La lezione (inascoltata) dei Premi Nobel

Amartya-SenDue Premi Nobel e il più autorevole giornalista economico intervengono sui mali dell’Unione europea


ROMA – Dei contenuti programmatici dei prossimi cinque anni quando a Bruxelles si giocherà veramente la partita della vita per milioni di cittadini europei non c’è stata che una pallida eco, soffocata da una lato dal “fuori dall’euro” sparato come una pallottola e dall’altro dagli sterili slogan per un’Europa “diversa”.

E dire che in piena campagna elettorale ci sarebbe stata l’opportunità di fare tesoro dei contributi critici di alcuni tra i più prestigiosi pensatori mondiali proprio sui problemi di attualità dell’eurozona. La straordinaria coincidenza (passata ovviamente nell’indifferenza generale dei media) ha voluto che intervenissero sul tema a poca distanza l’uno dall’altro due Premi Nobel dell’economia e il più autorevole scrittore della materia.

Ha cominciato il Nobel Joseph Stiglitz che, in lezione davvero magistrale alla Luiss, ha messo il dito nella piaga dell’euro, dei guai che ha creato e delle misure per porvi rimedio. Com’è nello stile anglosassone, il titolo dell’intervento andava direttamente al nocciolo del problema, senza tanti giri di parole: “L’euro può essere salvato?”. La risposta di Stiglitz è sì, può essere salvato a condizione che se ne cambi la struttura e soprattutto le politiche dell’eurozona.

E a questa conclusione il professore della Columbia University arriva dopo aver passato in rassegna le principali cause che ne hanno determinato il fallimento. Si è trattato cioè di una “risposta politica alla crisi totalmente sbagliata fin dall’inizio, indotta da una malriposta fiducia nel mercato, che non è affatto efficiente e le cui perturbazioni non si autocorreggono; di un clamoroso errore come quello di far convergere le valute; di applicare alla malattia la cura sbagliata dell’austerity; dell’assenza di qualsiasi politica industriale; di una Banca centrale concentrata solo sul controllo dell’inflazione; di interventi come il taglio della spesa pubblica e la riduzione dei salari che hanno determinato un’ulteriore flessione della domanda”. La conclusione di Stiglitz è che “se fossi stato io ad esaminare le idee della troika le avrei bocciate”.

Tutti questi errori, secondo il premio Nobel, hanno causato due profondi vulnus nei sistemi economici di molti paesi e di quelli mediterranei in particolare: la crisi del debito sovrano, perché assunto in una moneta non controllabile (gli Stati Uniti pagano i loro debiti stampando dollari) e un sistema inefficiente e instabile, non rimediabile con regimi fiscali divergenti.

Il giudizio sulla politica comunitaria è amaro e preoccupato. “Si celebra la fine della crisi, ma questo non significa affatto che ci sarà una ripresa solida e che la disoccupazione, soprattutto giovanile, non peserà sul ritmo della ripresa. Oggi la produzione per addetto è inferiore a prima della crisi. Nei paesi in fase di depressione, tra cui l’Italia, i giovani hanno ripreso ad emigrare e questo è un altro fattore che peserà sul ritmo e sulla qualità della ripresa economica. C’è stato in Europa un enorme spreco di risorse umane a causa di errori politici che, con l’euro, hanno fatto pagare un prezzo enorme ai cittadini, fino a mettere in pericolo la democrazia e, in ultima istanza, a rischiare di compromettere il progetto europeo”.

Che si può fare per salvare l’euro? Nel breve, secondo Stiglitz, si possono adottare misure di pronto soccorso, come l’unificazione del sistema fiscale, gli eurobond, un sistema finanziario centralizzato, la tassazione delle plusvalenze per riequilibrare le diseguaglianze, la disponibilità di credito per la crescita e l’adeguamento del tasso di cambio dell’euro.

Mentre Stiglitz  finiva la sua prolusione, un altro premio Nobel, Amartya Sen, considerato il più grande economista vivente scriveva: “I cittadini europei non accettano più l’austerity. La situazione nel vostro continente è drammatica, deve cambiare. La soluzione non è uscire dall’euro, ma uscire dalle sue politiche sbagliate. Dovete riscoprire la lezione che l’Europa applicò dopo la seconda guerra mondiale. D’altronde David Ricardo ci insegnò l’importanza dei prezzi relativi. Ora l’euro ha imposto la stessa parità di cambio alla Germania e alla Grecia senza preoccuparsi dei rispettivi livelli di prezzo e di competitività………Io sono a favore dell’euro. ma è stato un errore avere una moneta unica senza l’unione del sistema bancario, trascurando il ruolo delle altre istituzioni e trascurando i prezzi relativi………E poi c’è la lezione di John Maynard Keynes: in periodo di alta disoccupazione l’ultima cosa da fare sono i tagli alla spesa pubblica. Non possono che peggiorare la disoccupazione giovanile”.

Ma chissenefrega di questi preziosi consigli forniti disinteressatamente dai più alti pensatori del secolo. Meglio dar credito alle boutade sparate a ruota libera da Matteo Renzi, o alle sceneggiate di Grillo, o ai vaneggiamenti nostalgici di Berlusconi, che non rileggersi quello che scriveva qualche giorno fa sul “Financial Times” Martin Wolf, il giornalista britannico unanimamente considerato uno dei più influenti scrittori mondiali di economia.

Dice Wolf: “Il nostro sistema finanziario è palesemente instabile perchè lo Stato prima ha concesso alle banche private di creare quasi tutto il denaro che circola nell’economia, poi si è visto costretto a sostenerlo nello svolgimento di tale funzione”. Oltre ai trilioni di dollari, sterline, euro creati dal nulla dalle banche sotto forma di depositi, circolano nel mondo, al di fuori delle piattaforme regolamentate, centinaia di trilioni di derivati, pure essi creati dalla banche private. Si tratta di una massa di denaro potenziale che gira per il mondo in quantità decine di volte superiori alla produzione e allo scambio di beni e servizi reali. “Soltanto una forte riduzione del potere ‘creativo’ delle banche può far uscire i governi Ue dal ruolo di burattini del potere finanziario che attualmente svolgono”. Ma voi pensate davvero che qualcuno a Roma, a Bruxelles o a Francoforte oserà fare qualcosa per mettere la museruola alle banche?

Potrebbero interessarti anche