Presentato il X Rapporto Federculture

Fori_imperiali_sliderLa spesa italiana per la cultura non supera il 2% del bilancio. Gli interventi di Grasso e di Franceschini

 

 

ROMA – E’ stato presentato questa mattina a Roma, nella Sala Capitolare del Senato della Repubblica presso il chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva, il X Rapporto annuale 2014 di Federculture centrato sul tema “Una nuova politica per la cultura. Le scelte da assumere”. Oltre al presidente del senato Grasso e al sindaco di Matera, città designata capitale europea della cultura 2019, sono intervenuti il presidente di Federculture, Roberto Grossi, il ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, la presidente della Commissione Cultura del Parlamento europeo, Silvia Costa, e l’amministratore delegato della Fondazione “Musica per Roma”, Carlo Fuortes.

Secondo un rituale che si ripete ormai da anni, anche stamattina l’accento è stato posto sulla spesa italiana per la cultura che costituisce lo 0,2% del bilancio statale. Dal 2004 ad oggi le risorse stanziate per il finanziamento del Mibact sono state ridotte del 27,4%, passando da 2.197 milioni di euro del 2004 a 1.595 nel 2014. Nella legge di stabilità per il triennio 2014-2016 si prevede uno stanziamento medio pari a 1.527 milioni di euro, con un calo ulteriore del 3,1%. Questi alcuni dati che emergono dal Rapporto Federculture 2014. Sul fronte delle sponsorizzazioni a favore di cultura e spettacolo, se nel 2013 c`è una leggera ripresa (159 milioni, +6% rispetto al 2012), nel lungo periodo, tra il 2008 e il 2013, si evidenzia un calo del 41%.

Il numero medio di visite ai luoghi della cultura comunali nel periodo che va dal 2008 al 2013, mostra una tendenza alla crescita di poco inferiore al 30%. Sembra indubbio che la capacita di attrazione di questo sistema culturale sia in una fase di solida crescita, come si rileva anche dal confronto con la dinamica degli ingressi ai luoghi della cultura statale. Si osserva infatti come la performance dei siti comunali sia risultata decisamente migliore: tra il 2008 e il 2013, i siti statali hanno infatti fatto registrare un incremento dell`8,3%, largamente inferiore rispetto a quello registrato per i siti comunali considerati.

“Fondamentale risulta il maggiore coinvolgimento dei privati. È doveroso superare il binomio tra tutela e valorizzazione che finora è stato connotato da una caratterizzazione ideologica ormai stantia e inattuale”. Queste le parole del ministro dei Beni Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, intervenendo alla presentazione del Rapporto Federculture 2014. “Questo è un campo in cui vigono ancora molti, troppi tabù, nella gran parte dei casi – sottolinea – smentite dai fatti. Esistono infatti molti esempi di buona offerta culturale, di eccellente gestione pubblica e virtuoso rapporto tra pubblico e privato, che dimostrano quanto sia possibile collaborare per il migliore interesse nel nostro patrimonio”.

Il presidente del Senato, Pietro Grasso, si è detto “convinto che il nostro patrimonio culturale sia una leva fondamentale per la ripresa economica. Il nostro Paese ha le risorse e le capacità per elaborare un nuovo paradigma di crescita che metta al centro la cultura, la valorizzazione del patrimonio artistico e paesaggistico, il turismo. L’Italia deve imparare a riscoprire nella propria identità le risorse strategiche per riconquistare competitività sul piano industriale anche nel settore culturale. Non è casuale – aggiunge Grasso – che proprio l`art. 9 della nostra Costituzione parli insieme di sviluppo, cultura, ricerca e tutela del patrimonio. L’Italia è un Paese `fondato sulla bellezza`: siamo al primo posto per numero di siti (49) protetti dall’Unesco, per numero di edifici storici, musei, teatri. Eppure, allo stesso tempo, l’Italia è nettamente al di sotto della media europea in termini di incidenza percentuale della spesa dedicata al settore `ricreazione e cultura` sul totale dei consumi. I dati Istat diffusi nel febbraio 2014, e riferiti al 2011, pongono infatti l`Italia al 21° posto nella classifica dei Paesi europei (guidata dalla Finlandia).

Le famiglie italiane – sottolinea Grasso – hanno destinato alla cultura il 7,3% della propria spesa, a fronte dell`8,8% della media europea. Preoccupa inoltre la tendenza, già fotografata dal Rapporto Federculture dello scorso anno, che testimonia, nel 2012, dopo un lungo trend di crescita costante durato oltre dieci anni, un significativo calo della spesa per cultura e ricreazione delle famiglie italiane, pari addirittura al 4,4%”.

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