Stadio della Roma, tanti se e tanti ma

Stadio_Roma_sliderEntro giovedì il Comune si pronuncerà sul progetto del nuovo stadio a Tor di Valle. Negata l’indifferibilità e l’urgenza dell’impiano

 

 

ROMA – Mancano ormai poche ore al verdetto del Comune di Roma sulla realizzabilità del nuovo stadio della Roma presentato dalla società Eurnova del gruppo Parnasi. Entro giovedì prossimo infatti la Conferenza dei servizi capitolina dovrà pronunciarsi su tutti gli elementi, diretti e indiretti, legati alla costruzione dell’opera.

Stando però ai segni premonitori, si può già escludere che il 31 luglio il progetto possa essere approvato così com’è, o al contrario bocciato integralmente. Il “chi va là” il Comune lo ha già posto  lo scorso 17 luglio, quando nell’incontro in Comune fra tutti gli assessori interessati (Giovanni Caudo per l’Urbanistica, Paolo Masini per i Lavori Pubblici, Luca Pancalli per lo Sport, Guido Improta per la Mobilità e Marta Leonori per le Attività Produttive) è stata esclusa l’applicabilità dei requisiti di pubblica utilità che il Campidoglio pretende per dare il via ai lavori, pur confermando l’assenso di massima all’impianto sportivo in sé.

Nel merito, le osservazioni e le riserve (che nella sentenza finale potranno tradursi in prescrizioni obbligatorie) riguardano diversi punti centrali del progetto. Ci sono innanzitutto i costi delle opere infrastrutturali necessarie al nuovo impianto che il Comune ritiene sottostimate di almeno un terzo. Se in Campidoglio avesse ragione quei costi per realizzare strade, fognature, trasporti, parcheggi e spazi verdi potrebbero aumentare dai 270 milioni di euro previsti dal progetto a 350 milioni.

Un altro nodo decisivo da sciogliere è quello dei parcheggi dello stadio, il cui numero sarebbe stato grandemente sottostimato (6mila posti auto per una stima di tre persone per veicolo), con il rischio di congestionare ulteriormente il traffico della Capitale. Un rischio reso ancora più concreto dal fatto che, secondo l’assessorato alla Mobilità, gli interventi di adeguamento delle strade di accesso allo stadio siano inadeguati e limitati solo alle zone immediatamente adiacenti all’impianto.

D’altronde è proprio sulle modalità di accesso allo stadio che si gioca un’altra delle partite più importanti: quella della metropolitana. L’assessore ai trasporti Guido Improta e il titolare dell’Urbanistica Giovanni Caudo sostengono la necessità di un collegamento del nuovo stadio alla rete metropolitana, ma al momento nel progetto non c’è nessuna traccia. Impossibile poi, per i costi proibitivi e per un numero di passeggeri già al limite, pensare di collegarsi alla fermata “Bologna” della Metro B o alla ferrovia Roma-Ostia Lido.

Così, di riserva in riserva, si arriva al cuore del problema relativo alle nuove costruzioni residenziali, commerciali e di servizi che dovrebbero sorgere intorno al nuovo stadio: 970 mila metri cubi per realizzare negozi, uffici e due hotel. Si tratta del cosiddetto “Quadro B”, accessorio al  “Quadro” generale composto da stadio, campi d’allenamento e palestre. In Campidoglio però più d’uno non vede certo di buon occhio questa colata di cemento, verso cui si sono sollevate voci contrarie a qualsiasi eventuale speculazione edilizia.

Ci si giustifica che le opere accessorie sarebbero necessarie per compensare gli alti costi di urbanizzazione del nuovo impianto. Una compensazione chefatto storcere il naso a molti. “Accanto al progetto per lo stadio sono spuntati uffici per 920 mila metri cubi, costruzioni turistico-alberghiere per 42 mila, ristoranti e bar per 62. Qui c’è un’operazione immobiliare da 700 milioni di euro dai contorni poco chiari”, ha spiegato Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente.

Le proteste hanno visto coinvolto anche il Movimento 5 Stelle, il cui gruppo in Campidoglio ha diffuso un comunicato che contesta che «l’equilibrio economico-finanziario dovrebbe essere raggiunto esclusivamente mediante l’implementazione di servizi ed attività accessorie, funzionali e pertinenziali alla struttura sportiva. In questo progetto detto equilibrio viene invocato, invece, per compensare l’enorme costo (270 milioni) delle opere d’urbanizzazione necessarie, a fronte di 340 milioni di costo dello stadio. Una follia!».

E poi ci sono le rimostranze dei rappresentanti politici locali, che puntano il dito sull’area. Da una parte giudicata instabile: il terreno sabbioso è stato negli anni trivellato da numerosi chilometri di pali in cemento per stabilizzare l’ippodromo. Dall’altra, la zona di Tor di Valle è giudicata poco salubre, soprattutto per la presenza dell’inceneritore Acea e dei suoi miasmi.

Che succederà dunque giovedì prossimo? Da tutto quanto sopra espresso più o meno apertamente, la soluzione più probabile al termine della Conferenza dei Servizi prevederebbe un’approvazione del progetto, sia pur con modifiche sostanziali, e un “no” secco alla proposta relativa al Quadro B. Una risposta che, se confermata, potrebbe togliere il sonno, non tanto ai tifosi giallorossi, quanto agli “stakeholder” del nuovo stadio.

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