Berengo Gardin-Erwitt, un’amicizia in mostra

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I due maestri della camera oscura a confronto. Dalle immagini storiche degli anni ’50 fino ai lavori più recenti, la mostra racconta la storia di un forte legame professionale

 

ROMA – Non basta osservare, serve partecipare: solo così, prima con lo sguardo, poi con la macchina fotografica, si può cogliere ciò che il destino ti offre come un regalo. E’ proprio su questo terreno che si incontrano due tra i più importanti fotografi contemporanei, maestri dell’osservazione partecipata, Gianni Berengo Gardin ed Elliott Erwitt. Il loro lavoro è messo a confronto per la prima volta nella mostra “Gianni Berengo Gardin – Elliott Erwitt. Un’amicizia ai sali d’argento. Fotografie 1950-2014”, a cura di Alessandra Mauro, allestita a Roma, all’Auditorium Expo, dal 14 ottobre al 2 novembre e dal 18 novembre 2014 al 1 febbraio 2015.

“Non sono un artista, sono un fotografo che documenta la sua epoca. A Elliott mi accomuna questo, abbiamo la stessa concezione della fotografia”, dichiara all’Ansa Gianni Berengo Gardin, questa mattina all’anteprima della mostra, organizzata della Fondazione Musica per Roma in collaborazione con Contrasto e Fondazione Forma per la Fotografia. “L’ho sempre ammirato e siamo amici da anni, e poi è a lui che devo la mia evoluzione come fotografo”, spiega, ricordando quando, negli anni ’50 a Milano, rimase folgorato dall’esposizione di Erwitt The Family of Man. A colpirlo in particolare una fotografia, scattata a New York nel 1953, “che ritraeva sul letto la sua prima moglie, la figlia e il gatto: era un genere totalmente nuovo, così lontano dallo stile retorico a cui ci aveva abituato il fascismo. Io ero ancora un fotoamatore, per me fu un cambiamento totale nel modo di vedere le cose”, racconta.

Dalle immagini storiche degli anni ’50 fino ai lavori più recenti – il reportage sulla Scozia per Erwitt e quello sulle grandi navi in transito a Venezia per Berengo Gardin – la mostra evidenzia il dialogo mai interrotto tra i due fotografi, sia sul piano umano sia su quello professionale.

“Forse lui ha un approccio più ironico, io più da fotoreporter, ma la verità è che quello che ci unisce davvero è l’interesse per l’umanità”, spiega Berengo Gardin. Una passione per l’uomo che resta viva e inalterata negli anni per entrambi, nonostante le naturali differenze, con il fotografo americano più concentrato sulla realtà internazionale – si veda la serie di ritratti storici, da Jacqueline Kennedy al funerale del marito nel 1963 all’incontro tra Krusciov e Nixon a Mosca nel 1959, da Che Guevara a Grace Kelly a Marilyn Monroe – e con l’autore italiano focalizzato sul nostro Paese (dal reportage sull’istituto psichiatrico di Parma nel 1968 a quello sul campo nomadi di Palermo nel 1997).
Centoventi fotografie che mettono a confronto i due grandi maestri della camera oscura. Ma in mostra ci saranno anche i provini delle più importanti immagini dei grandi fotografi e una ricostruzione del loro studio: il luogo magico dove tutto avviene o meglio, tutto si rivela.

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