I colossi dell’informatica a caccia di Ancitel

Banda_larga_sliderLa fusione della società informatica dell’Anci con la Data Management. Sindacati e gruppo Engineering di traverso

 

 

ROMA – Il piano era ben studiato: bisognava trovare una soluzione alla crisi dell’Ancitel, la società attiva nei servizi informatici per la pubblica amministrazione di proprietà dell’Anci, l’associazione dei Comuni d’Italia, senza tuttavia perderne il controllo. Pur fatturando infatti oltre 20 milioni di euro l’anno, le perdite della società si sono accumulate e la prospettiva di portare i libri in tribunale non appare più un’ipotesi di fantasia.

In effetti la tensione a via dell’Arco di Travertino, a Roma è molto alta e cominciano a volare i primi “stracci”. I bene informati sostengono che qualche poltrona potrebbe addirittura saltare nel salotto hi tech dell’associazione che, a scanso di qualsiasi sorpresa, ha deciso di passare al setaccio i bilanci Ancitel, approfittando della due diligence in corso portata avanti dagli esperti contabili di Ernst & Young. Sarebbero emerse scritture contabili per rimborsi spese, subappalti e acquisti di beni e servizi, tra cui un elenco di Iphone e Ipad della Apple acquistati per ragioni non precisate, sulle quali il sindaco di Torino e presidente dell’Anci, Piero Fassino, vuole vederci chiaro.

La verifica di fatto avrebbe bloccato le procedure che erano state avviate per far entrare la Data Management, un’azienda di imprenditori vicini al Pd e all’ala renziana in particolare, tra i importanti protagonisti nel mercato italiano delle soluzioni e dei servizi per la pubblica amministrazione, nel capitale dell’Ancitel, attraverso la fusione per incorporazione con Ancidata, una srl che nel 2011 era stata creata fifty-fifty tra Ancitel e Datamanagemet, rimasta finora una scatola vuota.

Ma non sono stati solo i dubbi gestionali a bloccare i disegni di privatizzazione di Ancitel. Altri due imprevisti si sono messi di traverso. Uno si è materializzato appena hanno cominciato a circolare le prime voci attraverso una dura presa di posizione dei sindacati. In un recente incontro infatti tra il presidente dell’Anci, Piero Fassino, i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm nazionali e la rsu della sede di Roma, si è discusso della situazione di difficoltà che da più di un anno sta vivendo Ancitel.

I sindacati sostengono che “manca un piano industriale e garanzie vere a tutela dell’occupazione”, e “resta poco chiaro il progetto che l’Anci sta portando avanti per ripianare i conti della società”. Oggi Ancitel occupa 132 dipendenti, tutti in contratto di solidarietà. Occorre quindi “che al più presto venga presentato un piano industriale che faccia chiarezza sul futuro dell’azienda e sulla tutela dei posti di lavoro”.

Per quanto riguarda poi la ventilata procedura di fusione di Ancidata e Ancitel– continuano i sindacati – questa vedrebbe cambiare l’assetto azionario a favore di Data Management, oggi socio di minoranza di Ancidata, società che non darebbe sufficienti garanzie per il futuro dei lavoratori e che configurerebbe una privatizzazione strisciante della società in grado di “snaturare la missione originaria di Ancitel introducendo meccanismi concorrenziali di mercato che nulla hanno a che vedere con la funzione di servizio ai Comuni che Ancitel ha svolto sino a oggi”.

L’anello di congiunzione tra l’Anci e la Data Management, nonchè pronubo di un loro eventuale “sposalizio”, potrebbe essere considerato l’attuale sottosegretario al ministero per la pubblica amministrazione e la semplificazione, Angelo Rughetti. 47 anni, deputato del Pd di stretta fede renziana, ha svolto tutta la sua carriera all’interno del sistema Anci, fino a diventarne segretario generale e rappresentante legale nel 2004.

Per la sua campagna elettorale, agli atti ufficiali della Camera risultano 47.500 euro di contributi privati, tra cui anche la Data Management Human Resourse (ma c’è anche la sua concorrente Engineering Ingegneria Informatica). Dagli stessi atti risulta che Rughetti ne abbia spesi solo la metà, restituendo ai suoi finanziatori 25 mila euro.

Ma oltre allo stop sindacale, a rompere le uova nel paniere dei fautori dell’unione Ancitel-Data Management ci si è messo anche il colosso dell’informatica Engineering, leader in Italia nel software e servizi IT, con un forte radicamento nella pubblica amministrazione. La società romana di via San Martino della Battaglia, quotata in Borsa, gode ottima salute: fatturato 2013 a 822 milioni di euro (+6,9%), utile di 53 milioni (+26%), 7.283 dipendenti (+436 unità) e prezzo obiettivo dell’azione Engineering portato dagli analisti da 52 euro a 61,7. Giusta quindi la soddisfazione dell’amministratore delegato Paolo Pandozy e del presidente Michele Cinaglia, da un anno solo al vertice del gruppo dopo l’uscita del suo socio storico Rosario Amodeo.

Naturalmente l’azienda, per bocca della sua portavoce fa sapere che “qui da noi dell’acquisizione di Ancitel nessuno ha mai sentito nemmeno parlare”, e approfitta dell’occasione per smentire la definizione di “colosso americano dell’informatica” dal momento che “il Gruppo è stato fondato in Italia dal nostro Presidente, da sempre azionista principale (con il 34,968% delle azioni, ndr), e qui è rimasto e ha sempre pagato le tasse…… produciamo in Italia l’85% del fatturato e siamo il primo operatore italiano nell’IT”. Le azioni della famiglia Amodeo sono state comprate dal fondo Usa OEP Italy High Tech Due che con il 29,158% del capitale è oggi il secondo azionista del gruppo.

Come andrà a finire la gara tra Data Management e Engineering per catturare la preda Ancitel al momento non si sa. Ma non è affatto escluso che tra i due litiganti la società dell’Anci, pur di non cadere nelle fauci degli “americani”, finisca col restare single, scontentando qualcuno che già aveva fatto la bocca al matrimonio, ma facendo felici i dipendenti e i sindacati.

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