commerciali arretrati da parte delle Amministrazioni pubbliche sarà completato grazie al consolidamento del meccanismo di finanziamento da parte dello Stato con impegno alla restituzione da parte degli enti debitori, alla disponibilità di ulteriori 13 miliardi di euro che si aggiungono ai 47 già stanziati dai precedenti governi, e infine a un meccanismo che consentirà alle aziende in attesa di incasso di cedere il proprio credito a favore di istituzioni finanziarie.

•    Un’energica azione in materia di miglioramento dell’ambiente imprenditoriale e di attrazione di capitali esteri attraverso la semplificazione del rapporto tra imprenditore e amministrazione in senso ampio (fisco, autorità amministrative di autorizzazione e tutela, giustizia civile, ecc.). A questo si aggiunge il necessario superamento di un sistema imprenditoriale fortemente “banco-centrico”, grazie alla messa a disposizione e al rafforzamento di forme di finanziamento alternative al credito per le imprese, in particolare per quelle di piccole e medie dimensioni.

•    Un miglioramento e una semplificazione del mercato del lavoro attraverso il Jobs Act al fine di produrre un sistema più inclusivo e dinamico, superando le rimanenti segmentazioni e rigidità, contribuendo strutturalmente all’aumento dell’occupazione, soprattutto giovanile, e della produttività del lavoro.

•    La riforma della Pubblica Amministrazione e la semplificazione burocratica, la riforma della giustizia civile, penale e amministrativa, la valorizzazione del percorso scolastico e formativo dei giovani, l’aiuto alla ricerca e una valorizzazione del percorso di studi universitario, anche attraverso la cosiddetta Garanzia Giovani.

Come si vede, sono misure già “cantierate” ed altre i cui effetti sono ancora tutti da quantificare. Fatto sta che il Documento si chiude con il solito rinvio fatalistico alle riforme strutturali che “miglioreranno il tasso di crescita dell’economia italiana e comporteranno nel medio periodo un miglioramento strutturale del saldo di bilancio e della sostenibilità del debito pubblico nel tempo”.

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