Lottomatica, prendi la licenza e scappa

Slot_machine_sliderAttraverso un percorso tortuoso, la società di De Agostini cambia pelle, nazionalità e azionariato

 

 

ROMA – Era il 2006 quando il Tar del Lazio intervenne a stoppare il progetto di fusione della società Autostrade con gli spagnoli di Abertis che l’Anas si apprestava ad approvare. Sull’operazione era già intervenuto il ministro delle Infrastrutture dell’epoca, Antonio Di Pietro, secondo il quale le decisioni assunte dal Tar sulla vicenda Autostrade “non erano una vittoria del Governo contro qualcuno, ma la base di regole da cui occorre partire per riprendere il dialogo”.

Quelle regole col tempo sono state in parte modificate dal legislatore, ma non il principio generale secondo cui non può che essere il titolare pubblico della concessione ad autorizzare modifiche sostanziali idonee a modificare il rapporto con il concessionario privato.

Sono passati otto anni, ma il tentativo di allora dei Benetton di appropriarsi di diritti propri dello Stato e disporne arbitrariamente si ripete oggi ad opera di De Agostini. Questa volta in ballo non ci sono più le autostrade nazionali, ma la torta sontuosa delle lotterie, del gratta e vinci e dei giochi di intrattenimento. Titolare di questo lucroso business, come si sa, è la società Lottomatica che si è  assicurata la concessione attraverso una gara pubblica del ministero delle Finanze (ora non si chiama più Lottomatica ma dall’anno scorso, dopo aver acquistato per 4 miliardi di euro il colosso americano delle scommesse Gtech Holdings Corporation, ne ha assunto la ragione sociale Gtech spa).

A luglio di quest’anno Gtech, società di diritto italiano leader mondiale nel settore del gioco regolamentato, ha comunicato di aver sottoscritto un accordo per la fusione con la società americana International Game Technology (Igt), a sua volta leader globale nel settore dei casinò e del social gaming con sede a Las Vegas, Nevada, Usa. Ai sensi di tale accordo, Igt e Gtech confluiranno in una holding di nuova costituzione di diritto inglese (NewCo), con sede legale a Londra e sedi operative a Roma, Las Vegas e Providence. La denominazione sociale di NewCo sarà modificata prima della data di efficacia della fusione.

Per rendere ancora più chiara (e inestricabile) la fuga del concessionario dall’Italia, ieri il Consiglio di amministrazione di Gtech SpA ha approvato un altro progetto di fusione transfrontaliera relativo all’incorporazione della stessa Gtech + Igt nella propria controllata di diritto inglese Georgia Worldwide Plc (NewCo).

Che ne è e soprattutto che ne sarà della licenza italiana per l’esercizio dei giochi e delle scommesse, che costituisce il più pregiato asset patrimoniale della ex Lottomatica? Non se ne parla nemmeno, se non di sfuggita in un breve comunicato in cui si dice che “la fusione è subordinata all’ammissione alla quotazione delle azioni NewCo al New York Stock Exchange e all’ottenimento delle autorizzazioni antitrust e di alcune autorità di vigilanza del settore del gioco(!)”.

In questa ardita costruzione a cui avranno lavorato i migliori avvocati e fiscalisti internazionali, la concessione dello Stato italiano ha un peso del tutto irrilevante. Secondo il sito lanotiziagiornale.it, la logica e il diritto amministrativo vorrebbero che, se il concessionario non è più quello originario, si debba procedere ad una nuova aggiudicazione. Pare che invece – sempre secondo la stessa fonte –  per scongiurare questo rischio mortale Gtech si sia limitata ad assumere un noto lobbista, Giuliano Frosini, che “in passato è stato a capo della ricca Fondazione Italianieuropei di Massimo D’Alema, guarda caso dello stesso partito e area del sottosegretario al Tesoro Claudio De Vincentis, lo stesso che adesso vigila sulle concessioni”. Ma De Vincentis è uomo d’onore e, rispondendo giorni fa ad un’interrogazione parlamentare, ha dichiarato che “il Mef verificherà la correttezza delle procedure”. E vorremmo vedere che non facesse nemmeno questo!

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