Sinodo, cinque cardinali contro il Papa

cardinali_sliderIn un libro i cinque porporati contestano la tesi del “collega” Kasper che apriva ai divorziati risposati con rito civile


ROMA – Ha fatto molto rumore, non solo in Vaticano, la lettera con cui cinque cardinali si schierano contro l’apertura di Papa Francesco alla Comunione per i divorziati. “Non possumus”, dicono i porporati, ripetendo la famosa risposta di Papa Clemente VII alla richiesta di scioglimento del proprio matrimonio da parte di Enrico VIII.

La posizione dei “cinque” è contenuta in un volume molto atteso, soprattutto alla vigilia  dell’apertura del prossimo Sinodo dei vescovi sulla famiglia, che si intitola “Permanere nella verità di Cristo. Matrimonio e Comunione nella Chiesa cattolica”. E si contrappone in maniera netta e tranchant a quanto sostenuto nella relazione tenuta da un altro cardinale, Walter Kasper, su incarico di papa Francesco, davanti al Concistoro straordinario del 20 febbraio scorso. In quell’occasione Kasper aveva lanciato un appello affinché la Chiesa armonizzasse “fedeltà e misericordia di Dio nella sua azione pastorale riguardo ai divorziati risposati con rito civile”. Un punto focale del Concistoro, voluto da Bergoglio proprio in vista del Sinodo che si sta per aprire ad ottobre sulle “sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”.

I cinque cardinali sono: Gerhard Ludwig Müller, il «guardiano» dell’ortodossia cattolica, cioè il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, nominato da Papa Benedetto XVI, nel 2012, e fatto cardinale nel Concistoro di febbraio; Raymond Leo Burke, prefetto della Segnatura apostolica; Walter Brandmüller, presidente emerito del Pontificio Comitato di scienze storiche; Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna e uno dei teologi più vicini a san Giovanni Paolo II sui temi della famiglia; Velasio De Paolis, presidente emerito della prefettura degli affari economici.
La loro lettera rappresenta una netta chiusura (qualcuno dice una “sfida”) alle tesi del Pontefice. Il curatore del testo, Robert Dodaro, preside dell’Istituto patristico Augustinianum di Roma, alla fine della sua introduzione espone le conclusioni unitarie del gruppo: «Gli autori di questo volume sono uniti nel sostenere fermamente che il Nuovo Testamento ci mostra Cristo che proibisce senza ambiguità divorzio e successive nuove nozze sulla base del piano originale di Dio sul matrimonio disposto da Dio in Genesi 1,27 e 2,24″.

Poi la contestazione del punto centrale: “La soluzione misericordiosa al divorzio sostenuta dal cardinale Kasper non è sconosciuta nella Chiesa antica, ma di fatto nessuno degli autori giunti a noi e che noi consideriamo autorevoli la difende. Anzi, quando la accennano, è piuttosto per condannarla come contraria alla Scrittura. Non c’è niente di sorprendente in questa situazione: gli abusi ci possono essere occasionalmente, ma la loro mera esistenza non garantisce che non siano abusi, tanto meno che siano modelli da seguire”. E infine: “La pratica ortodossa orientale attuale della oikonomia (che ammette i fedeli divorziati alle seconde nozze religiose dopo un periodo di penitenza) ha origine per lo più nel secondo millennio, e sorge in risposta alla pressione politica degli imperatori bizantini sulla Chiesa”.

Non c’è dubbio che la “bomba” innescata dalla “banda dei cinque” farà un gran botto all’interno del prossimo Sinodo. Quanto rumore farà quel botto e in che misura sarà condiviso lo sapremo da qui a pochi giorni. C’è tuttavia un precedente che potrebbe dargli una carica “nucleare”. A febbraio scorso, in pieno Concistoro, il cardinale Camillo Ruini fece il conto dei pareri espressi sulla relazione del “collega” Kasper, che il Papa aveva lodato pubblicamente come un esempio di “teologia in ginocchio”. Il risultato di quel conteggio, secondo Ruini, fu sorprendente: 15 favorevoli e 85 contrari.

Se quelle posizioni dovessero essere confermate, nel Sinodo si avrebbe il risultato clamoroso di una bocciatura della tesi papale non solo sulla Comunione ai divorziati ma, più in generale, sull’adesione di Papa Francesco alla tradizione, sui suoi cattivi consiglieri e su un’interpretazione non ortodossa dell’insegnamento evangelico. Si capisce da qui perché l’attesa dell’apertura dell’incontro sinodale dedicato alla famiglia si carica di una suspence inattesa.

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