Gravi minacce sanitarie dall’immigrazione

TerrafermaI primi casi di tbc tra i nostri operatori. Intervista esclusiva al direttore del dipartimento malattie infettive dell’ISS

 

 

 

ROMA – Le navi della Marina Militare inserite nel dispositivo aeronavale interforze Mare Nostrum sono state impegnate nello scorso fine settimana prestando soccorso ad oltre 5000 migranti. La fregata Grecale con a bordo 566 migranti (e circa 30 salme stivate nella zona prodiera del barcone) e la corvetta Chimera con 353 sono arrivate ieri nel porto di Pozzallo. La nave anfibia San Giorgio con a bordo 1170 migranti è arrivata ieri a Taranto, come il pattugliatore d’altura Dattilo della Capitaneria di Porto con a bordo 1096 migranti arrivati nel porto di Augusta. La rifornitrice Etna con a bordo 1044 migranti arriva oggi a Salerno. Il mercantile Mare Atlantic con 235 sono arrivati ieri nel porto di Messina, come la motovedetta della Capitaneria di Porto 906 Corsi che ha sbarcato 341 migranti a Porto Empedocle. Nel porto di Trapani sono arrivati 105 migranti con il mercantile City of Beirut e 190 con il mercantile Ticky.

Il pattugliatore Orione con 396 migranti a bordo incrocia a largo di Pozzallo senza poter attraccare per il sospetto di un giovane di incerta nazionalità affetto da febbre emorragica. Ma della terribile, eventuale minaccia parliamo nell’approfondimento che segue questo stesso reportage.

Questa non è la cronaca di un weekend di ordinaria solidarietà. Questo è il bollettino di un’invasione, l’ “I Day” (Immigration Day)! Quando sarà finita l’estate gli immigrati sbarcati in Italia saranno all’incirca lo stesso numero di soldati alleati sbarcati in Normandia nel giugno del ’44. Ma quelli venivano a liberare l’Europa.

Se non ci fossero i morti a giustificare i salvataggi, gli inventori dell’operazione Mare Nostrum potrebbero essere accusati di attentato alla sicurezza dello Stato. Sotto il profilo politico l’operazione si è rivelata un paradossale fallimento dal quale il governo non sa più come uscire. Né da destra né da sinistra ci sono idee per frenare gli sbarchi. L’unico a tuonare contro l’immigrazione alluvionale è rimasto il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, che accusa Renzi e Alfano di “avere le mani sporche di sangue”.

In effetti da mesi l’esecutivo è in totale surplace, aspettando che l’Unione europea dia un segno di corresponsabilità, a cui in verità credevano fino a ieri solo Renzi e i suoi. Quel segno non è arrivato dal vertice dei capi di Stato (anzi ne è arrivato uno contrario che non stanzia nemmeno un euro in più di quanto già stabilito) e ora dobbiamo cavarcela da soli.

Uno degli aspetti più preoccupanti di una migrazione dalle dimensioni epocali è il problema sanitario che l’accompagna. Già nei giorni scorsi il Sindacato autonomo di polizia (Sap) ha accusato il Viminale di essere il primo responsabile della tubercolosi contratta da cinque agenti di polizia, in servizio nel porto di Catania senza profilassi, durante le operazioni di sbarco dei migranti. Una disorganizzazione che avrebbe portato a inviare poliziotti al porto senza adeguate vaccinazioni. “Tutto questo perché il proprio il ministero e il dipartimento della Pubblica Sicurezza hanno tenuto nascosto, per circa 20 giorni, il fatto che durante uno degli sbarchi di immigrati avvenuto i primi di giugno è stata riscontrata la presenza di infezione Tbc in uno degli stranieri”, ha proseguito il sindacato.

Anche Luca Marco Comellini, segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm), aveva parlato di altri casi di militari contagiati durante l’operazione Mare Nostrum: “Apprendo con estrema preoccupazione da fonti interne alla Marina militare che altri tre militari degli otto imbarcati sulla Nave Grecale impegnata nelle operazioni di soccorso ai migranti, Mare Nostrum, che lo scorso 9 giugno risultarono positivi al ‘Tubertest’ per la rilevazione della Tbc, sono risultati positivi anche al test ‘Quantiferon’, quindi ammalati. Tuttavia, e ciò mi sembra assurdo, sono stati giudicati idonei al servizio e quindi posti in temporaneo imbarco su un’altra unita navale, con la prescrizione di assumere la terapia farmacologica per debellare l’infezione da micobatterio della tubercolosi”.

