Dibattito in salita per le riforme

senato-sliderChiti e Mineo intervengono in Aula. Lancia ultimatum la Lega. L’allungamento dei tempi del dibattito in Senato

 

ROMA – Il clima (politico, non solo meteorologico) in Senato si va facendo di ora in ora più rovente. Sul disegno di legge governativo per le riforme le opposizioni e i dissidenti interni ai partiti della maggioranza sono scesi in campo stamattina decisi a vendere cara la pelle.

Ad aprire le ostilità in aula è stato il capo dei “frondisti” del Pd, Vannino Chiti, che ha definito il suo dissenso “senza motivo di gioia”. “Non esiste una democrazia senza cittadini – ha dichiarato il senatore – Compito nostro dovrebbe essere non chiuderla in piccole stanze di addetti ai lavori”. L’avvertimento è che “stiamo imboccando in senso contrario l’autostrada della democrazia”. E rispetto al dissenso nei confronti del Partito democratico aggiunge: “Penso che i partiti siano fondamentali però penso anche che ognuno di noi debba rispondere alle proprie convinzioni e alla propria coscienza almeno sui temi che riguardano la costituzione. Il mio intervento non è facile. Mi trovo ad avere posizioni differenti da quelle del partito di cui faccio parte e non è facile”.

La conclusione è stata dedicata a una citazione del sociologo Juergen Habermas: “La legittimità di una Carta costituzionale ha come presupposto la partecipazione politica dei cittadini” e la capacità di risolvere i conflitti non solo a colpi di maggioranza ma nell’ambito di “un processo di argomentazione sensibile alla ricerca della verità”. In questo senso Chiti ha auspicato, alla fine dell’intervento segnato da diversi applausi dell’aula, che la discussione e il confronto sulla riforma proseguano su binari costruttivi. “Siamo eretici se sosteniamo che i cittadini sono sovrani e si riconosce a loro che con il voto hanno diritto di scegliere? L’ombra è quella di un presidente eletto senza i contrappesi forti di un Senato eletto dai cittadini e quella di un modello regionale che diventa nazionale”.

A queste parole ha fatto eco Corradino Mineo: “Sono passati oltre due mesi dal mio allontanamento dalla commissione, sono cambiate tante cose. Il governo ha smussato gli spigoli, sono passati 11 dei  12 punti del famoso odg Calderoli che fu a maggio la pietra dello scandalo. Io mantengo il mio dissenso e voterò l’emendamento Chiti sull’elezione diretta. Ma la questione che più allarma è la sproporzione tra il numero dei senatori e dei deputati, rende secondario il ruolo del nuovo Senato”.

Anche Walter Tocci, uno dei 16 dissidenti del Pd, nell’intervento odierno applauditissimo dai senatori contrari alle riforme, ha sostenuto che con il combinato disposto delle riforme e dell’Italicum si arriverà a un “presidenzialismo selvaggio senza contrappesi”, con il paradosso che anche “la decisione più grave”, cioè la dichiarazione di guerra, diventerebbe un atto “di parte”.

Parole che risuonano nelle critiche dei dissidenti berlusconiani, come Cinzia Bonfrisco, che dichiara: “Stiamo assistendo ad un evidente restringimento della sovranità popolare, si fa l’opposto delle cose che bisognerebbe fare visto che la democrazia necessita di una riforma di quel bicameralismo perfetto che da tempo in tanti riteniamo superato. Ma questo ‘Senatellum’ è frutto di un analfabetismo istituzionale, restringe la democrazia e questo non l’hanno chiesto gli italiani”. La riforma – aggiunge la senatrice di Forza Italia – produrrà “una versione moderna dell’aula ‘sorda e grigia’”, lontana dalle ambizioni del centrodestra. “Agli italiani – conclude – bisogna lasciare la libertà di giudizio e quella di voto”.

Per la verità anche tra i sostenitori della posizione governativa qualche dubbio emerge. E’ il caso di Tabacci che mette tutti sull’avviso: “Purtroppo sembra ci sia un malcelato e diffuso scetticismo in Europa sul percorso riformatore avviato in Italia. Noi crediamo al progetto riformatore messo in campo da parte del Premier Renzi per i prossimi mille giorni. All’ottimismo della volontà, però, deve corrispondere un percorso chiaro sulle riforme economiche necessarie per far ripartire il Paese”.

E in effetti per l’andamento del dibattito, oltre che per i 7000 e passa emendamenti presentati da tutti i gruppi, il problema dei tempi di approvazione della riforma diventa di stretta attualità. E’ possibile che tutto slitti a settembre? “E’ impossibile – risponde il capogruppo Ncd al Senato, Maurizio Sacconi – Noi faremo la nostra parte affinché il voto arrivi prima della pausa estiva. Mi affido alla responsabilità dei partiti e alla capacità di mediazione del presidente del Senato”.

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