L’uso distorto del termine internazionalizzazione

Calenda_CarloNella caduta generale della domanda, l’export è l’unico volano per la crescita del paese

 

ROMA – Meraviglia che a confondere i due termini sia il vice ministro dello Sviluppo economico. Anche perché sotto la voce internazionalizzazione del nostro sistema economico da un po’ di tempo a questa parte si fa passare eufemisticamente la svendita dei nostri “gioielli” industriali a gruppi stranieri.

Altra cosa invece sono “i dati ISTAT sul commercio estero relativi al mese di maggio, che mostrano la nostra bilancia commerciale ancora in forte attivo nei confronti del mondo e   confermano che l’internazionalizzazione (!) continua ad essere l’unico vero volano di crescita per il Paese”,  commentati dal vice ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda.

“Il record storico di surplus commerciale italiano  – che ha superato per la prima volta nei primi cinque mesi dell’anno la soglia dei 14 miliardi di euro,  da confrontare con gli 8,2 miliardi di avanzo realizzati tra gennaio e maggio 2013 –  e il rinnovato successo dei prodotti italiani nei mercati maturi sono dati che indicano con chiarezza la strada da percorrere.

“Possiamo fare molto di più e costruire un piano di sviluppo per l’Italia che parta dal pieno utilizzo del potenziale della domanda internazionale delle nostre merci. Più imprese esportatrici, maggiore penetrazione – attraverso la grande distribuzione –  nei mercati maturi, inserimento di export manager nelle PMI e accrescimento del numero dei buyer e dei media stranieri alle nostre grandi iniziative fieristiche. Questi saranno alcuni dei punti del piano straordinario per il Made in Italy 2015 che il Governo italiano varerà a settembre, mettendo a disposizione, per la prima volta, risorse adeguate al nostro potenziale e in linea con quelle dei nostri concorrenti europei”, conclude il viceministro  Carlo Calenda.

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