Il leader leghista Salvini, abbiamo già visto, ha espresso preoccupazione per il rischio scabbia chiedendo provvedimenti urgenti e annunciando il suo arrivo in Sicilia per constatare la situazione. Si è parlato, in questi giorni, anche di trasmissione della poliomelite, ma il fenomeno è stato sbrigativamente liquidato perché “riguardante soprattutto chi arriva dalla Siria dove, per la guerra, è cessata la campagna di vaccinazione di massa”. Beh, allora stiamo tranquilli!

L’unico provvedimento adottato è il protocollo di intesa firmato dal ministero della Salute e dallo Stato Maggiore della Marina Militare italiana. L’accordo, entrato in vigore sabato 21 giugno, prevede che personale sanitario del Ministero della salute, con specifica formazione per la gestione delle problematiche connesse a malattie infettive e alla quarantena, partecipi all’operazione Mare Nostrum in modo stabile. Dottori e infermieri quindi saranno a bordo delle unità navali della marina militare impegnate nei soccorsi ai migranti provenienti dalle coste dell’Africa, per effettuare le dovute operazioni di controllo sanitario già prima che i migranti arrivino nei porti italiani. Come si farà ad effettuare tali controlli a più di mille persone imbarcate sulla stessa nave nelle poche ore che intercorrono tra il soccorso in mare e l’arrivo in porto lo sanno solo le alte sfere militari e i dirigenti del ministero della Salute.

Vista comunque la superficialità con cui le autorità italiane hanno trattato fin qui questa delicatissima materia, la decisione del ministero della Salute rappresenta pur sempre un passo in avanti. Perché se si guarda alla nostra legislazione in tema di controlli sanitari c’è veramente da tremare. La priorità infatti è assistere e controllare la diffusione di eventuali forme infettive, ma solo garantendo, a chi ne fa richiesta (!!), un immediato accesso alle nostre strutture sanitarie. In situazioni di emergenza come queste la migliore prevenzione si attua grazie ad azioni di diagnosi precoce e sorveglianza epidemiologica, ma da noi queste azioni sono possibili solo quando chi è in situazione di difficoltà è libero di rivolgersi alle strutture di assistenza.

In Italia infatti la normativa in vigore stabilisce regole tra le più permissive al mondo: non sono previste visite mediche di controllo per il rilascio del permesso di soggiorno; gli stranieri trattenuti nei centri di accoglienza ricevono, gratuitamente, cure di pronto soccorso sanitario e, in caso di necessità, sono ricoverati in luoghi di cura adeguati; l’accesso alle strutture sanitarie non comporta alcun tipo di segnalazione alle autorità di pubblica sicurezza.

In Francia la visita di controllo è obbligatoria all’atto della concessione del primo permesso di soggiorno. Finalità della visita è l’individuazione di eventuali patologie (es.Tbc) il cui accertamento implica la necessità di sospendere l’autorizzazione al soggiorno in territorio francese. Analoga misura viene intrapresa anche in caso di gravi disturbi mentali che potrebbero compromettere la sicurezza delle persone. Nel caso di individuazione di focolaio di tubercolosi il paziente deve essere dichiarato contagioso e questo esclude la possibilità di risiedere in Francia. Per quanto riguarda il virus HIV non sono osservate analoghe precauzioni ma viene data la possibilità di individuazione del virus in modo anonimo e gratuito.

Non parliamo poi della Germania dove la normativa che regola il soggiorno degli stranieri non prevede alcun diritto all’assistenza sanitaria per coloro che non sono in regola con le norme di soggiorno. E’ fatto inoltre obbligo a tutte le autorità pubbliche medico-ospedaliere di denunciare all’ufficio stranieri la presenza di immigrati irregolari. Non è previsto il controllo sanitario all’atto della concessione del primo permesso di soggiorno, tuttavia le Ambasciate tedesche presso i paesi ove vi sono epidemie o malattie endemiche, possono chiedere una visita medica prima di erogare il permesso di soggiorno.

