Paolo Gentiloni dal cilindro alla Farnesina

Gentiloni_sliderDopo la bocciatura di Napolitano, il premier tira fuori dal cilindro il nome dell’ex portavoce di Rutelli. I commenti sui social

 

 

ROMA – Dal non facile incontro di ieri al Quirinale tra Renzi e il Capo dello Stato l’aut aut era stato chiaro: fare presto e niente dilettanti o giovani promesse a guidare la nostra politica estera in frangenti geopolitici tra i più burrascosi. E’ così che il premier, sordo ai richiami persino di Napolitano (“Quando si aprono le grosse crisi internazionali sembra che alcuni leader non abbiano nemmeno una conoscenza adeguata neanche dei precedenti storici”) , ha scelto a sorpresa un nome nella rosa dei “fedelissimi”.

Quello di Paolo Gentiloni infatti non era mai uscito nel totonomine di questi giorni. Si parlava della  trentaduenne parlamentare milanese Lia Quartapelle, sulla quale Renzi puntava molto; era in corsa l’ambasciatrice Elisabetta Belloni, attuale responsabile alle risorse umane della Farnesina; in corsa fino all’ultimo è stata Marta Dassù, ex vice ministro degli Esteri del governo Letta, che oggi siede nel cda di Finmeccanica. Ma nessuna delle tre ha superato l’esame del Quirinale: una troppo giovane e inesperta, l’altra “troppo tecnica e poco politica”, la terza troppo amica di Massimo D’Alema e Giuliano Amato.

Così in gara sembrava essere rimasto solo Lapo Pistelli, gradito a Napolitano, attuale vice ministro degli Esteri, come lo era stato nel precedente governo Letta con Emma Bonino, insomma un expertise di rapporti internazionali di tutto rispetto. Ma con un grave handicap che in pochi avevano considerato: essere stato in un certo senso il padre putativo di Matteo Renzi ai tempi della Margherita e successivamente averlo sfidato alle primarie di sindaco di Firenze nel 2009 e aver perso. Conoscendo il carattere cinico e vendicativo del presidente del Consiglio, queste sono colpe (o debiti di gratitudine) imperdonabili.

Così da Palazzo Chigi, dopo un giro di telefonate accompagnato da una serie di colloqui con i fedelissimi del “giglio magico”, l’altra notte la scelta è caduta su Paolo Gentiloni. Un nome che già girava ai tempi della nascita del governo Renzi per il dicastero dello Sviluppo economico ma venne scartato per tenere insieme le svariate anime dei democratici. Ma in questo caso “Paolo è un nome che non scontenta nessuno”.

Non sembra questo un titolo sufficiente per fare il ministro degli Esteri. Ma nell’era di Renzi non si richiedono particolari attributi o competenze, basta essere fedeli al capo e godere della sua fiducia. Gentiloni, sotto questo profilo, ha le carte in regola: ex portavoce di Rutelli, è già stato ministro delle Comunicazioni ed è  attualmente membro della Commissione Esteri. E’ vero, non ha nessuna esperienza in campo internazionale, ma che fa, dopo la marcia trionfale della Mogherini “il nome di Paolo va più che bene”. E lui deve essere considerato un renziano”ante marcia”, avendo partecipato alla Leopolda fin dal 2011 ed essendo stato  tra i primi a diffondere il verbo dell’ex primo cittadino di Firenze. Insomma, quello di oggi è un atto riconoscenza nei confronti di un nome di cui Renzi si fida ciecamente “a prescindere”, come dimostrano tutte le scelte fatte dal premier dall’inizio del mandato in cui i fedelissimi della prima ora, fatta eccezione per Matteo Richetti, sono stati premiati con incarichi di rilievo.

Se dunque la fedeltà è l’unica regola di selezione della classe dirigente in quest’Italia mediocre e prona (senza nulla togliere alla rettitudine e al curriculum di Gentiloni), almeno il Paese sembra ancora vivo e capace di reagire, come i sociale network di queste ore dimostrano: “Mamma mia, Addirittura il manuale Cencelli per la diplomazia internazionale! Come siamo caduti in basso”, “#renzi è come #galliani, lui parla tanto di #rottamazione, ma poi prende sempre vecchi giocatori a  #parametrozero”, “Per il nuovo ministro degli Esteri @PaoloGentiloni i palestinesi sono uccisi da #Hamas, non da #Israele”, “#Gentiloni è il nuovo ministro degli Esteri. Io però avevo scelto il dolcetto”, “E ora #Rutelli al Quirinale! (Gianni Cuperlo)”, “Giusto. Come Mussolini con Starace”, “Uno che all’estero non è stato manco in vacanza” (Dagospia)

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