L’ex segretario al Tesoro Usa sui fatti 2011

Timothy-GeithnerTimothy Geithner scrive di essere stato contattato per agevolare il disegno della caduta di Berlusconi

 

 

ROMA – Prima era stato Alan Friedman a rivelare i retroscena di quella torrida estate del 2011 quando il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, cominciò in gran segreto a preparare il terreno per la sostituzione di Silvio Berlusconi alla guida del governo.

Le avances informali di Napolitano già a giugno di quell’anno per sondare la disponibilità di Mario Monti per un eventuale incarico di governo; i colloqui di quest’ultimo con Romano Prodi a fine giugno in cui si concordò che “se ti chiedono di diventare presidente del Consiglio non puoi dire di no”; l’entente cordiale di agosto a St. Moritz tra lo stesso Monti e Carlo De Benedetti; il piano Passera già pronto a diventare il programma del nuovo governo; fino alla catarsi finale del 12 novembre 2011 quando Berlusconi fu costretto a lasciare Palazzo Chigi dove, come in una sliding door, entrò Mario Monti. Sono i passaggi salienti (anche se non gli unici) di un’avvincente spy story sullo sfondo di una drammatica crisi economica e finanziaria del nostro Paese che rischiò di trascinare nel baratro anche l’euro.

Dopo il clamore suscitato dalle rivelazioni shock contenute nel libro di Friedman “Ammazziamo il gattopardo” (febbraio 2014), la sordina è scesa sull’intera vicenda. A ricordarla di tanto in tanto sono solo Berlusconi e i suoi che parlano (alla luna) di “colpo di Stato”, declinandolo spesso al plurale con l’aggiunta dei governi Letta e Renzi privi entrambi del consenso elettorale.

A rinfocolare però le polemiche giunge adesso il libro “Stress Test” dell’ex Segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner, che da altra angolazione aggiunge in un certo senso credibilità e autorevolezza alla tesi dei “complottisti”. “Ad un certo punto – rivela Geithner – in quell’autunno 2011, alcuni funzionari europei ci contattarono con una trama per cercare di costringere il premier italiano Berlusconi a cedere il potere; volevano che noi rifiutassimo di sostenere i prestiti del Fmi all’Italia, fino a quando non se ne fosse andato”.

Nell’estate la situazione era peggiorata, però “la cancelliera Merkel insisteva sul fatto che il libretto degli assegni della Germania era chiuso”, anche perché “non le piaceva come i ricettori dell’assistenza europea – Spagna, Italia e Grecia – stavano facendo marcia indietro sulle riforme promesse”.

A settembre Geithner fu invitato all’Ecofin in Polonia, e suggerì inutilmente l’adozione di un piano come il Talf americano, cioè un muro di protezione finanziato dal governo e soprattutto dalla banca centrale, per impedire insieme il default dei paesi e delle banche. Gli americani infatti ricevevano spesso richieste per “fare pressioni sulla Merkel affinché fosse meno tirchia, o sugli italiani e spagnoli affinché fossero più responsabili”.

Così arrivò anche la proposta del piano per far cadere Berlusconi: “Parlammo al presidente Obama di questo invito sorprendente, ma per quanto sarebbe stato utile avere una leadership migliore in Europa, non potevamo coinvolgerci in un complotto come quello. ‘Non possiamo avere il suo sangue sulle nostre mani’”, rivela di aver detto Geithner.

A novembre si tenne il G20 a Cannes, dove secondo il Financial Times l’Fmi aveva proposto all’Italia un piano di salvataggio da 80 miliardi, che però fu rifiutato. Seguì lo showdown politico e istituzionale nella periferia debole dell’Europa. Poco dopo infatti cadde il premier greco Papandreu, Berlusconi fu sostituito da Monti, «un economista che proiettava competenza tecnocratica», e la Spagna elesse Rajoy. A dicembre Draghi annunciò un massiccio programma di finanziamento per le banche e gli europei iniziarono a dichiarare che la crisi era finita: “Io non la pensavo così”, commenta oggi Geithner. E così, ahimè, non è stato.

A fronte di una conferma così autorevole delle vicende dell’estate 2011 c’era da attendersi una reazione furente di Forza Italia. Infatti i capigruppi Renato Brunetta e Paolo Romani hanno chiesto “con ogni forza, solennità e urgenza” a Matteo Renzi di “venire a riferire in Parlamento” e al Parlamento di istituire una Commissione di indagine dotata dei più ampi poteri che la Costituzione le assegna, per far luce sul complotto che nel 2011 ha portato alle dimissioni di Berlusconi da Palazzo Chigi.

“Siamo francamente meravigliati che nessuna Procura abbia aperto un fascicolo dinanzi all’evidenza di un attentato contro la Costituzione dello Stato”, commenta Brunetta sottolineando come dopo quei fatti del 2011 “la democrazia è sospesa”. Il capogruppo di Forza Italia alla Camera si rivolge a Napolitano: “Può stringersi nelle spalle e far finta di nulla dinanzi a questo attentato gravissimo alla nostra sovranità nazionale e alla nostra Costituzione? Può il parlamento limitarsi a votare inutili fiducie a provvedimenti marginali o cimentarsi con riforme istituzionali rappezzate, ignorando questi fatti?”.

Durissimo anche il commento di Romani. “Nell’autunno del 2011 furono messe in atto delle vere e proprie manovre sotterranee contro la democrazia, ai danni del nostro leader e degli italiani”, dichiara il presidente dei senatori di Forza Italia, secondo cui le rivelazioni di Geithner mettono il sigillo a quella che ormai si può definire a tutti gli effetti una cospirazione internazionale. “Un vero proprio accerchiamento politico, istituzionale, economico e finanziario che con un colpo di mano sovvertì indebitamente la volontà popolare”, conclude Romani chiedendo con forza “un’indagine parlamentare seria, profonda e meticolosa” per fare piena luce sull’intera vicenda.

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