L’opera lirica “mutilata” dagli scioperi

teatro-opera-SLIDERCgil e Cisal non mollano la presa su tagli e ristrutturazioni. L’appello di Marino

 

 

ROMA – E così anche la seconda rappresentazione della Bohème è andata in scena a Caracalla con il solo pianoforte, per lo sciopero proclamato da Fials e Cgil. Al Teatro dell’Opera di Roma non è restato che annunciare che lo spettacolo sarebbe stato gratuito, “aperto alla città fino all’esaurimento dei 4 mila posti” (3mila già prenotati da chi aveva acquistato il ticket), mentre i biglietti acquistati “verranno completamente rimborsati”.  Comunque la serata, nonostante la grave “mutilazione”, ha fatto registrare il tutto esaurito.

Continua insomma il braccio di ferro che da settimane paralizza il teatro tra il rinnovato cda e una parte del sindacato di settore (Cisl e Uil infatti hanno firmato l’accordo). E come spesso accade quando lo scontro si radicalizza, si fa fatica a comprendere fino in fondo le ragioni dell’uno o dell’altro litigante.

A sentire i lavoratori una situazione così grave non si era mai vista in questo settore. “Negli ultimi 8 anni – dice Loris Grossi, trombone, da 35 anni nell’orchestra romana – si sono fatte 7 leggi sulle fondazioni lirico-sinfoniche e sono sempre leggi punitive, che vanno a peggiorare la situazione. Noi lottiamo per salvaguardare la produttività di questo teatro, oltre che il nostro lavoro. L’organico da 631 lavoratori è ridotto a 460. E se non bastasse? A dicembre potrebbero scendere a 400? La paura – prosegue Grossi – è che vogliano trasformare il Teatro in un contenitore vuoto per produzioni realizzate altrove”.

Con i tagli previsti al personale “se Verdi chiede 12 viole, come pensano di eseguire la partitura con 4?”, domanda il violino Margherita Sina. “Pensano forse di farci amplificare? E’ una frode al pubblico, oltre che un’offesa ad un’arte tramandata da 500 anni. Noi lavoratori siamo disposti a lavorare e produrre di più. Ma se poi manca chi mandare in scena come facciamo? Il corpo di ballo, ad esempio, sta morendo: da 70 ballerini stabili siamo scesi a 12. Lo stesso vale per l’orchestra con una pianta organica di 117 professionisti ridotti a 90 scarsi. Qui il nome Teatro dell’Opera di Roma Capitale è solo un’etichetta”.

Con i tagli verrebbe a mancare l’organico in tutti i settori del Teatro, dall’orchestra ai macchinisti, in una situazione che, denunciano gli scioperanti, è già gravemente in bilico. “Da noi – dice Vincenzo Bolognese, primo violino di spalla – ci sono solo io nel mio ruolo di solista. E se mi viene un’influenza? A La Scala di Milano, per fare un esempio, sono in 3”. La richiesta di tutti è di un tavolo di confronto, che coinvolga tutti, con un piano aziendale preciso e definito. “Ma tutte le volte che lo abbiamo chiesto – dicono i lavoratori – il sovrintendente Fuortes non si è presentato. Noi continueremo a protestare e torneremo a scioperare, finché non risolveremo questa situazione”.

E allora andiamolo a sentire il sovrintendente. “Sono fiducioso – ha dichiarato Carlo Fuortes – che non ci saranno altre proteste sindacali a turbare il Festival di Caracalla e che prevarrà la ragionevolezza”. Presentando la prossima opera in cartellone, il Barbiere di Siviglia, al debutto il 23 luglio, Fuortes ha affermato che “non dovrebbero esserci problemi, anche con le due sigle sindacali che non hanno firmato l’accordo con la Fondazione. L’altra sera al Lago dei Cigni l’orchestra ha suonato ed è andato tutto bene, addirittura con un incasso record per la danza”.  All’ultimo sciopero  hanno aderito “39 professori d’orchestra su 95, e 23 cantanti del coro su 76: praticamente il 30%. Ci è dispiaciuto dare l’annuncio al pubblico in ritardo, ma solo all’ultimo minuto abbiamo potuto verificare i numeri di chi aderiva allo sciopero. Uno sciopero, peraltro, la cui dichiarazione è stata fatta in modo non formalmente corretto”.

Lo sciopero di Cgil e Fials, si legge in una nota del Teatro, “sono scelte di un gruppo assolutamente minoritario che però riesce a mettere in crisi lo spettacolo”. Anche la prima della Bohème, come si ricorderà, era andata in scena solo con il pianoforte. La conferma dello sciopero da parte di Cgil e Fials, prosegue la Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, “è una scelta ostinata, avvenuta nonostante la disponibilità da parte della direzione della Fondazione Teatro dell’Opera di firmare un accordo che rispondesse alla gran parte delle richieste e senza valutare gli effetti sulla delicata situazione economico-finanziaria del Teatro, dovute al vistoso disavanzo di bilancio lasciato dalle precedenti gestioni”.

Un’astensione dal lavoro, veniva sottolineato, ”che crea un fortissimo danno economico e di immagine con il vasto pubblico italiano e straniero che affolla Caracalla e ha prenotato da tempo. Sono scelte operate da un gruppo assolutamente minoritario che però riesce a mettere in crisi lo spettacolo voluto dalla maggior parte dei lavoratori del Teatro dell’Opera. Infatti, la Fondazione Teatro dell’Opera di Roma ribadisce che in data 8 luglio scorso è stato firmato l’accordo, previsto dalla legge 112, con le sigle sindacali Cisl e Uil, cioè con le sigle che rappresentano circa il 70 per cento degli iscritti ai sindacati, quindi la grande maggioranza dei lavoratori del Teatro dell’Opera”.

Nell’aspro confronto in atto tra le parti, si inserisce il sindaco Marino, secondo cui “il piano industriale proposto dal Sovrintendente e approvato dal Cda del Teatro è solido e affidabile e garantirà lo sviluppo futuro del Teatro dell’Opera, con un nuovo equilibrio economico-finanziario, più produttività senza licenziamenti e mobilità, senza intaccare gli stipendi dei lavoratori.

“Il programma della prossima stagione, approvato dal Cda con quattro mesi di anticipo rispetto al passato, è di grande prestigio e valore internazionale e aumenta la qualità e la quantità delle produzioni con cinque nuovi allestimenti. Le recite aumentano del 30% rispetto agli anni precedenti. Ho convocato per il 29 luglio un nuovo Cda nel quale valuteremo quanto sta accadendo”.

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