L’Italia esce dal Mondiale. Vergogna!

Italia_Uruguay_sliderGli azzurri tornano a casa. Senza gioco, senza idee, tutti i reparti hanno fallito. Le dimissioni del ct e del vertice del calcio

 

 

ROMA – Per una volta ci permettiamo di prendere a prestito da Indro Montanelli il titolo del suo libro “Ve lo avevo detto”. Modestamente, cinque giorni prima dell’inizio del Mondiale scrivevamo: “La squadra di Prandelli ha mostrato tutti i limiti di lentezza e di sterilità messi in mostra nelle ultime prove premondiali. Con l’aggravante di amnesie difensive ancor più evidenti di quelle denunciate persino nel ridicolo pareggio con il Lussemburgo.

“A sei giorni insomma dal debutto nel mondiale brasiliano, la squadra italiana non è sicuramente a posto. La difesa fa acqua, il centrocampo senza Pirlo (Verratti ne è una bella copia) non ha né capo né coda, mentre in attacco si continua ad insistere su Balotelli che più che prendere calcioni ogni volta che tocca palla e rischiare l’espulsione per fallo di reazione, in questo momento non sembra in grado di produrre. I vecchi vizi non sono stati corretti e i giovani talenti non emergono (fatta eccezione per il trio Zeman, Verratti-Immobile-Insigne). Prandelli invece continua a professarsi ottimista ed ha assicurato che gli azzurri saranno brillanti per l’esordio.

“Di Prandelli non si discutono l’onestà intellettuale e la dirittura morale. Destano invece perplessità le sue scelte tecniche, le sue regole morali applicate con criteri intermittenti e il rinnovo anticipato del contratto con la Figc che gli consentirà di portare a casa più di un milione e mezzo di euro all’anno, cioè il quadruplo dei 239 mila euro che costituiscono l’appannaggio del Presidente della Repubblica”.

Questo scrivevamo in epoca non sospetta. Oggi, dopo l’ignominia della sconfitta con l’Uruguay e l’uscita anticipata dal campionato del mondo (con il corollario di dimissioni a catena al vertice del pallone) tutti danno addosso al commissario tecnico. E’ inutile aggiungere che quegli stessi censori sono gli stessi che appena dieci giorni fa applaudivano alla squadra italiana vincitrice sull’Inghilterra e al suo condottiero.

C’è qualcuno che ha proposto di promuovere a disciplina olimpica l’attitudine, tutta italiana, di salire sul carro del vincitore e di scendere, con altrettanto tempismo, da quello del perdente, che poi è la stessa cosa. Certo ci vuole una bella faccia tosta a scrivere, o a dichiarare in tv che Balotelli è qualcosa più di un “sola” e che andare in Brasile con due soli attaccanti di ruolo (lasciandone peraltro uno in panchina) è stata una mossa suicida.

Se si volesse trovare a tutti i costi una nota positiva nel disastro brasiliano sarebbe quella della ritrovata verità sul calcio italiano. Una galassia autoreferenziale fatta di dirigenti più che modesti, di corifei (giornalisti, conduttori, pseudo tecnici, tifosi) collusi, quando non anche prezzolati, di giocatori milionari e adulati oltre ogni ragionevolezza. Ripartire da zero per ricostruire l’edificio dalle fondamenta è sempre un’opera ardua. Se poi la materia prima è qualitativamente scadente, l’impresa si fa disperata.

Potrebbero interessarti anche