Google cancella un articolo del 2007

GoogleIn base alla sentenza della Corte Europea e scoppiano le polemiche

 

ROMA – E’ stato esercitato per la prima volta da Google il diritto all’oblio sul web affermato da una recente sentenza della Corte Europea e subito sono scoppiate le polemiche. Il motore di ricerca più famoso del mondo aveva acconsentito a cancellare dal proprio archivio un articolo del 2007 in cui un noto columnist della Bbc, Robert Peston, criticava un banchiere di Wall Street nel suo blog sul sito dell’emittente britannica.

Non è chiaro chi abbia richiesto di rimuoverlo, ma ovviamente il risultato è stato un altro: come ha riferito il Times di Londra, anzichè scomparire per sempre, il blog di Peston è stato immediatamente rilanciato da Twitter e in meno di un’ora era già diventato virale sui social network, ricevendo anche numerosi commenti. Non sono arrivate però dichiarazioni ufficiali da parte di Google.

Peston si è subito scagliato contro la rimozione del blog, sostenendo che così facendo Google “uccide il giornalismo”. Altri commentatori britannici hanno reagito con sdegno, osservando che la decisione, scrive il Times, “conferma i timori che il verdetto della Corte Europea aiuterà i ricchi e i potenti a censurare informazioni imbarazzanti ma veritiere sul loro conto”.

Ma le conseguenze della decisione presa dal colosso di Mountain View non finiscono qui. Infatti si stima che le richieste di rimozione di link arrivate a Google da tutta Europa tra il 29 maggio e il 30 giugno siano quasi 70 mila, e Google ha reso noto che le richieste includono le motivazioni più varie: un politico che vuole essere rieletto, un uomo condannato per possesso di materiale pornografico sui minori e un medico che ha ricevuto recensioni negative dai suoi pazienti sul web.

“Il cosiddetto diritto di essere dimenticati dovrebbe essere chiamato diritto di censurare il giornalismo e riscrivere la storia”, afferma il professor Adam Thierrer, esperto di media della George Mason University. Alcuni osservatori sostengono che Google abbia deliberatamente applicato alla lettera la sentenza della Corte proprio perché sapeva che ciò avrebbe creato un caso, dunque nella speranza che servisse a contestarla.

Potrebbero interessarti anche