Eletto il Consiglio della Città Metropolitana

Palazzo_Valentini_sliderIl gioco di prestigio della trasformazione delle ex province. Aumentano i politici eletti dai loro colleghi

 

 

ROMA – Tutto cambia perché nulla cambi. Le province, cacciate dalla porta due anni fa, sono già rientrate dalla finestra. In realtà non se ne sono mai andate, visto che gli uffici hanno proseguito comunque il loro lavoro. Nei 10 principali capoluoghi, a cominciare da Roma Capitale, di fatto verrà cambiata soltanto la targa sulla porta, da Provincia a Città Metropolitana. ma i costi resteranno gli stessi e addirittura aumenteranno i politici coinvolti. In tutti gli altri comuni non ci sarà nemmeno il cambio del nome.

Solo la partecipazione democratica all’elezione dei “nuovi” istituti è pressoché annullata, dal momento che questi enti locali non sono eletti dai cittadini ma diventano “istituzioni di secondo livello”, dove i politici si eleggono tra di loro. A iniziare dalla ex Provincia di Roma, che ha appena nominato il nuovo Consiglio della Città Metropolitana.

Su ventiquattro consiglieri, sono stati eletti 14 rappresentanti del Partito Democratico, 4 di Forza Italia, 2 per M5S, 2 Ncd, 1 Fdi e 1 Sel. Erano 1.684 i sindaci e consiglieri dei 121 Comuni della provincia romana chiamati a eleggere tra loro il Consiglio della Città Metropolitana, il nuovo ente amministrativo che ricoprirà funzioni di area vasta e sarà guidato dal sindaco di Roma Capitale. Il record delle preferenze è andato a Mirko Coratti, presidente dell’Aula Giulio Cesare, con 5.888 voti.

Il Consiglio metropolitano, che sarà ospitato nell’attuale sede della Provincia, è composto da 24 membri di cui 11 espressione della Capitale e 13 dell’hinterland, ai quali va aggiunto il sindaco Marino, a cui spetta la scelta del vice sindaco. Su questo punto c’è tra chi sostiene che la poltrona debba spettare a un rappresentante della Provincia e chi invece sostiene che siano più importanti programmi, preparazione e soprattutto un rapporto di fiducia con Marino.

Ecco come sarà composto il Consiglio.

Partito Democratico: Mirko Coratti, Svetlana Celli, Marco Palumbo, Gianni Paris, Pierpaolo Pedetti, Orlando Corsetti, Dario Nanni, Antonio Stampete, Mauro Alessandri (Monterotondo), Michela Califano (Fiumicino), Danilo Sordi (Gallicano), Pasquale Boccia (Rocca di Papa), Massimiliano Borelli (Albano) e Federico Ascani (Ladispoli).
Forza Italia: Andrea Volpi, Massimiliano Giordani, Carlo Eufemi e Ignazio Cozzoli (Roma).
Nuovo Centrodestra: Alessandro Priori (Velletri), Marco Pomarici (Roma).
Movimento cinque stelle:Emanuele Dessì (Frascati) e Enrico Stefano (Roma).
Sinistra ecologia e libertà, la consigliera capitolina Gemma Azuni (Roma),
Fratelli d’Italia: Marco Silvestroni (Albano).

Siamo di fronte ad uno dei più spudorati “pateracchi” all’italiana. La vecchia Provincia di Roma contava un Consiglio composto da 45 consiglieri e una Giunta con almeno 12 assessori, più il Presidente. La Città metropolitana, invece, avrà un presidente (il sindaco di Roma), un vicepresidente, un Consiglio metropolitano formato da 24 consiglieri e una Conferenza metropolitana composta dai 120 sindaci dei comuni per “garantire la democraticità”. Non ci sarà Giunta, ma il nuovo Consiglio dovrà varare come primo atto, entro dicembre, lo statuto metropolitano. In buona sostanza da 131 i politici che siederanno a Palazzo Valentini diventano 144, a cui bisogna aggiungere il personale di segreteria di cui ognuno di loro deciderà di dotarsi.

Secondo la legge Delrio, gli incarichi sono tutti a titolo gratuito, ma “restano a carico delle Città Metropolitane gli oneri connessi con le attività in materia di status degli amministratori, relativi a permessi retribuiti, oneri previdenziali, assistenziali ed assicurativi”. Di fatto, tolto quello che è lo stipendio netto (1.400 euro al mese per i consiglieri), restano tutti i compensi, compresi i “permessi retribuiti”, ovvero il risarcimento che l’ente deve al datore di lavoro dei consiglieri per le giornate passate in Consiglio fra sedute e commissioni. Come la cronaca ha dimostrato, si tratta di cifre molto alte, che a volte hanno raggiunto anche i cinque zeri.

Intanto si riapre il giallo del trasferimento dei politici dal centralissimo Palazzo Valentini ad un grattacielo dell’Eur realizzato ad hoc. La nuova sede è costata 263 milioni di euro, acquistata dal gruppo Parnasi, lo stesso dello stadio dell’As Roma ed ex editore di Paese Sera. Gli uffici però sono ancora vuoti e la data del trasloco viene posticipata di sei mesi in sei mesi.

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