Matera capitale della cultura per il 2019

Matera_sliderSette voti su 13: superate in finale Ravenna, Cagliari, Lecce, Perugia e Siena. L’impatto economico sul territorio

 

 

ROMA – “La designazione di Matera è un esempio di civiltà e riscatto che da Matera e dal Sud arriva all’Europa”. Così il sindaco di Matera Salvatore Adduce all’annuncio della designazione che ha fatto esplodere la festa in piazza San Giovanni, nel pieno centro storico della Città dei Sassi, dove in migliaia si sono ritrovati davanti al maxischermo per assistere in diretta al verdetto sventolando le bandiere con il logo “Matera 2019”.

Il titolo, oltre all’Italia, è stato assegnato anche a Plovdiv per la Bulgaria. Sotto il profilo procedurale, dopo l’accettazione formale del ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, a metà 2015 l’Unione Europea proclamerà ufficialmente Matera Capitale europea della Cultura 2019.
Matera ha avuto la meglio su una rosa di sei candidate che comprendeva anche Cagliari, Perugia-Assisi, Siena, Lecce e Ravenna. L’annuncio è stato fatto dal ministro Franceschini nella sede del dicastero di via del Collegio Romano assediata da delegazioni, giornalisti e fotografi.

Il verdetto è stato comunicato da Steve Green, presidente della Giuria internazionale di selezione composta da 13 membri (6 italiani e 7 stranieri), al Ministro Franceschini. Lo stesso Green e Karel Bartak della Commissione Ue hanno lodato la scelta, definendo tutte le città selezionate sinora come veri e propri “laboratori che possono far fiorire la cultura, l’industria, la creatività. Il criterio di scelta – hanno ricordato i due – è stata la partecipazione della città e dei cittadini, ma anche la buona governance e il retaggio che verrà lasciato. C’è stato un vincitore, certo, ma nessun perdente. Le città che non ce l’hanno fatta devono continuare a fare il meglio per la cultura, i valori e i principi in cui hanno creduto”.

Secondo alcuni osservatori, l’impatto economico di questo titolo sul territorio è valutabile in circa 30 milioni di euro. Il ministro Franceschini ha detto che comunque “il patrimonio degli interventi programmati dalle città non scelte sarà comunque recuperato nel programma Italia dell’Art Bonus, di recente approvato. Questa è stata un’esperienza formidabile per le sei città – ha poi aggiunto Franceschini – e molto importante per il Paese, perché il meccanismo di competizione e di selezione ha spinto a una cosa di cui c’è grande bisogno in Italia, cioè una programmazione complessiva. Le città hanno ragionato su un progetto a lungo termine in un insieme di eventi di restauro, recupero, proposte progettuali, che dimostrano che esattamente questa è la strada virtuosa da percorrere”.

Tanti, ovviamente, i messaggi di congratulazioni a Matera da parte delle autorità. “Sono certa che Matera attirerà ancora più visitatori dall’Europa e da tutto il mondo spinti dal desiderio di scoprire la città e la sua storia e di apprezzare la varietà culturale che rappresenta uno dei punti di forza del nostro continente”, ha affermato la Commissaria europea alla Cultura Androulla Vassiliou. “Sono orgoglioso per Matera capitale della cultura nel 2019. La mia gente ha dimostrato a tutti il potenziale ancora inespresso”, ha twittato il capogruppo degli eurodeputati socialisti e democratici, Gianni Pittella. E sempre su Twitter, il presidente del gruppo Pd alla Camera, il lucano Roberto Speranza, ha scritto: “Una notizia bellissima di cui mi sento orgoglioso. Bravissimo il sindaco Adduce ad averci creduto”.

Lo slogan scelto da Matera per la sua candidatura è stato “Open Future”. Perché, come ha scritto il comitato della località della Basilicata nel suo documento ufficiale, “tutti siamo ossessionati dall’eterno presente in cui siamo immersi, come se fosse impossibile guardare lontano ed impegnarsi per le generazioni future. Ma proprio una città antica come Matera può senza timore pensare ai tempi che verranno, tante le volte in cui si è riprogettata ed è uscita vincente dalla sfida con il tempo. Con molte altre piccole e medie città europee Matera ha condiviso lo stesso destino di area di consumo di prodotti provenienti dai grandi centri di produzione culturale. Negli ultimi anni, però, il quadro sta cambiando. Si fa strada un movimento che rimuove sistematicamente le barriere di accesso alla cultura: usa nuove tecnologie, adotta licenze aperte per rendere culturalmente ed economicamente sostenibile un modello in cui la produzione culturale è diffusa, orizzontale, partecipata”.

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