Ribaltone in Confindustria, Regina lascia

Regina_Aurelio_sliderAlla base del divorzio le frequenti divergenze sulla politica dell’associazione. Carlo Pesenti gli succede

 

 

 

ROMA – Non c’erano stati segni evidenti dell’uscita di Aurelio Regina da Confindustria, o almeno non così presto, fatta eccezione per le ricorrenti divergenze di idee che avevano caratterizzato in questi due anni i rapporti tra il presidente Squinzi e il suo vice. Poi però le cose sono precipitate, anche in coincidenza con l’uscita dalla Confederazione dei rappresentanti, non confermati, di Enel, Eni e Poste.

A quel punto il presidente di Mapei deve aver colto la palla al balzo per operare un mezzo ribaltone al vertice di viale dell’Astronomia. Ad uscire infatti dal Comitato di presidenza, oltre a Regina, saranno anche Paolo Zegna, responsabile del comitato tecnico per l’internazionalizzazione, Fulvio Conti, con delega al centro studi, Edoardo Garrone, responsabile del comitato tecnico per l’ambiente e Samuele Gattegno, responsabile del comitato tecnico per la sicurezza. Aveva intanto già salutato Massimo Sarmi, delegato del presidente per i servizi digitali.

Ma non c’è dubbio che l’uscita di Aurelio Regina – primus inter pares tra i vice presidenti per le deleghe ‘pesanti’ allo sviluppo economico e all’energia che gli erano state assegnate – ha un altro significato. E infatti la decisione non ha mancato di suscitare diffuse critiche tra gli industriali non solo per la mancata consultazione su responsabilità così importanti, ma anche perché la sua esclusione, secondo alcuni, sbilancerebbe geograficamente l’equilibrio dei poteri all’interno dell’Associazione.

Confindustria_squadra

D’altronde erano noti i dissapori tra i due leader. Oggi L’Huffington Post li ricorda così: “Da sponsor dell’elezione di Squinzi nel 2012 nel testa a testa finale con Alberto Bombassei, Regina si è trovato nell’ultimo anno spesso in contrasto con il capo della Mapei, complici anche caratteri diversi segnati da due storie imprenditoriali differenti. Genuinamente industriale quella di Squinzi, più tradizionalmente “manageriale” quella di Regina. Un asse nato anche all’insegna di un possibile ticket tra i due in vista del rinnovo del vertice – il mandato di Squinzi scade nel 2016 – ma che ha perso rapidamente quota già in questi due anni, quando i due si sono trovati in più di una occasione su posizioni distanti”.

Ma più eloquenti di qualsiasi interpretazione, i veri motivi del divorzio si colgono nelle parole con cui stamattina Regina ha salutato i colleghi di Giunta: “Dobbiamo costruire una Confindustria più coesa e più autorevole, a maggior ragione in un momento così difficile per il Paese, in cui qualcuno ci vuole relegare a un ruolo di marginalità”. Regina ha ricordato nell’occasione le parole che gli rivolse Pininfarina: “Confindustria ha bisogno di persone come te, motivate, preparate e con entusiasmo che possano lavorare con spirito di servizio per una Confindustria che unisca gli imprenditori e le imprese. Ho fatto mio questo prezioso consiglio e mi sono speso fin dal primo giorno dopo l’elezione di Squinzi, per lavorare proprio con le persone che non avevano sostenuto la sua candidatura per ritrovare l’unità all’interno della nostra associazione non con le parole ma con i fatti concreti”.

“Oggi – ha aggiunto Regina nel suo intervento di commiato – rimango a fianco delle imprese e degli imprenditori e mi impegnerò lavorando sui driver di sviluppo del Paese che sono stati quelli su cui ho lavorato finora, il minor costo dell’energia, i porti, i progetti per la reindustrializzazione del Paese, la rivisitazione dei servizi pubblici locali. Tutti progetti su cui in questi due anni ho speso tutte le energie lavorative”.

 

 

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