La sorte di Cinecittà appesa a un filo

Cinecitta_slider_bisIl Mibac sta trattando con la Rai una partecipazione alla gestione degli studios di via Tuscolana


ROMA – La storica “fabbrica” romana del cinema, che insieme ad Hollywood ha scritto la storia della “settima arte”, come lo definì novant’anni fa il critico Ricciotto Canudo, rischia di chiudere definitivamente i battenti. Dopo anni di polemiche, di privatizzazioni, di promesse mancate, di progetti stravaganti, gli studios di via Tuscolana giacciono in uno stato di pressoché totale abbandono.

A meno che…….non intervenga un cavaliere bianco, che in questo caso potrebbe chiamarsi Rai. L’emittente pubblica infatti sarà costretta a rinunciare per diversi mesi agli stabilimenti della Dear dove realizza da anni le principali produzioni televisive. Da qui la necessità di una nuova location che potrebbe tradursi nella partecipazione alla gestione degli studios. L’idea, a cui sta lavorando il vertice di viale Mazzini, avrebbe incontrato l’entusiastica adesione del ministro per le attività culturali, Dario Franceschini, e di Cinecittà-Luce, la società del Tesoro proprietaria del sito immobiliare.

Se malauguratamente l’ipotesi Rai non si concretizzasse, il destino di Cinecittà e delle maestranze che ancora ci lavorano sembra segnato. Il bilancio di Cinecittà Studios si è chiuso nel 2012 con una perdita di 5.601.666 euro, che si aggiunge al risultato negativo di 3.684.625 euro dell’anno precedente. “Alla fine del 2012 – denuncia Manuele Calandrini, rappresentante sindacale – avevamo accettato di sottoscrivere un contratto di solidarietà, con una decurtazione dello stipendio del 40%, in cambio di un investimento di 7 milioni, per rendere nuovamente competitivi gli stabilimenti. I tagli sono scattati, gli investimenti non si sono visti”.

Rincara la dose il regista Ettore Scola: “Sorge il sospetto che il disinteresse nei confronti della struttura sia voluto per favorire future operazioni di speculazione edilizia”. Operazioni puntualmente smentite da Cinecittà Studios, la società di Luigi Abete, Diego Della Valle e Aurelio De Laurentis che ha in gestione il sito.

Continuano intanto gli appelli e le denunce per le sorti di Cinecittà da parte non solo del Mibac e del mondo del cinema, ma di intellettuali, uomini di cultura e di spettacolo, politici non solo italiani. L’ultima in ordine di tempo è la senatrice bolognese del Movimento cinque stelle, Michela Montevecchi, che in un’interrogazione al ministro della cultura denuncia che “nessun investimento di 7 milioni di euro previsti sarebbe stato effettuato; nessun progetto industriale di sviluppo sarebbe stato presentato; le aziende affittate e cedute a multinazionali Deluxe e Panalight, nonostante gravi segni di sofferenza, non avrebbero portato il previsto valore aggiunto; da circa due anni esiste un’inadempienza contrattuale per il mancato pagamento dei canoni di locazione di alcuni milioni di euro”.

In risposta all’interrogazione, il sottosegretario Ilaria Borletti Dell’Acqua non solo ha confermato, ma ha allargato ulteriormente il perimetro dei rapporti che legano la società pubblica Istituto Luce Cinecittà al gestore Cinecittà Studios. Oltre infatti al contratto di locazione immobiliare che scade il 31 luglio 2017, con facoltà di rinnovo, c’è anche un contratto di licenza del marchio “Cinecittà”, che assegna a Cinecittà Studios la gestione commerciale del brand per le attività connesse con gli studios, nonchè un contratto di sviluppo immobiliare, che prevede la costruzione, a carico della Studios, di una serie di fabbricati direttamente strumentali per il rilancio commerciale ed il potenziamento dell’attività cinematografica.

Nella risposta del governo l’ipotesi Rai fa capolino con riferimento ad una non meglio specificata trattativa con un primario broadcaster nazionale, “interessato ad operazioni di joint venture con altri archivi pubblici, per la costituzione di entità che possano operare la digitalizzazione, la catalogazione, il restauro e la conservazione dei propri archivi audiovisuali, mediante l’auspicato reimpiego di detti lavoratori interessati dalle procedure di cassa integrazione”.

Ma c’è anche la conferma di un contenzioso in atto tra Istituto Luce-Cinecittà e Cinecittà Studios, relativamente alle contestazioni del locatario per lo stato di manutenzione dei fabbricati locati e la conseguente necessità di sottoporre gli studios ad investimenti di ingente valore economico, a carico del proprietario, con conseguente sospensione cautelativa del pagamento del canone. A fronte di ciò ha concluso il Sottosegretario – l’Istituto Luce ha contestato fermamente le richieste avanzate, rivendicando il rispetto degli obblighi contrattuali, primo fra tutti il pagamento del canone di locazione”.

La senatrice Montevecchi si è dichiarata insoddisfatta della risposta del governo, lamentando che “nonostante si siano succeduti svariati impegni da parte dei Ministri pro-tempore, non è stato ancora realizzato alcun progetto di valorizzazione dell’area e manca un cronoprogramma degli interventi”.

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