Sinodo, i tre punti della discordia

Vescovi_sliderNon si spengono gli echi del dibattito in seno al Sinodo. Il confronto tra “papisti” e “conservatori”

 

 

ROMA – L’eco della cerimonia di beatificazione di Paolo VI è stata sommersa dai commenti e dalle polemiche che hanno accompagnato la pubblicazione (fortemente voluta a sorpresa dal Pontefice in persona) dei voti raccolti dai 62 capitoli della Relatio Synodi. Anche se 59 di quei capoversi sono stati approvati con la maggioranza dei due terzi, tutta l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica mondiale si è concentrata sui  tre punti riguardanti i temi della comunione ai divorziati risposati e delle unioni omosessuali, che “non hanno raggiunto la maggioranza qualificata” ma solo “una maggioranza semplice”.

Questo significa, ha spiegato padre Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, che su questi argomenti non si è trovato un “consenso” largo e restano quindi questioni “aperte”, da sottoporre alla riflessione e all’approfondimento delle conferenze episcopali di tutto il mondo per i prossimi dodici mesi per approdare infine al Sinodo di ottobre 2015.

Queste in particolare le questioni controverse. Il capitolo 55, quello sulle unioni gay, ha incassato un elevato numero di “no”. I Padri sinodali hanno espresso 62 “non placet” sulla “attenzione pastorale verso le persone con orientamento omosessuale”. I “placet” invece, cioè i sì, sono stati 118. “Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”, afferma il punto 55 della Relatio Synodi , il documento finale. “Gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza”, puntualizza tuttavia il documento.

A incassare un alto numero di «no» anche l’invito all’approfondimento sull’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati. La questione, al punto 52 del documento, ha registrato 74 «non placet», contro 104 voti positivi. È sempre sulla controversa questione dell’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati il punto 53 della relazione: in questo caso si chiede di approfondire se optare per la comunione spirituale o per quella sacramentale. Voti a favore: 112. Contrari: 64. Anche in questo caso è dunque mancata la maggioranza qualificata.

Al termine dell’Assemblea straordinaria sulla famiglia papa Francesco nel discorso ai Padri sinodali ha evidenziato che “mi sarei molto preoccupato e rattristato se non ci fossero state queste tentazioni e queste animate discussioni; questo movimento degli spiriti, come lo chiamava Sant’Ignazio, se tutti fossero stati d’accordo o taciturni in una falsa e quietista pace. Invece ho visto e ho ascoltato – con gioia e riconoscenza – discorsi e interventi pieni di fede, di zelo pastorale e dottrinale, di saggezza, di franchezza, di coraggio”. Francesco dice di avere sentito che “è stato messo davanti ai propri occhi il bene della Chiesa, delle famiglie e la suprema lex. E questo senza mettere mai in discussione le verità fondamentali del Sacramento del Matrimonio: l’indissolubilità, l’unità, la fedeltà, l’apertura alla vita”. La Chiesa, ha detto il Papa, “non guarda l’umanità da un castello di vetro per giudicare o classificare persone”.

E’ dunque prematuro qualsiasi giudizio definitivo sull’orientamento della Chiesa in merito a problemi controversi in seno alla famiglia del XXI secolo. Certo è che il Sinodo delle scorse due settimane, al di là degli schieramenti contrapposti tra “papisti” e “conservatori”, ha fatto emergere correnti di pensiero e opinioni diverse che forse lo stesso papa pensava di poter comporre attraverso un uso prudente ed edulcorato della posizione ecclesiale sui temi più spinosi.

Non è stato così ed ora il confronto si presenta a tutto campo. Il commento più intelligente è apparso quello di Massimo Franco che sul Corriere della Sera ha sostenuto che la discussione in seno al Sinodo ha sancito la fine di un papato, “quello spettacolare, mediatico, acclamato dalle folle. Ed è cominciata una fase nuova, che archivia, se non gli equilibri, almeno gli umori del Conclave. E apre un pontificato meno scintillante e più drammatico, sofferto: più autentico”.

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