La ricreazione di Matteuccio è finita

Palazzo_Berlaymont_BruxellesBruxelles detta a Renzi una dettagliata agenda in otto punti. Evitata in extremis la manovra aggiuntiva

 

 

ROMA – Con le “raccomandazioni” arrivate ieri da Bruxelles tutte le chiacchiere, i proclami, in una parola lo “storytelling” di questi mesi del premier è stato bruscamente riportato con i piedi per terra. Alla vigilia del semestre di presidenza italiana, la Commissione ha messo nero su bianco un “cahier de doléances” pesantissimo nei nostri confronti, che terminava con la bocciatura della richiesta italiana dello slittamento di un anno – dal 2015 al 2016 – del pareggio strutturale di bilancio. All’ultimo momento quest’ultimo passaggio, che avrebbe comportato la necessità di una immediata manovra di rientro, è stato temporaneamente sospeso.

Ma la sostanza non cambia di una virgola. La Commissione contesta le stime che sorreggono il piano economico del governo italiano. La crescita del Pil prevista nella misura dello 0,8% quest’anno secondo Bruxelles non è credibile (sarà tanto se crescerà dello 0,6%) e i ricavi dalle privatizzazioni e dalla spending review sono considerati eccessivamente ottimistici. La conclusione è che si rende necessaria una “manovra aggiuntiva” di correzione dei conti pubblici, anche per scongiurare il previsto aumento del debito pubblico, che quest’anno è destinato a crescere ancora, dal 132,6% del Pil al 134,9%.

“L’esenzione richiesta dall’Italia di deviare dal percorso verso gli obiettivi di medio termine non può essere concessa a causa del rischio di non conformarsi con gli obiettivi di riduzione del debito”. Era scritto letteralmente così nella bozza di raccomandazione il verdetto Ue che avrebbe inchiodato il governo agli impegni presi con Bruxelles sul fronte del pareggio strutturale di bilancio. Quel fatidico paragrafo 9 è stato “sbianchettato” nella notte di domenica o addirittura lunedì mattina e in effetti non compare nel testo finale.

A parte però il dispositivo, in quello stesso paragrafo 9 resta scritto che “le previsioni di primavera 2014 della Commissione indicano una non conformità con il parametro di riferimento della riduzione del debito nel 2014 poiché l’aggiustamento strutturale prospettato (soltanto 0,1 punti percentuali del Pil) è inferiore all’aggiustamento strutturale richiesto di 0,7 punti percentuali”. Per usare un eufemismo, invece della brutta parola “manovra aggiuntiva”, la Commissione dice: “Servono sforzi aggiuntivi, anche nel 2014, per rispettare i requisiti del Patto di stabilità e crescita”. Al governo, però, non viene imposto di rientrare subito e questo pare accontentare per il momento il governo Renzi.

Segue la lista degli 8 punti dolenti, in qualche caso accompagnati anche dall’orizzonte temporale considerato ottimale. Oltre a prescrivere il rafforzamento delle misure di bilancio, il documento invita Palazzo Chigi a muoversi rapidamente sul fronte dell’efficienza della pubblica amministrazione e della buona gestione dei fondi europei, a rafforzare il settore bancario e a usare in modo diverso gli ammortizzatori sociali puntando all’effettivo reinserimento dei lavoratori. Nel mirino di Bruxelles finiscono anche la qualità del sistema scolastico con le sue ricadute sul capitale umano, la corruzione, la giustizia civile, la ripartizione della spesa sociale, gli ostacoli alla concorrenza che ancora ingessano molti settori e l’efficienza degli appalti pubblici. All’ultimo punto, dedicato interamente ai trasporti, si chiede di garantire l’operatività dell’Autorità di regolazione entro il prossimo settembre e di approvare l’elenco delle infrastrutture strategiche in ambito energetico.

Delle critiche al piano economico del governo italiano, così come dei rilievi più o meno severi nei riguardi degli altri 27 paesi, si discuterà nel Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo del 26-27 giugno. Comunque le “raccomandazioni” arrivate ieri a Roma hanno fatto capire a Renzi&C. qual è il clima che li aspetta a Bruxelles con la vecchia e con la nuova Commissione che verrà. Se l’ex sindaco di Firenze pensa che la Commissione Juncker sarà diversa da quella Barroso e che con Bini Smaghi o Moavero al posto di Tajani si possa “cambiare l’Europa”, se lo tolga subito dalla testa. Se questi fossero i soli strumenti di cui dispone per fare la rivoluzione, il semestre italiano potrebbe rivelarsi un calvario.

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