Da noi, invece di intervenire con misure drastiche come la situazione di assoluta drammaticità richiederebbe, si continua a studiare. Domani a Roma presso il Comando in Capo della Squadra Navale si terrà una giornata di studio dal titolo: “Flussi migratori: impatto sulla Sanità Pubblica”. I vertici del Corpo Sanitario della Marina si confronteranno con i rappresentanti del mondo clinico e scientifico per individuare i potenziali rischi per la salute direttamente o indirettamente correlabili ai flussi migratori.

 

Quel mostro chiamato Ebola

La notizia è apparsa solo nelle pagine interne di alcuni quotidiani: la nave della Marina Militare Orione non approderà in nessun porto prima che gli infettivologi abbiano accertato la vera natura della malattia infettiva da cui è affetto uno dei profughi a bordo. Il dubbio che possa trattarsi di Ebola non è stato confermato, ma per ora neppure escluso.

Secondo le stime più recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’epidemia di Ebola scoppiata in Guinea all’inizio di quest’anno si è rapidamente estesa in Sierra Leone e Liberia e ha già provocato la morte accertata di 350 persone su 567 contagiati. Ma i numeri aumentano di ora in ora. “L’epidemia è fuori controllo”, dichiara il dottor Bart Janssen, direttore delle operazioni di Medici Senza Frontiere,

La scala di diffusione dell’epidemia è, per numero di contagi e per estensione geografica delle località toccate, la più grave in assoluto dal 1976, anno in cui il virus fu per la prima volta identificato nell’uomo. Gran parte dell’Africa Occidentale è ormai interessata dall’epidemia. Alle tre nazioni già investite dall’uragano Ebola, si sono aggiunte negli ultimi giorni la Costa d’Avorio, la Repubblica democratica del Congo, il Gambia, il Ghana, il Senegal, l’Uganda, il Mali e la Guinea-Bissau.

Di fronte all’estendersi delle aree di contagio, “Romacapitale.net” ha voluto raccogliere direttamente il parere degli esperti sulla gravità della situazione e sui pericoli che anche il nostro Paese, attraverso il fiume inarrestabile di rifugiati africani, potrebbe correre. Abbiamo chiesto al prof. Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’Istituto Superiore di Sanità, se possiamo ritenerci al sicuro da eventuali rischi epidemici del virus Ebola.

“In medicina nulla può essere escluso in via assoluta – ci dice il direttore – le posso dire invece che quel rischio è certamente molto remoto per una ragione al tempo stesso pratica e clinica”. In che senso? “L’area interessata dall’epidemia, per quanto ampia, è circoscritta all’Africa occidentale sub sahariana, lontana cioè migliaia di chilometri dalle sponde del Mediterraneo da cui partono i migranti. Ora, dato che il tempo di incubazione della malattia non è molto lungo (10/15 giorni al massimo), le assicuro che una persona che ha contratto il virus non è certo in grado di viaggiare”.

Perché, quali sono gli effetti del virus? “Il virus comunemente chiamato Ebola provoca febbri emorragiche, diarrea, diffusi dolori articolari e problemi al sistema nervoso centrale”. E qual è il suo tasso di mortalità? “Si tratta di un virus estremamente aggressivo. Ebola infatti ha una percentuale di fatalità del 68% tra le persone colpite”.

Misure di prevenzione, precauzioni, profilassi, si può fare qualcosa per ridurre ancora quella bassissima percentuale di rischio epidemico di cui lei ha parlato? “Come lei sa, non esiste ancora un vaccino anti Ebola. Le difficoltà che si stanno incontrando nel contenere l’epidemia in Africa occidentale sono dovute probabilmente a motivi logistici e ambientali, nonché all’assenza totale di norme igienico sanitarie. In ogni caso il virus si diffonde per contatto diretto e non per via aerea, al contrario della Sars, quindi Ebola, nella malaugurata ipotesi che si manifestasse in paesi industrializzati, potrebbe essere più facilmente tenuto sotto controllo”

L’uomo può essere portatore sano del virus? “No, portatori sani sono molto probabilmente le cosidette volpi volanti, grossi pipistrelli delle foreste tropicali. Per arrivare all’uomo il virus potrebbe essere passato dalle volpi volanti alle scimmie, o altri animali della foresta, e infine all’uomo attraverso il fenomeno del bush-meat, cioè la carne di questi animali mangiata dall’uomo”.

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