Ignazio Marino si avvicina al capolinea

Marino_slider_ter L’imminente rimpasto di giunta prima dell’eventuale commissariamento. I “mal di pancia” del partito romano

 

 

ROMA – Piovono pallettoni incatenati sulla giunta Marino. Per la verità molti se li va a cercare direttamente il sindaco, ma altri gli arrivano, a sua insaputa, tra capo e collo. E’ il caso, per esempio, della recente bocciatura del bilancio 2013 da parte dei revisori contabili del Comune. L’Oref infatti ha espresso “parere con riserva, eccezioni e rilievi per l’approvazione del rendiconto 2013. Si richiede pertanto di provvedere ad adottare i provvedimenti di competenza”.

Anche in questo caso all’increscioso incidente di percorso, Ignazio Marino c’ha aggiunto del suo. Il rapporto dei revisori infatti è arrivato sul suo tavolo il 29 aprile, un giorno prima cioè che la giunta discutesse e approvasse la bozza di bilancio 2014. E’ assai improbabile che “sottoMarino” (come lo chiama Dagospia) non conoscesse il documento. Possibile invece che ne abbia sottovalutato la portata e che l’abbia ritenuto ininfluente.

D’altronde non ci voleva quest’ultimo episodio per convincere le forze politiche che sostengono la giunta Marino in Campidoglio a cercare una via d’uscita all’impasse in cui l’ex chirurgo le ha cacciate. Anche Palazzo Chigi è arrivato alle stesse conclusioni e spinge il partito a trovare senza indugio una soluzione. Il crollo dell’indice di gradimento del sindaco della Capitale non è certo sfuggito a nessuno.

Dopo le figuracce inanellate nelle nomine ai vertici dell’amministrazione, la “serrata” dei servizi pubblici minacciata dopo lo stop al provvedimento ‘Salva Roma’, l’attacco sconsiderato al Consiglio comunale, o le ultime uscite estemporanee sull’istituzione di quartieri a luci rosse per togliere le prostitute dalla via Salaria, oppure i matrimoni vip al Colosseo per racimolare un po’ di soldi, la misura è ormai colma. Nessuno più nel Pd romano (già scosso da sussulti tellurici) e in quello nazionale scommette più sul fatto che Ignazio Marino possa restare in Campidoglio ancora quattro anni.

D’altronde le scadenze incombono e non c’è tempo da perdere. Oltre al il rinvio del pagamento della Tasi, giustificato con le lentezze di un Consiglio comunale “poco smart”, lunedì prossimo la maggioranza si riunisce per definire il piano di rientro del debito. La povera Silvia Scozzese, ex responsabile finanze locali dell’Anci, neo assessore al bilancio dopo le dimissioni di Daniela Morgante, è dunque alle prese con scottanti dossier.

La “fase due” del governo Marino comunque è scattata, sotto l’occhio sempre più vigile di Matteo Renzi. Innanzitutto il rimpasto: oltre alla Morgante, c’è anche da sostituire all’assessorato alla Cultura la dimissionaria Flavia Barca. Al suo posto potrebbe andare Giovanna Marinelli, ex Eti ed ex Teatro di Roma, già collaboratrice storica del compianto Gianni Borgna. Si torna a parlare anche del ruolo di vice sindaco, nonostante il buon risultato elettorale di Sel che non dovrebbe rimettere in discussione la posizione di Luigi Nieri. Ma non è detto che la poltrona non possa essere sdoppiata con l’ingresso della renziana doc Lorenza Bonaccorsi, molto vicina al sottosegretario Luca Lotti, uno dei collaboratori più stretti di Renzi. In corsa potrebbe esserci anche il presidente del consiglio comunale Mirko Coratti, che con l’area popolare si è avvicinato molto al premier.

Ma una volta avviato il risiko altre pedine potrebbero essere spostate. Tra questi potrebbe entrare nell’esecutivo comunale o succedere a Coratti alla presidenza dell’aula Giulio Cesare Fabrizio Panecaldo, attuale coordinatore della maggioranza capitolina. Altra possibile new entry quella di Patrizia Prestipino, seguace della prima ora dell’ex sindaco di Firenze: per lei ci potrebbe essere l’assessorato allo sport, se Luca Pancalli decidesse di lasciare l’incarico.

In uscita invece è data Rita Cutini, responsabile delle politiche sociali, che potrebbe essere sostituita da Daniele Ozzimo, in un valzer di deleghe che comprenderebbe anche Paolo Masini e Alessandra Cattoi. Insomma, qualcuno sostiene che stiamo per assistere ad un’iniezione di renziani doc per blindare, almeno per qualche tempo, la permanenza di Marino in Campidoglio.

Ma sono in pochi a scommettere che l’estremo tentativo possa riuscire. Se anche la nuova formazione non dovesse fare “goal” non rimarrebbe che la via del commissariamento politico. In quel caso, secondo i malpensanti, Renzi avrebbe in mente già un nome e un volto, quello del sottosegretario al Tesoro Giovanni Legnini che, pur essendo un bersaniano di ferro, ha fama di provetto amministratore e conoscitore delle cose romane.

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