Italia-Cina, firmati 8 miliardi di accordi

Renzi_premier_cineseLa tigre asiatica consolida la sua presenza in settori strategici della nostra economia. Tutti gli accordi

 

 

ROMA – “La seconda riunione del business forum Italia-Cina produce venti intese. Il valore degli accordi supera gli otto miliardi di euro”. Questo l’annuncio di Matteo Renzi in conferenza stampa con il primo ministro cinese Li Kegiang, in visita ufficiale a Roma. A proposito del partenariato tra i due Paesi Renzi ha detto che “in questo momento l’attenzione degli investitori cinesi nel nostro Paese è molto forte e ne siamo ben felici. La Cina è per noi il secondo partner commerciale extraeuropeo dopo gli Stati Uniti, l’interscambio nel 2013 è stato di 32,9 miliardi di euro e nei primi sei mesi del 2014 l’export è cresciuto dell’8,3%. La partnership ha visto grandi progressi, ma possiamo fare molto di più e sono certo lo faremo”.

Continua quindi lo shopping della Repubblica cinese nel nostro Paese dopo l’acquisto del 40% di Ansaldo Energia da parte del colosso Shanghai Electric e soprattutto l’ingresso a fine luglio di State Grid Corporation of China in Cdp Reti con il 35% del capitale, pagato 2,1 miliardi di euro. E’ opportuno ricordare che la società della Cassa depositi e prestiti incorpora il 30% di Snam e il 29% di Terna, cioè le reti italiane di distribuzione dell’energia elettrica e del gas. E non è un accordo da poco: ai cinesi è riconosciuto il diritto di nominare 2 amministratori su 5 del Cda di Cdp Reti e 1 membro su 3 del collegio sindacale. Ma la cosa che più preoccupa, trattandosi di infrastrutture strategiche per il nostro Paese, è che alla società cinese è stato anche attribuito un non meglio specificato diritto di veto rispetto all’adozione, sia da parte del Cda che dell’Assemblea dei soci di Cdp Reti, “di alcune particolari delibere”. Come se non bastasse questa cessione di sovranità nei settori sensibili dell’energia, in queste settimane la Cassa sta procedendo con il processo di dismissione del restante 14% di Cdp Reti ad altri investitori istituzionali italiani, senza diritti di governance.

Nei commenti del giorno dopo, a parte un generico accenno ad alcune preoccupazioni americane, è tutta un osanna agli accordi sottoscritti, senza alcuna riflessione sulle questioni politiche e istituzionali che quegli stessi accordi comportano e la cui responsabilità compete unicamente a Palazzo Chigi e al ministero dell’Economia. Diversi addetti ai lavori hanno rimarcato come il tacito via libera politico arrivato dal governo alle varie aziende di Stato coinvolte si inserisce sulla grave omissione della presidenza del Consiglio sulla questione golden power, sotto cui ricadrebbero alcuni degli accordi firmati con i cinesi. Peccato che l’atteso decreto di attuazione della normativa che è subentrata alla golden rule non sia stato ancora firmato dal premier.

Vediamo comunque in dettaglio gli accordi firmati da Renzi e dal premier Li Kegiang.

Uno dei protocolli più significativi sottoscritti riguarda un’intesa tra Enel e Bank of China, in base alla quale la banca cinese garantisce al gruppo energetico linee di credito, prestiti e altri strumenti finanziari per un ammontare complessivo fino a un miliardo di euro nei prossimi cinque anni per sviluppare progetti del gruppo Enel sia in Cina che altrove.

Il Fondo Strategico Italiano e Cic International hanno poi sottoscritto un accordo per operazioni di investimento comune del valore massimo di 500 milioni di euro per ciascuno dei due istituti per sviluppare la cooperazione tra Italia e Cina. Le imprese interessate a investire saranno individuate da Gse e Zhenjiang che a loro volta hanno chiuso un accordo da 800 milioni di euro.

L’Ente nazionale italiano di unificazione (Uni) e Standards Administration of China (Sac) hanno firmato un pre-accordo in cui si stabiliscono accordi di collaborazione, scambi di informazione e attività di interesse comune tra i due enti nazionali di normazione per favorire gli scambi commerciali. Vale invece 3 miliardi l’intesa tra Cdp e China Development Bank per la cooperazione nello sviluppo di opportunità finanziarie, dalle pmi alle infrastrutture.

Tra M&G International e Anhui Guonzhen Group arriva una joint venture da circa 325mila dollari per la produzione di 235.000 litri all’anno di etanolo cellulosico di seconda generazione a partire da residui agricoli e un’altra da 250mila dollari per la costruzione di un impianto di co-generazione di energia e vapore.

Agusta Westland e Beijing General Aviation avvieranno una cooperazione strategica e un accordo di vendita per la fornitura di 50 elicotteri di vari modelli da destinare a compiti di pubblica utilità.. E ancora, tra MeinlBank/Sogeap, società gestione aeroporto di Parma, American Global Fund e Izp Technologies Group è stata concordata un’intesa da 40 milioni di euro per l’acquisizione della quota di maggioranza di Sogeap.

Silversea Cruise, del gruppo Lefebvre, e Icbc Financial Leasing collaboreranno per l’espansione della flotta di Silversea con finanziamenti per le nuove navi costruite da Fincantieri. Intesa Sanpaolo e Export-Import Bank of China firmano accordo strategico di collaborazione per lo scambio di prodotti meccanici, elettronici e tecnologici. Gli ultimi tre memorandum vedono come firmatari Invitalia e The Export Bank of China (promozione di investimenti cinesi in Italia), Twe Sistema Italia e West Hope Dekang Group (800 milioni di euro per investimenti nel settore agricolo) e Machinery e Zhejiang Rifa (accordo per acquisto di azioni).

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