L’obiettivo mancato della missione Mare Nostrum

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Nel vertice di ieri mattina a Palazzo Chigi non si è andati oltre l’appello alla solidarietà dell’Ue

ROMA – La didascalia della foto pubblicata dall’Agenzia Ansa ha del paradossale: “Profughi a bordo di un barcone a largo della Libia mentre vengono soccorsi dall’equipaggio della Fregata Espero”. Il paradosso non sta certo nel soccorso di profughi in balia del mare, ma in quella locuzione geografica ‘a largo della Libia’.

Come si è detto più volte, le “regole d’ingaggio” della missione Mare Nostrum dovevano consistere nel contenimento e nel contrasto dell’immigrazione clandestina, scongiurando nel contempo quelle tragedie del mare che hanno segnato la cronaca dello scorso anno. Ma da questo obiettivo, largamente condiviso, ad andare a prendere ‘a casa’ i migranti ce ne passa! Altrimenti la prossima foto potrebbe essere scattata nel porto di Bengasi con il pattugliatore Sirio che, col permesso delle autorità libiche, carica direttamente i clandestini da terra, evitando loro il disturbo di qualche miglio di navigazione.

Che per la missione si possa parlare di “eterogenesi dei fini” sembra ormai fuor di dubbio. Gli sbarchi non solo non si sono arrestati, ma sono decuplicati rispetto ai primi tre mesi dell’anno scorso. A fine di marzo erano già quasi 20 mila gli immigrati clandestini sbarcati a Lampedusa e nei porti siciliani. Le strutture di accoglienza sono al collasso e le fughe in massa ormai quotidiane.

Di fronte ad un fenomeno che va assumendo proporzioni bibliche, l’impotenza del governo è clamorosa. Se ne è avuta prova nel dibattito sull’immigrazione alla Camera del 16 aprile scorso quando, a fronte delle scomposte manifestazioni dei deputati leghisti che ne chiedevano le dimissioni, al ministro dell’Interno Alfano non è rimasto che rifugiarsi in una accorata quanto sterile ‘mozione dei sentimenti’: “Noi non barattiamo i morti per un uno per cento alle prossime elezioni. Questa è la differenza tra il grande Paese occidentale che siamo e una repubblica delle banane”.

Giustissimo, ma non si può nemmeno rimanere inermi dopo aver riconosciuto nell’ennesimo vertice al Viminale con il capo della polizia Pansa “che l’emergenza si fa sempre più grave e che non c’è uno stop agli sbarchi”. Né sono più possibili le fughe in avanti dei rinvii alla solidarietà dell’Unione europea, che ha già dimostrato nei fatti di non avere alcuna intenzione di condividere con noi questa tragedia.

Purtroppo invece anche nel vertice di ieri mattina a Palazzo Chigi sull’operazione Mare Nostrum presieduto da Matteo Renzi, con la partecipazione del ministro dell’Interno Alfano e della Difesa Pinotti, non si è andati oltre i soliti proclami: “L’Italia tornerà con determinazione a chiedere, in vista del semestre di presidenza italiana e del prossimo Consiglio Ue, più impegno da parte delle Nazioni Unite e dell’Unione europea” nel contrasto all’immigrazione clandestina.

Mentre dunque circa mille extracomunitari al giorno sbarcano sul suolo italiano (destinati a moltiplicarsi per due o per tre con l’avvicinarsi della bella stagione), nel comunicato odierno di Palazzo Chigi si fa un primo bilancio dell’operazione Mare Nostrum, da cui emerge che ha svolto “una positiva azione di contrasto della criminalità organizzata che ha portato all’arresto di 207 scafisti e al salvataggio di vite umane”. Il tempo delle consolazioni è scaduto, adesso occorre cambiare verso.

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